{"id":83,"date":"2013-10-20T08:56:37","date_gmt":"2013-10-20T06:56:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ilcittadinoonline.it\/cronache-dal-medioevo\/2013\/10\/20\/quando-nacque-la-porta-romana\/"},"modified":"2013-10-20T08:56:37","modified_gmt":"2013-10-20T06:56:37","slug":"quando-nacque-la-porta-romana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ilcittadinoonline.it\/cronache-dal-medioevo\/quando-nacque-la-porta-romana\/","title":{"rendered":"Quando &quot;nacque&quot; la Porta Romana"},"content":{"rendered":"<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><strong>di Augusto Codogno<\/strong><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\">SIENA. Alla fine del XIV secolo, anche l&rsquo;ultimo pezzo del circuito delle mura di Siena, fu concluso. Con il pezzo che da Porta Ovile andava verso Porta Pispini si inglob&ograve; finalmente, come era intenzione degli ideatori, anche la Basilica di San Francesco. Da allora fino ad oggi il perimetro &egrave; rimasto invariato e lo si pu&ograve; ammirare, nei suoi quasi sette chilometri, senza interruzione. Le Porte che si aprivano sulle questo ultimo circuito erano 15 e questo &egrave; l&rsquo;elenco esatto andando in senso orario: PORTA ROMANA; PORTA GIUSTIZIA; PORTA TUFI; PORTA DELLE SPERANDIE; PORTA SAN MARCO; PORTA LATERINA; PORTA FONTEBRANDA; PORTA S. PROSPERO ESTERNA; PORTA PESCAIA, PORTA BARTOLOMEO GUERRA; PORTA CAMOLLIA; PORTA MONTE GUATIANO (o GUATIANI); PORTA CAMPANSI; PORTA SAN LORENZO;  PORTA OVILE.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\">Alcune di queste per&ograve;, furono con il tempo murate, come Porta Monte Guatiani, Porta di Campansi, Porta Giustizia, Porta delle Sperandie e Porta Bartolomeo Guerra, ma ancora oggi sono ben visibili e facilmente rintracciabili. Due di queste per&ograve;, ed esattamente Porta S. Lorenzo e Porta S. Prospero esterna, non esistono purtroppo pi&ugrave;. La prima era localizzata nel pezzo di muraglia conosciuta come &ldquo;Barriera di S. Lorenzo&rdquo; o pi&ugrave; comunemente &ldquo;Le Lupe&rdquo; ed &egrave; anche immortalata in qualche vecchio dipinto ed in alcune piantine di fine 1500. L&rsquo;altra scomparve quando venne eliminato il pezzo di muraglia che chiudeva le mura provenienti da san Domenico con la Fortezza medicea, all&rsquo;altezza di quella che i senesi chiamano &ldquo;edicola di San Prospero. Quest&rsquo;ultimo accesso non va confuso con il pi&ugrave; antico passaggio denominato &ldquo;Sportello di San Prospero&rdquo;, di cui tratteremo prossimamente. Tutte le altre sono rimaste in piedi, senza subire consistenti mutamenti, fino ad oggi. In seguito ci occuperemo anche delle porte pi&ugrave; antiche che, con il perfezionamento dell&rsquo;ultima cinta, rimasero all&rsquo;interno, perdendo spesso importanza e finendo a volte per diventare semplici archi e a volte scomparendo nelle mura di qualche palazzo. Per ora andiamo sul &ldquo;pi&ugrave; facile&rdquo;, cio&egrave; su quello che anche al giorno d&rsquo;oggi &egrave; di facile testimonianza.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\">La Porta Romana fu incominciata nell&rsquo;Agosto del 1327, su un progetto definito una decina d&rsquo;anni prima. Il Comune di Siena infatti, gi&agrave; nel 1310, aveva provveduto a modificare la strada romana (o Francigena), nel tratto che usciva da Porta S. Maurizio (attuale Arco omonimo) e tramite il tratto denominato Borgo della Maddalena, arrivava fino al Convento detto delle monache di Santa Maria degli Angeli detto &ldquo;il Santuccio&rdquo;.