{"id":43,"date":"2013-07-20T18:46:40","date_gmt":"2013-07-20T16:46:40","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ilcittadinoonline.it\/cronache-dal-medioevo\/2013\/07\/20\/siena-e-le-forche-di-pecorile\/"},"modified":"2013-07-20T18:46:40","modified_gmt":"2013-07-20T16:46:40","slug":"siena-e-le-forche-di-pecorile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ilcittadinoonline.it\/cronache-dal-medioevo\/siena-e-le-forche-di-pecorile\/","title":{"rendered":"Siena e le forche di Pecorile"},"content":{"rendered":"<p><strong>di Augusto Codogno<\/strong><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\">Le &ldquo;forche&rdquo; per la giustizia furono rizzate nell&rsquo;anno 1304 fuori da Porta Romana, mezzo miglio al di l&agrave; dell&rsquo;Osteria della Coroncina sul poggio detto &ldquo;del Corposanto&rdquo;, in localit&agrave; Pecorile. Secondo Don Merlotti, acuto storico delle &ldquo;Memorie delle Parrocchie Suburbane della Diocesi di Siena&rdquo;, queste forche erano situate, andando da Siena verso Colle Malamerenda, sulla destra, mentre nell&rsquo;altro poggetto a sinistra era la Chiesa di &ldquo;S. Stefano a Pecorile&rdquo;. La localit&agrave; di Pecorile, ancora oggi individuabile nel gruppo di case lungo la Cassia (detta anche Strada Romana o Strada Regia Postale), nei pressi del Ristorante &ldquo;La Capannina&rdquo; &egrave; testimoniata fin dalla seconda met&agrave; del 1100. Attualmente, un podere sulla destra, oltrepassato il locale predetto, porta questo nome e dal Catasto, sappiamo essere denominato proprio &ldquo;Podere Pecorile&rdquo;, fin dai primi anni del 1800. Questo edificio, appartenne addirittura allo scrittore senese Federigo Tozzi che, quando mor&igrave; il padre, lo eredit&ograve; assieme a quello denominato del &ldquo;Castagno&rdquo;. Poco dopo (il lavoro di scrittore non dava ancora buoni frutti), fu costretto a venderlo tenendosi solo il Castagno. Questo fabbricato &egrave; perfettamente descritto nel suo famoso romanzo &ldquo;il Podere&rdquo;, dove ne cita i particolari ed anche la campagna circostante, con la vallata che scende alla Tressa, le strade, i campi e i coloni che la Domenica traversavano il torrente e la pianura fangosa per andare a Messa nella chiesetta di S. Simone e Giuda di Colle Malamerenda.  Eh s&igrave;, perch&eacute; anche gli abitanti di Pecorile andavano nella chiesetta di Colle in quanto la loro non esisteva pi&ugrave;. Il podere di Federigo Tozzi, ancora oggi sulla destra della strada, fu vicinissimo al luogo dove venivano giustiziati i condannati a morte molti secoli prima, mentre la chiesa dall&rsquo;altra parte della strada scomparve all&rsquo; incirca nel 1650.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\">Citando il Merlotti. &ldquo;Tolte le forche dal Corpo Santo di Pecorile, la chiesa di S. Stefano, che fino allora aveva servito a dar sepoltura ai miseri giustiziati, si mantenne in essere fino all&rsquo;anno 1650, dopo che ne venne deciso l&rsquo;abbattimento in seguito al trasferimento&rdquo;.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\">I materiali di risulta di questa chiesa vennero usati per fare opera di manutenzione a quella di Colle Malamerenda alla quale era stata annessa. Quando si decise di istituire in questa localit&agrave; (1304) la sede dell&rsquo;estrema giustizia, S. Stefano a Pecorile era gi&agrave; uno dei &ldquo;Comunelli&rdquo; delle Masse del Terzo di San Martino. Nel 1777, al tempo della legge del 2 Giugno per la quale l&rsquo;elenco di queste comunit&agrave; fu implementato, lo era ancora. Ma la storia di Pecorile &egrave; ancora pi&ugrave; antica. Oltre a vari contratti del 1200, come ad esempio quello nel quale nel 1239, un certo Giunta di Bandino, dona a Cacciaconte (Rettore dell&rsquo;Ospedale  Santa Maria della Scala di Siena) un pezzo di terra nella sopradetta localit&agrave; (ASS-Spedale S. M. della Scala Gennaio 31. Ind. 13. D. 0,10 0,10), ci sono notizie antiche anche sulla chiesa di Santo Stefano, rammentata gi&agrave; alla fine del 1100. Una Bolla di Papa Clemente III&deg; infatti, spedita al Vescovo di Siena &ldquo;Bono&rdquo; nel 1189, nomina S. Stefano a Pecorile, tra le 17 chiese che facevano capo alla Pieve a Bozzone. La fama di questa localit&agrave; tuttavia, nonostante abbia avuto un&rsquo;antica chiesa e sia stata sede di una comunit&agrave; della Repubblica senese, rimarr&agrave; per sempre legata alle sue &ldquo;Forche&rdquo; ed alle esecuzioni capitali.