{"id":55,"date":"2013-08-19T09:29:46","date_gmt":"2013-08-19T07:29:46","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ilcittadinoonline.it\/cronache-dal-medioevo\/2013\/08\/19\/storia-e-curiosit-su-san-bernardino-da-siena\/"},"modified":"2013-08-19T09:29:46","modified_gmt":"2013-08-19T07:29:46","slug":"storia-e-curiosit-su-san-bernardino-da-siena","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ilcittadinoonline.it\/cronache-dal-medioevo\/storia-e-curiosit-su-san-bernardino-da-siena\/","title":{"rendered":"Storia e curiosit&agrave; su San Bernardino da Siena"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: justify\"><strong>di Augusto Codogno <\/strong><br \/>SIENA. (<em>Prima puntata<\/em>) San Bernardino da Siena nacque l&rsquo;8 Settembre del 1380 a Massa Marittima da nobile famiglia. Suo padre fu Albertollo degli Albizzeschi, di origini senesi e per lungo tempo governatore di questa citt&agrave; maremmana, allora compresa nel territorio della Repubblica di Siena. Sua madre fu Raniera degli Avveduti, anch&rsquo;essa nobile. Per sua sfortuna, rimase orfano in tenera et&agrave; (sei anni) e fu rallevato dagli zii, che lo educarono secondo i migliori canoni cristiani dei tempi. Nonostante non si fosse ancora avvicinato alla fede in modo netto, non poco devono aver influenzato le sue future scelte la cugina Tobia (terziaria francescana) e la zia Bartolomea (terziaria domenicana). Ad undici anni fu portato a Siena dallo zio che lo introdusse agli studi di Grammatica, Retorica, Lettura di Dante e dal 1396 al 1399 studi&ograve; Giurisprudenza nell&rsquo;Universit&agrave; cittadina dove consegu&igrave; il Dottorato in Filosofia e Diritto. A 18 anni entr&ograve; nella Confraternita dei Disciplinati del S. Maria della Scala con altri giovani coetanei che si occupavano di opere di carit&agrave; e che si riunivano intorno alla mezzanotte nella cappella sotto l&rsquo;antico spedale. <br \/>Nel 1400, in occasione dell&rsquo;ennesima epidemia di peste che colp&igrave; la citt&agrave;, ebbe l&rsquo;occasione di vedere l&rsquo;enorme devastazione portata da questo flagello e decise di intervenire in prima persona. Bernardino, insieme ad altri suoi confratelli, offr&igrave; la sua opera di assistenza fino all&rsquo;inizio dei mesi invernali, quando l&rsquo;epidemia cominci&ograve; a scemare. Durante questo suo periodo in aiuto degli ammalati, contrasse anch&rsquo;egli la peste e trascorse quattro mesi tra la vita e la morte, ma riusc&igrave; a superare la malattia. Probabilmente fu questa drammatica esperienza a far maturare in lui l&rsquo;idea di entrare in un ordine religioso e nel 1402 scelse definitivamente di intraprendere il noviziato nel Convento di S. Francesco di Siena. I primi anni fu mandato in un convento sopra a Seggiano (Monte Amiata), dove divenne sacerdote (1404) e celebr&ograve; la sua prima messa. Nel 1405 fu nominato dal Vicario dell&rsquo; Ordine francescano &ldquo;predicatore&rdquo; con l&rsquo;ordine di rientrare a Siena. Dopo un po&rsquo;, da Siena and&ograve; con qualche compagno nel piccolo romitorio di Sant&rsquo;Onofrio sul colle della Capriola di fronte alla citt&agrave; dove rimase per 12 anni, dedicandosi agli studi dei grandi teologi, in special modo francescani. <br \/>In quegli anni, a stretto contatto con il mondo contadino, del commercio e della mercatura, affin&ograve; l&rsquo;arte del parlare con la gente comune ed i metodi migliori per far comprendere la parola di Dio a chiunque in modo semplice. Egli comprese che tutto ci&ograve; era semplificato utilizzando espressioni, immagini vivaci e aneddoti in grado di colpire l&rsquo;attenzione della gente, a cui affibbiava soprannomi nelle loro attivit&agrave; e stile popolano di vivere, per farli divertire. Ad esempio la massaia disordinata era &ldquo;madama Arrufola&rdquo; e la giovane che &lsquo;balestrava&rsquo; con occhiate languide i giovani dalla sua finestra, era &ldquo;monna finestraiola&rdquo;. Una malattia alle corde vocali rese per due anni la sua voce