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\">Nel 1313, sempre il Comune di Siena, aveva acquisito dal Convento di San Barnaba detto &ldquo;delle Fratelle&rdquo;o anche delle &ldquo;Bacucche&rdquo; (noto fin dal 1208), per la somma di 225 lire, il terreno su cui sarebbe stata edificata la nuova porta chiamata al tempo di &ldquo;San Martino&rdquo;. Il disegno fu commissionato agli architetti Giovanni d&rsquo;Agostino e Agnolo di Ventura. I lavori terminarono nel Maggio 1329. Nonostante i lavori di quella che poi verr&agrave; definitivamente chiamata &ldquo;Porta Romana&rdquo;, fossero finiti, le mura che la collegavano, da un lato a Porta Giustizia e di conseguenza a Porta Tufi e dall&rsquo; altro a Porta S. Eugenia o Porta San Viene (Porta Pispini), durarono ancora diversi anni e almeno fino al 1346.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\">Quella che fu definita dai cronisti del tempo &ldquo;grande e bella, di gran difitio pi&ugrave; che porta che sia in Italia&ldquo; (Cronache di Sigismondo Tizio), diverr&agrave; poi negli anni successivi ancora pi&ugrave; bella ed ornata.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\">Tra il 1346 e il 1363, sul terreno ancora spettante alle Monache di Santa Barnaba, Francesco di Niccolaccio Petroni  edificher&agrave; un monastero dedicato a S. Niccol&ograve;, ancora presente nell&rsquo;interno dei possedimenti attualmente spettanti all&rsquo;Ospedale Psichiatrico.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\">La grandiosa pittura, rappresentante &ldquo;Nostra Donna&rdquo; fu commessa nel 1416 al celebre pittore senese Taddeo di Bartolo, ma egli, appena incominciato il lavoro, fu colto da morte. Nel 1447 fu commessa ad altro celebre pittore, cio&egrave; Maestro Stefano di Giovanni di Consolo detto &ldquo;il Sassetta&rdquo;, ma anche lui mor&igrave; tempo due mesi per polmonite.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\">Poich&eacute; nel 1450 ricorreva il Giubileo e la Via veniva percorsa dai pellegrini che si recavano a Roma, i governatori assegnarono l&rsquo;ultimazione dell&rsquo;opera pittorica, in tutta fretta, al senese Sano o Ansano di Pietro che riusc&igrave; a terminarla a fine 1449, giusto in tempo per l&rsquo;anno santo. Quest&rsquo;opera ebbe un tale ed unanime consenso tra i senesi che Sano di Pietro fu da allora appellato anche &ldquo;Ansano dalla Porta Nuova&rdquo;. Sotto di essa, Nicol&ograve; Borghesi, celebre letterato e suocero di Pandolfo Petrucci (poi dallo stesso Pandolfo fatto uccidere), vi fece iscrivere, nel 1500, la celebre dedica &ldquo;O REGINA PATRIS SUMMI DIGNATA CORONA PERPETUO SENAM RESPICE VIRGO TUAM&rdquo;.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\">Nel 1467\/1468 fu fatta petizione al Concistoro perch&eacute; fossero poste ai lati di detta porta due lupe in marmo e furono fatte dallo scultore Giovanni di Stefano che secondo alcuni non era altro che il figlio del Sassetta pittore.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\">Nel 1552, il giorno 27 Luglio, la Porta Romana fu incendiata dai senesi per far entrare i congiurati in aiuto della sommossa antispagnola che si comp&igrave; poi con l&rsquo;effettiva cacciata degli stranieri. Tre anni dopo, con la caduta della Repubblica, Cosimo de&rsquo; Medici, vincitore, fece apporre sotto il dipinto, lo stemma della sua famiglia (quello con le famose palle) e la scritta &ldquo;COSIMUS MEDICES FLORENTIAE ET SENARUM DUX II&rdquo;. Durante la dominazione granducale, furono demoliti sia il camminamento di ronda, originariamente presente, le cosiddette merlature ed altre opere belliche che nel corso del periodo dell&rsquo;assedio di Siena (fino al 1555) vi erano state costruite a scopo difensivo.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\">Nel 1932 un grandioso restauro e lo spostamento dello stemma mediceo, che ora &egrave; posto lateralmente, permise di ripristinare la grandezza originale della struttura architettonica.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Augusto Codogno SIENA. Alla fine del XIV secolo, anche l&rsquo;ultimo pezzo del circuito delle mura di Siena, fu concluso. 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