{"id":348,"date":"2017-04-04T11:23:13","date_gmt":"2017-04-04T09:23:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ilcittadinoonline.it\/cronache-dal-medioevo\/?p=348"},"modified":"2017-04-04T11:23:13","modified_gmt":"2017-04-04T09:23:13","slug":"domenico-bartolo-ghezzi-un-pittore-riscoprire","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ilcittadinoonline.it\/cronache-dal-medioevo\/domenico-bartolo-ghezzi-un-pittore-riscoprire\/","title":{"rendered":"Domenico di Bartolo Ghezzi: un pittore da riscoprire"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left;\"><strong><span style=\"font-size: 12pt;\">di Augusto Codogno<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\">SIENA. Approfittando dell\u2019occasione della mia recente pubblicazione del volume sulla biografia storico-artistica di Domenico di Bartolo di Ghezzo, contenente un bellissimo saggio storico di Mario Ascheri e l\u2019autorevole prefazione di Vittorio Sgarbi, vorrei parlarvi di questo pittore del quattrocento, poco conosciuto al grande pubblico, ma di notevole rilievo.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Domenico di Bartolo di Ghezzo nacque ad <b>Asciano <\/b>nei primi anni del XV Secolo, probabilmente tra il 1400 ed il 1404, ma la sua esatta data di nascita \u00e8 tuttora sconosciuta in quanto i libri contenenti gli atti della sua chiesa battesimale (S. Agata), mancano.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\">La provenienza non \u00e8 assolutamente da mettere in dubbio in quanto numerose pergamene lo indicano come \u201cascianese\u201d (anni 1428, 1435, 1437, 1439, 1440, 1447) ed anche suo padre, Bartolo, \u00e8 attestato in Asciano nel 1404.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\">La sua carriera cominci\u00f2 all\u2019interno dei cantieri del Duomo, come \u201cgarzone\u201d intorno agli anni venti di quel secolo per poi essere iscritto nel 1428 al registro dell\u2019arte dei \u201cdipintori\u201d di Siena. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\">La sua carriera artistica cominci\u00f2 dunque all\u2019interno del duomo, anche se i suoi primi capolavori conosciuti (1430-1433), vennero eseguiti per altre committenze (Madonna di Washington, Madonna dell\u2019Umilt\u00e0 e Madonna dell\u2019Assunzione).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Del 1434 \u00e8 la tarsia di Sigismondo Imperatore per il pavimento del Duomo di Siena, alla quale segu\u00ec il ciclo di affreschi dei Santi Patroni nella Sagrestia, ai tempi della sovrintendenza di Jacopo della Quercia e dei quali purtroppo rimane un solo lacerto dei quattro originali.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Del 1438 \u00e8 il Polittico di Santa Giuliana su fondo oro, fatto per un convento perugino.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Tralasciando alcune opere scomparse, come la \u201cMadonna di Asciano\u201d, attestata in un contratto del 1437 stipulato tra Domenico e i frati del Convento di S. Agostino di quella cittadina e probabilmente anche le altre due madonne che sono oggi negli Stati uniti, il suo grande e riconosciuto lavoro artistico fu quello che tra il 1440 e il 1444 lo vide all\u2019opera nelle sale del \u201cPellegrinaio\u201d del Santa Maria della Scala. Sei degli otto affreschi ordinati dal rettore Buzzichelli per riabbellire quelle stanze sono opera sua, mentre gli altri due sono uno di Priamo della Quercia, (fratello di Jacopo e suo aiutante) ed uno di Lorenzo Vecchietta.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Nello stesso periodo dipinse anche, sempre dentro all\u2019Ospedale grande di Siena, la \u201cMadonna del Manto\u201d ed altri drappi scomparsi. Sono gli anni nei quali forse dovrebbe aver disegnato alcune miniature per un libro ecclesiastico di canti e preghiere: il \u201cGraduale di Pomarance\u201d, che come dice il nome, \u00e8 attualmente nel museo diocesano di quella localit\u00e0, ma che rimase incompiuto. Nel 1445 una sua opera nel Palazzo Comunale di Siena, (l\u2019incoronazione della Vergine), fu terminata da Sano di Pietro, segno che l\u2019artista era in precarie condizioni di salute se non addirittura morto. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\">La sua dipartita \u00e8 per\u00f2 certificata dai documenti solo nel 1447 quando sua moglie Antonia Pannilini viene indicata come la vedova del pittore Domenico di Bartolo in un contratto di affitto di un podere di sua propriet\u00e0. Questa fu in sintesi la sua breve vita, da me ripercorsa con la cronologia dei documenti e delle opere, ma nel mio libro vengono affrontati anche altri aspetti meno noti della sua vita privata, delle sue parentele vere e presunte, del contesto senese nel quale Domenico si ritrov\u00f2 ad operare.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\">La mia ricerca si spinge oltre il certo, indagando sulla famiglia del pittore ascianese, con il ritrovamento di un documento del 1404 che riguarda suo padre, su quella della sua sposa (i Pannilini), ricostruendo legami di sangue e di potere e su quella presunta di Domenico di Bartolo che ipotizzo essere stata un \u201cramo\u201d della famiglia Borghesi. I Ghezzi infatti discendevano proprio da questa importantissima famiglia senese, tanto da presentarsi a partire da quei secoli, con l\u2019identica \u201carme\u201d raffigurante un drago, nella iconografia cittadina e negli stemmi del Concistoro e della Biccherna.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Le mie ipotesi, altamente e riccamente circostanziate, ci fanno conoscere uno spaccato cittadino nel quale Domenico di Bartolo era ben inserito e che vedeva nella famiglia Petrucci il centro della vita politica e culturale di quei decenni. Accanto ai Petrucci infatti, ruotavano una serie di dotti e potenti personaggi, i quali disquisivano di lettere, di arte e di politica, fomentando un neo-ghibellinismo trasversale alla societ\u00e0 del tempo e favorendo gli artisti pi\u00f9 vicini al loro cerchio magico.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\">La recente guerra con Firenze (con il sempre fedele appoggio ai lucchesi) e le conseguenti problematiche (mai del tutto risolte) con il Papato, furono soltanto uno dei modi nel quale Siena cerc\u00f2 di mantenersi come seconda ed alternativa leadership in toscana, sapendo che ormai Firenze stava per prendersi il primato politico ed economico. E cos\u00ec fu anche negli altri campi come quello universitario ed artistico dove rimase per molti decenni ancora competitiva grazie anche ad artisti come Domenico di Bartolo.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Ma un libro di oltre cento pagine non posso spiegarlo in due e cos\u00ec spero che chi \u00e8 interessato venga alle presentazioni che via via faremo in giro per la Toscana. Si parte da quella del 20 aprile a Monteroni d\u2019Arbia, per proseguire il 5 maggio ad Asciano.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Augusto Codogno SIENA. Approfittando dell\u2019occasione della mia recente pubblicazione del volume sulla biografia storico-artistica di Domenico di Bartolo di Ghezzo, contenente un bellissimo saggio storico di Mario Ascheri e l\u2019autorevole prefazione di Vittorio Sgarbi, vorrei parlarvi di questo pittore del quattrocento, poco conosciuto al grande pubblico, ma di notevole rilievo. 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