{"id":399,"date":"2018-03-28T12:40:07","date_gmt":"2018-03-28T10:40:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ilcittadinoonline.it\/cronache-dal-medioevo\/?p=399"},"modified":"2018-03-28T12:40:07","modified_gmt":"2018-03-28T10:40:07","slug":"la-giustizia-nella-siena-fu-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ilcittadinoonline.it\/cronache-dal-medioevo\/la-giustizia-nella-siena-fu-2\/","title":{"rendered":"La giustizia nella Siena che fu"},"content":{"rendered":"<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: large;\"><b>di Augusto Codogno<\/b><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">SIENA, Ci eravamo lasciati descrivendo alcune pene comminate a chi contravveniva al \u201c<\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i><b>Bando delle Feste<\/b><\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\">\u201d ed in particolar modo a coloro che lavoravano di domenica.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Courier\\ New, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><span style=\"font-family: Calibri, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Il \u201cgiorno santo\u201d era infatti il giorno del riposo e della preghiera e non era permessa nessuna attivit\u00e0, neanche in campagna. <\/span><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Courier\\ New, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><span style=\"font-family: Calibri, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Gli addetti all\u2019ordine pubblico (<\/span><\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>famigli<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">), lo sapevano bene tanto che sanzionavano spesso e volentieri tutti quei poveracci che per vari motivi contravvenivano alla regola del riposo domenicale.<\/span><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Courier\\ New, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><span style=\"font-family: Calibri, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Fu cos\u00ec ad esempio che nel 1669 tale Alessandro Stefani, famiglio di Corte, becc\u00f2 un mezzadro proveniente da Curiano (localit\u00e0 vicino a Lucignano d\u2019Arbia) mentre scaricava farina all\u2019Osteria del Pavone (Siena, fuori Porta Romana) e, il due ottobre dello stesso anno, mand\u00f2 a processo un altro contadino reo di aver scaricato di domenica \u201c<\/span><\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>un saccho di sembola quale consegn\u00f2 al Oste del Silenzio\u201d<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">, fuori porta San Viene (oggi Pispini).<\/span><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Nel 1690 tale Alessandro Ugolini, lavoratore di terreni presso Santa Maria a Larnino (Monteroni d\u2019Arbia), chiedeva la grazia al Cardinale per aver contravvenuto al bando delle feste:<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">\u201c<span style=\"font-size: medium;\"><i>Serenissimo e Reverendissimo Principe Cardinale, Alessandro Ugolini Contadino humilissimo, Servo di V.A.R. reverentemente gli rappresenta, come hieri giorno di Domenica nel mentre, che passava per la via del Comune di Santa Maria a Larnino, con un Roncone, che riportava dalla Chiusa a Casa, s&#8217;abbatt\u00e9 nelli Sbirri delle bandite, alla vista de&#8217; quali si pose in fuga, ma non ostante fu da essi catturato, e condotto nelle Segrete di Siena e si pretende adesso, processarlo per causa di detto Roncone. Epper\u00f2 Supplica V.A.R. a volerli far grazia ordinare che sia scarcerato, e gli sia restituito l&#8217;istesso Roncone, quale non portava \u00e0 mal fine. Che della grazia ecc. Quoram Deus ecc.<\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\">\u201d<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">La corte ecclesiale fu in questo caso abbastanza clemente e cos\u00ec dispose:<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">\u201c<span style=\"font-size: medium;\"><i>Pagata la cattura si scarceri, e li si restituisca detto istrumento Rusticale, n\u00e9 si molesti oltre<\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\">\u201d.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Naturalmente, se tutte le domeniche era fatto divieto di lavorare, figuriamoci per le festivit\u00e0 pi\u00f9 importanti come la Pasqua ed il Natale. <\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Riportiamo ad esempio il caso di Giovan Batta di Domenico (anno 1662) proveniente da Seggiano che chiese la grazia \u201c<\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i>per essere stato carcerato per giuocare alle carte per le feste di Pasqua e Natale<\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\">\u201d. <\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Ed anche il giuoco era soventemente vietato, sia per le festivit\u00e0 che nei luoghi vicini agli edifici di culto in quanto considerato un vizio capitale.