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\">I condannati a morte erano di solito condotti (a piedi) in Piazza del Mercato Vecchio e da qui alla Costa dei Malcontenti, dove li aspettava un carro tirato da cavalli, che, passando per Porta Giustizia e Val di Montone, li conduceva a S. Stefano a Pecorile. Nel piccolo cimitero di questa chiesetta, dopo l&rsquo;avvenuta morte, venivano seppelliti con l&rsquo;ausilio e l&rsquo;intervento della &ldquo;Compagnia della Buona Morte&rdquo;, pagata a spese del Comune di Siena, che si occupava del cadavere e di redigere veri e propri verbali delle esecuzioni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\">Essendo Pecorile un po&rsquo; troppo fuori citt&agrave;, a partire dal 1431 il Governo della Repubblica decise che una parte dei condannati venissero giustiziati in luogo pi&ugrave; vicino e cos&igrave; ordin&ograve; che fosse innalzata una chiesa accanto a Porta Giustizia. L&rsquo;idea era quella di adempiere in questo luogo l&rsquo;estrema giustizia esclusivamente per i &ldquo;forestieri&rdquo;, che poi venivano seppelliti nella chiesa di San Luca, situata nella pendice del poggio che va verso il convento dei Servi di Maria. Ma a fine 1400 le esecuzioni capitali a Pecorile, nonostante la loro diminuzione, continuarono, come ci dimostrano alcune pergamene delle confraternite che si occupavano della sepoltura dei condannati:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\">1480 : Iacomo di Piero Barbini, di quello di Firenze fu impiccato a d&igrave; 3 d&rsquo;Ottobre 1480 a Pecorile<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\">1485 : Giovanni di Incorno da Firenze, maestro di statere, fu impiccato a d&igrave; 9 di Marzo, a Pecorile.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\">1485 :&hellip;di&hellip;, di quello di Firenze, fu impiccato a d&igrave;&hellip;di Giugno a Pecorile e impicc&ograve; el Bargello<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\">1485 : Galgano di&hellip;.Frate stato di San Domenico, fu impiccato a d&igrave; &hellip; di Giugno a Pecorile: impicc&ograve; el Bargello.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\">1490 : Giovanni&hellip;da Colle fu impiccato a Pecorile, per ladro.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;line-height: 100%\"><em><span style=\"font-size: 8pt\">L&rsquo;evento pi&ugrave; famoso per&ograve;, risale all&rsquo;anno 1358, ai tempi della guerra tra Siena e Perugia e ce lo narra il cronista Neri di Donato (Annales Senenses ovvero &ldquo;Cronache di Neri di Donato da Siena dal 1352 al 1381&rdquo; pubblicate in Rerum Italicarum Scriptores a cura di L. A. Muratori, Tomo XV da pag. 158):&nbsp; &ldquo;La pace si trattava col Comuno di Siena e Perugini, e erane mezano i Fiorentini, e ordinaro che i Perugini cavalcassero su quel di Siena infino a Buonconvento, e poi facessero la pace. E cos&igrave; li Perugini con loro gente e sforzo cavalcaro sul Contado di Siena ardendo e guastando ci&ograve; che poteano, e pigliando prigioni, e uccideano, e faceano grande danno. E quando i Perugini trovavano e&rsquo; casamenti de&rsquo; Talomei (di propriet&agrave; dei Tolomei), tutti l&rsquo; ardeano e guastavano, perch&eacute; erano loro nimici. E cos&igrave; cavalcoro infino a Buonconvento, e con loro erano quelli di Sassoferrato; e cos&igrave; poi trapassarono (superarono) Buonconvento, come da&rsquo; Fiorentini furo