molto fioca ma, quando Bernardino stava per chiedere di essere esonerato dalla predicazione, gli torn&ograve; inaspettatamente molto pi&ugrave; limpida di prima. Nel 1417 fu nominato Vicario della provincia di Toscana e si trasfer&igrave; a Fiesole, dando un forte impulso alla riforma in atto nell&rsquo;Ordine Francescano e cominciando a predicare per le citt&agrave; italiane del centro nord con grande affluenza di pubblico. Dovunque si recava, arrivavano fedeli in massa e si riempivano le piazze per ascoltarlo. <br \/>Nella sua prima predicazione nella citt&agrave; di Milano,  espose per la prima volta alla venerazione dei fedeli, la tavoletta con il trigramma da lui ideato. Come gi&agrave; ad altri importanti predicatori, a Bernardino fu particolarmente caro il tema della &ldquo;riconciliazione&rdquo;e della risoluzione di contese. Predic&ograve; a Venezia, Belluno, Ferrara, gir&ograve; tutta la sua Toscana a piedi. Egli fu uno dei primi ad affrontare le nuove tematiche economiche, a condannare la pratica dell&rsquo;Usura&rdquo;, ad affrontare le problematiche legate all&rsquo;etica del commercio, aella determinazione del valore e del prezzo delle merci, alla &ldquo;propriet&agrave; privata&rdquo;. <br \/>Difese ad oltranza il &ldquo;lavoro onesto&rdquo; facendo notare che il commercio, pu&ograve; venire praticato in modo lecito o illecito, come tutte le altre occupazioni e non &egrave; necessariamente fonte di dannazione. Per essere onesto, sostiene Bernardino, l&#8217;imprenditore dev&#8217;essere dotato di quattro grandi virt&ugrave;: efficienza, responsabilit&agrave;, laboriosit&agrave;, assunzione del rischio. I guadagni che derivano ai pochi che hanno saputo attenersi a queste virt&ugrave; sono la giusta ricompensa per il duro lavoro svolto ed i rischi corsi. Gli ambienti degli usurai e quello delle case da gioco, ovviamente gli si dimostrarono particolarmente ostili, ma anche alcuni ordini religiosi non lo vedevano di buon occhio tanto da far intentare contro almeno tre processi per &ldquo;Eresia&rdquo;. <br \/>Il pi&ugrave; famoso di questi si tenne a Roma nel 1427, e Bernardino pass&ograve; al vaglio della &ldquo;Santa Inquisizione&rdquo;. Fu completamente prosciolto dall&#8217;accusa anche grazie al teologo <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Paolo_da_Venezia\">Paolo da Venezia<\/a> che scrisse in suo favore un trattato di difesa. <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Papa_Martino_V\">Papa Martino V<\/a>, che lo conobbe durante il processo, ne fu molto impressionato, apprezzandone <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Spiritualit&agrave;\">spiritualit&agrave;<\/a> ed eloquenza, e gli chiese di predicare anche a Roma. Il frate accolse l&rsquo;invito e vi predic&ograve; per 80 giorni consecutivi, dedicandovi  un impegno particolarmente attento: scriveva e riscriveva i suoi discorsi prima di arrivare sul <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Pulpito\">pulpito<\/a>, sino ad essere certo della loro validit&agrave;. Il <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Papa\">Pontefice<\/a> rimase entusiasta e volle nominarlo &ldquo;<a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Predicatore_della_Casa_Pontificia\">Predicatore della Casa Pontificia<\/a>&rdquo;, ma Bernardino rifiut&ograve; per <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Umilt&agrave;\">umilt&agrave;<\/a>, cos&igrave; come aveva pi&ugrave; volte rifiutato l&rsquo;incarico di Vescovo. Nel 1437 divenne &ldquo;Vicario Generale&rdquo; dell&#8217;ordine degli osservanti e nel 1438 di tutti i i francescani italiani. Non smise mai di dedicarsi, nonostante questi incarichi, all&rsquo;evangelizzazione e nel 1444, pur essendo molto malato, su invito del vescovo Amico Agnifili, si rec&ograve; a L&rsquo;Aquila, per tentare di riconciliare due fazioni che in citt&agrave; si affrontavano apertamente. Mor&igrave; il 20 Maggio in questa citt&agrave; e si racconta che la bara continu&ograve; a gocciolare sangue