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">La repressione, specie del gioco d\u2019azzardo, fu sempre presente nella legislazione senese fin dal XIV secolo e fu uno dei cavalli di battaglia delle predicazioni di San Bernardino.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Da sempre, i bandi del Capitano di Giustizia di Siena contro i giochi proibiti, venivano letti ed affissi in citt\u00e0 e nel contado. <\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Pubblichiamo ad esempio quello affisso a Monteroni d\u2019Arbia nel 1648:<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">\u201c<span style=\"font-size: medium;\"><i>BANDO CHE NON SI GIOCHI ALLA DRUZZOLA E DRUZZOLONE A MONTERONI.<\/i><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>Per parte del Molto Ill.mo, et Eccell.mo Capitano di Giustizia della Citt\u00e0 e Stato di Siena per S.A.S.<\/i><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>D\u2019ordine e comandamento del Serenissimo Principe Matthias di Toscana e suo benigno testo del d\u00ec 6 Gennaro 1648 alle preci della Comunit\u00e0 di Monteroni d\u2019Arbia, e suoi rappresentanti per ovviare ad ogni inconveniente, che nascer potesse dal gioco di Forma, Druzzola, e Druzzolone per la Strada Maestra di detto Borgo, con il Presente Bando si notifica a ciscuno, et prohibisce a qualsivoglia persona di qualunque grado, Stato, e conditione si sia, che in avvenire non giuochi per detta Via Maestra dal Canto del Mulino dello Spedale sino a Pi\u00e8 del Borgo al Canto dell\u2019Hosteria dell\u2019Oca a giuoco di Forma, Druzzola, e Druzzolone sotto la pena di Scudi vinticinque, e due Tratti di Fune in Pubblico, da applicarsi detta pecuniaria conforme all\u2019Ordinij e per tal effetto acci\u00f2 si venga in cognitione delli disobbedienti, e trasgressori. Si ordena, e comanda al Sindaco da Malefitij del detto Comune al referente, e che li tempi sar\u00e0, che deva denuntiare per debito di suo offitio, e manifestare tutti li Trasgressori, che giocaranno in detto Borgo di Monteroni, come sopra alla Corte del S.A.S. Eccell.ma sotto la pena di Scudi Cinquanta anzi di Lire Cinquanta, et arbitrio per\u00f2 ognuno si guardi altrimenti. Dato in Palazzo di Giustizia di Siena il d\u00ec 10 Gennaro 1648.<\/i><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>Ad\u00ec 14 Gennaro 1648 in Domenica fu bandito, e pubblicato detto Bando in Monteroni d\u2019Arbia al solito luogo contra Cimitero, et affissato per Pasquino di Piero Regoli messo pubblico di Lucignano d\u2019Arbia come referto questo d\u00ec 16 Gennaro a me Modesto Ghezzi Cancelliere<\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\">\u201d.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Un mondo strano quello dei secoli passati che, mentre tentava di arginare fenomeni come la prostituzione, il gioco d\u2019azzardo, le truffe, l\u2019usura, nello stesso tempo contava un gran numero di farabutti e di millantatori, compreso chi tentava di abbindolare la gente con pozioni magiche e rimedi miracolosi.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Un caso particolare che mi ha colpito \u00e8 quello testimoniato dal senese Angelo Tesei che aveva assistito a Palermo (anno 1626) all\u2019omicidio di Pietro Prassalli, maritato con Alessandra Bernardini, figlia di Andrea Bernardini, ortolano di Siena:<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">\u201c<span style=\"font-size: medium;\"><i>Ritrovandomi in Palermo circa cinque anni fa in una piazzetta vicino a Frati della Sporta, nella qual piazza era a cavallo sotto un intavolato Pietro Prassalli di Palermo, il quale dispensava cert&#8217;olio in alcuni ampollini, quale diceva un olio del Mattiolo distillato contro i veleni et passando vicino ad esso un Ciarmatore con una scatola dove haveva delle Vipere, detto Pietro chiam\u00f2 il detto Ciarmatore dicendoli dammi questa scatola, e aperta la medesima, prese una vipera in mano dicendo al popolo vedete se il mio olio \u00e8 buono, et cavata fuori la lingua stuzzicava la detta vipera che gliela mordesse et in un tratto attaccatisili alla lingua la vipera, stette poco et casc\u00f2 da cavallo et cominci\u00f2 a gonfiar tutto et di l\u00ec fu portato in una Camera locante quivi vicina, dove mor\u00ec et di poi lo veddi sotterrare nello Spedale Grande della Misericordia di Palermo predetto et cos\u00ec ho detto per la verit\u00e0<\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\">\u201d.