messi al punto (come concordato con i Fiorentini), e vennero infino alle Forche di Pecorile presso a Siena a un miglio, e ine posarono il campo, e guastaro le dette Forche, le quali catene erano a traverso su le more (colonne a base quadrata in genere a mattoni)  delle Forche in luogo di pertiche , e ine s&rsquo; appiccava i malfattori; e cos&igrave; li scorridori vennero infino appresso le Porte di Siena. E veggendo questo li Sanesi, si levoro a romore, e armossi tutto il Popolo, e sonaro le campane di Siena a stormo. I Perugini, sentendo l&rsquo; apparecchiamento de&rsquo; Sanesi, dubitoro e levarsi, e dicevano uno dettato, come: non fu ne patti di Maestro Orinale, che le campane dovessero sonare. Imperocch&egrave; era Capitano del Popolo uno Medico di Siena, che avea nome Messer Agnolo di Ser Chelotto. I Sanesi rispondevano e dicevano: non fu ne&rsquo; patti di Misser Pottevento, che voi non passaste Buonconvento&rdquo;(pag. 161) A questo punto i Perugini si ritirarono con alcuni prigionieri e portano per trofeo quelle catene che avevano tolto alle Forche predette &ldquo; e portarne le dette catene, le quali attaccoro di fuore delle finestre del Podest&agrave; a capo la Porta; e parve loro aver fatto le lor  vendette, poich&eacute; ne portaro le catene delle Forche di Pecorile, che con festa entraro in Perugia&rdquo;. Poich&eacute; il Capitano del Popolo di Siena aveva accettato quel tipo di trattato che prevedeva di far venire il nemico fino a Buonconvento o comunque troppo vicino alla citt&agrave; ed aveva arrecato disonore, fu mandato via da Siena. I senesi ritennero di aver ricevuto troppo danno e troppa ingiuria  ed allora &ldquo;deliberoro di vendicarsi contro i Perugini, e mandaro a soldare gente a cavallo e a pi&egrave; a Bologna, e in Lombardia, e in altri luoghi, e vennero mille cavalli e ottocento fanti. E mandaro a soldare la Compagna del Conte Lando, fatto accordo con esso Conte Lando al soldo de&rsquo; Sanesi e con prestezza si mosse per venire&rdquo; . Il Conte Lando per&ograve;, mentre cercava di portarsi verso Siena fu attaccato dai Fiorentini e fu bloccato in Val di Lamone e dopo una cruentissima battaglia con migliaia di morti da ambo le parti, la Compagnia fu distrutta ed anche il Lando fu ferito. &ldquo;Sanesi, vedendo come la Compagna del Conte lando non potea passare, bont&agrave; de&rsquo; Fiorentini che ajutavano sotto mantello a Perugini&hellip;.fero venire uno Capitano, il quale era core di Napoli, ed era Sanese Gentil homo di Casa Renaldini; e raunorono (radunarono) ben dieci mila persone a pi&egrave; e a cavallo. Sanesi posero una presta di cento mila fiorini a balzi*, e colsesi (si raccolsero) in pochi d&igrave;, cio&egrave; in tre d&igrave;.&rdquo;<\/span><\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;line-height: 100%\">A quel punto i Senesi andarono nel Contado di Perugia e fecero a loro volta danni e arsioni fino alle porte della citt&agrave;. Poi, fecero un trattato di pace nel mese di Ottobre del 1358, secondo il quale Siena aveva in perpetuo la citt&agrave; di Cortona, mentre i Perugini avrebbero tenuto Montepulciano per cinque anni. I Senesi per&ograve; dovettero togliere l&rsquo; assedio a Monte San Savino e far rientrare il proprio esercito. L&rsquo;atto di pace fu rogato da Ser Agnolo da Barberino e fu ratificato prima a Perugia (fine 1358) e poi a Siena (inizio 1359) dai rispettivi Ambasciatori.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;line-height: 100%\">*(<em>tipo di tassa straordinaria<\/em>)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\">&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Augusto Codogno Le &ldquo;forche&rdquo; per la giustizia furono rizzate nell&rsquo;anno 1304 fuori da Porta Romana, mezzo miglio al di l&agrave; dell&rsquo;Osteria della Coroncina sul poggio detto &ldquo;del Corposanto&rdquo;, in localit&agrave; Pecorile. 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