fino a quando le due fazioni non si furono riappacificate. Fu canonizzato nel 1450 per opera di papa Niccol&ograve; V. Dopo, il culto del Santo si diffuse in modo esponenziale e il Santo fu dipinto dai pi&ugrave; illustri artisti come Andrea Mantegna, Perugino, Pinturicchio. Numerosissime furono poi le chiese e gli oratori a lui dedicati. Nel 1426 (secondo altre fonti nel 1427), tenne nella sua Siena un ciclo di sermoni, (predic&ograve; tutti i giorni per sette settimane a partire dal XV Agosto). Le sue messe cominciavano all&rsquo;alba in Piazza del Campo, luogo di Siena scelto dal Comune per poter contenere l&rsquo;enorme folla ed il pubblico veniva diviso a met&agrave; da un telone in modo che gli uomini fossero da una parte e le donne dall&rsquo;altra, onde evitare che con gli sguardi i giovani si distraessero dall&rsquo;argomento. <br \/>Questi sermoni,  raccolti con il titolo &ldquo;Le prediche di San Bernardino da Siena&rdquo; ci sono pervenuti grazie alla fedele trascrizione di un appassionato (forse su commissione), tale Benedetto di Maestro Bartolomeo. Questi riusciva ad annotare le parole di Bernardino senza perdere una parola e lo faceva con una fedelt&agrave; e velocit&agrave; tale, da far pensare inizialmente che usasse un metodo simile alla pi&ugrave; moderna &ldquo;stenografia&rdquo;. Non sappiamo di preciso se il metodo adottato dal senese Benedetto, in arte cimatore di panni, sposato con figli, fosse una specie di sistema &ldquo;tachigrafico&rdquo; o &ldquo;neo-tironiano&rdquo; e nemmeno sappiamo se lo avesse inventato lui o lo stesso San Bernardino, ma certo &egrave; che, grazie alla sua opera di scrittura delle prediche, man mano che Bernardino le pronunciava, esse sono giunte intatte fino ai nostri giorni. E sono una testimonianza fondamentale sia della predicazione in s&eacute;, sia dell&#8217;arte oratoria di san Bernardino da Siena. Gli esperti credono che usasse un mezzo di scrittura abbreviata, adatto alla lingua volgare (con la quale il santo predicava) e probabilmente si trattava di una cosiddetta &ldquo;Brachigrafia&rdquo; da lui inventata. Egli non scriveva sulla carta: inchiostro e penna d&#8217;oca mal si adattavano ad una scrittura veloce, per non parlare dei costi. Adoperava invece delle tavolette cerate su cui scriveva con lo &ldquo;stilo a sgraffio&rdquo;, in modo da avere un enorme risparmio perch&eacute; le tavolette cerate potevano essere rispalmate e pareggiate con la parte opposta dello stilo (a forma di spatola). Benedetto si recava al Campo con tante tavolette, preparate la sera prima, le scriveva, le riportava a casa, le ricopiava su carta pecora, rispalmava le tavolette ed era pronto per il giorno dopo. Egli scriveva tutto, anche le esclamazioni, e risulta che spesso il santo, non solo interloquiva con il pubblico, ma parlava direttamente con lui invitandolo, per esempio, a stare attento a trascrivere bene un certo discorso. <br \/>Da queste trascrizioni, si conosce il motivo dello straordinario successo che otteneva Bernardino, scegliendo argomenti che potevano interessare i fedeli di una citt&agrave; ed evitava le formulazioni astruse o troppo elaborate. Alla fine di ogni &ldquo;predica&rdquo;, soleva far baciare ai fedeli delle tavolette di legno incise con il monogramma &ldquo;JHS&rdquo;, un simbolo da lui inventato per rendere maggiore la devozione del &ldquo;Santissimo Nome di Ges&ugrave;&rdquo; e che tanta fortuna e diffusione avr&agrave; in quel secolo, come vedremo nella seconda e ultima puntata. (<em>segue<\/em>)<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Augusto Codogno SIENA. (Prima puntata) San Bernardino da Siena nacque l&rsquo;8 Settembre del 1380 a Massa Marittima da nobile famiglia. Suo padre fu Albertollo degli Albizzeschi, di origini senesi e per lungo tempo governatore di questa citt&agrave; maremmana, allora compresa nel territorio della Repubblica di Siena. Sua madre fu Raniera degli Avveduti, anch&rsquo;essa nobile. 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