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Nel 1540 fu processato frate Sisto di Filippo Bazzini per \u201c<\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i>sacrificio umano per procurarsi sangue di vergine<\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\">\u201d. Fu accusato del sezionamento del corpo di Maria da Petroio, una ragazzina mendicante il cui cadavere fu portato in casa Boninsegni e smembrato. Di questo caso ne ha parlato anche la d.ssa Ceppari nel suo libro \u201cMaghi e Guaritori Senesi\u201d. <\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Tantissimi naturalmente anche i reati pi\u00f9 gravi ed in particolar modo gli omicidi commessi dal XIV al XVIII secolo. Nonostante fosse da sempre presente la pena capitale per i rei di questi orrori e prevista impiccagione o taglio della testa, le uccisioni erano davvero all\u2019ordine del giorno.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Cos\u00ec ne citer\u00f2 solo alcune tra le centinaia raccolte.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Ne 1529 fu ucciso in Siena da Battista Micheli di Tatti e da un suo complice di nome Cristofano tale Bizzarro Bellini. Entrambi furono impiccati. <\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><a name=\"_GoBack\"><\/a> <span style=\"font-size: medium;\">Nel 1602 a Murlo, certo Mariaccio di professione vetturale, assieme ad altri complici, uccisero Pierantonio di Francesco da Tinoni (localit\u00e0 nei pressi di Murlo) e ferirono gravemente Bartolo Bartoli. Il fatto avvenne nel cosiddetto \u201c<\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i>boschetto della Compagnia de\u2019 Bianchi<\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\">\u201d.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Nel 1606 certi \u201csoldati tedeschi\u201d uccisero a Lucignano d\u2019Arbia Lorenzo Verchiano e ferirono il reverendo Stefano Santi da Jesa. Il fatto avvenne davanti al palazzo dei Signori Bichi.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Courier\\ New, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><span style=\"font-family: Calibri, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Nel 1626 furono processati (dopo querela del Capitano di Giustizia di Siena) Ascanio Cerini nobile senese e Deifebo Figliocci per l\u2019omicidio del clerico Livio Doradini, fatto a pezzi e sotterrato nell&#8217;orto della casa dove stavano insieme a pigione tutti e tre.<\/span><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Courier\\ New, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><span style=\"font-family: Calibri, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Nel 1632 fu aperta un\u2019indagine contro due sconosciuti per aver ucciso a Siena in via delle Murella il frate Michele Fanucci, di origini lucchesi, dell\u2019Ordine dei Servi. <\/span><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Nel 1651 furono condannati a morte dal cancelliere del Capitano di Giustizia (tal Giovan Battista Guarisci) tre senesi: Sallustio Ferri, Vergilio Migniani e Giovanni Gherardi, rei di aver ucciso un certo Corti sullo scalino della porta della Chiesa di San Martino. <\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Il 24 ottobre 1666 veniva ucciso a Ponte allo Spino (Sovicille) F<\/span><span style=\"font-size: medium;\">rancesco di Mattia Fiaschi di circa 30 Anni. \u201c<\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i>Fu occiso di una Archibugiata mentre vendeva le Canne al Ponte allo Spino, non ricev\u00e9 alcuno Sacramento perch\u00e9 de repente mor\u00ec, et il suo Corpo fu sepolto nel Sepolcro della Compagnia questa mattina<\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\">\u201d.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Ma a volte a commettere reato erano gli stessi che dovevano garantire la giustizia. Fu cos\u00ec che nel febbraio del 1653 fin\u00ec inquisito il \u201c<\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i>famiglio<\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\">\u201d Giuseppe di Calidoro da Ascoli, poliziotto del Vescovado di Murlo che, dopo aver rubato un cavallo al Conte Placidi in Poggio alle Mura, uccise tale Fortunato Bizzarri abitante alle Bufalaie.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Testimoniarono contro di lui gli altri \u201cfamigli\u201d in servizio nel Vescovado di Murlo (Giuseppe di Guglielmo, Antonio d&#8217;Ulivieri, Giovan Battista di Carlo, Carlo di Giovan Battista), ma anche Giovan Battista Cerretti, cerusico del Vescovado e lo stesso Vicario di Murlo. <\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Augusto Codogno SIENA, Ci eravamo lasciati descrivendo alcune pene comminate a chi contravveniva al \u201cBando delle Feste\u201d ed in particolar modo a coloro che lavoravano di domenica. 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