{"id":336,"date":"2016-12-23T16:52:42","date_gmt":"2016-12-23T15:52:42","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ilcittadinoonline.it\/cronache-dal-medioevo\/?p=336"},"modified":"2016-12-23T16:52:42","modified_gmt":"2016-12-23T15:52:42","slug":"siena-nel-primo-quattrocento-curiosita-usi-costumi-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ilcittadinoonline.it\/cronache-dal-medioevo\/siena-nel-primo-quattrocento-curiosita-usi-costumi-2\/","title":{"rendered":"Siena nel primo Quattrocento: curiosit\u00e0, usi e costumi 2"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left;\"><b>di Augusto Codogno<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\"><b>SIENA. Le donne senesi. <\/b>Nel 1400 la musica era cambiata e cominci\u00f2 ad esprimersi la vanit\u00e0 femminile in ogni suo aspetto. Naturalmente le moltissime fonti scritte dell\u2019epoca ci fanno conoscere solo le donne ricche e nobili, mentre poco si sa delle contadine e delle popolane. Di quest\u2019 ultime si trova traccia solo quando commettono reati o hanno a che fare con pene pecuniarie per aver contravvenuto alle leggi del Comune di Siena. Tra la documentazione del Podest\u00e0 relativa all\u2019anno <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><b>1405<\/b><\/span><span style=\"font-size: medium;\">, troviamo esempi di popolane come Monna Gemma e Monna Francesca, multate per aver venduto fegatelli vicino alle osterie, oppure come Monna Francesca di Niccol\u00f2 condannata per aver venduto nel suo banco in Piazza del Campo una \u201c<\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i>gallina infectam<\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\">\u201d (infetta), o come Monna Lucia che aveva buttato le immondizie di casa nella pubblica via, o ancora Monna Caterina di Michele che non aveva spazzato davanti all\u2019 uscio di casa sua, o infine come Monna Nuta di Giovannone, presa in flagrante mentre dispettosamente rompeva le tegole del suo vicino di casa, tale Bernardo di Maestro Cecco. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Qualche anno pi\u00f9 tardi (<\/span><span style=\"font-size: medium;\"><b>1437<\/b><\/span><span style=\"font-size: medium;\">), tale Antonio residente nel Terzo di Camollia deve pagare 20 Soldi perch\u00e9 sua moglie ha buttato acqua di scarico (\u201c<\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i>fetida<\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\">\u201d) dal balcone di casa schizzando i passanti. Nelle famiglie benestanti le donne avevano fatto molti passi in avanti, forse troppi per la mentalit\u00e0 del tempo, tanto che anche le Istituzioni cercarono di frenare e di arginare il crescente abuso del lusso e della \u201ccivetteria\u201d. Il Comune di Siena tent\u00f2 di regolamentare, con pene e balselli, l\u2019estrema vanit\u00e0 femminile, ma con scarsi risultati. L\u2019educazione delle fanciulle era contemplata anche in trattati e compendi molto diffusi al tempo dove si cercava di indirizzare i genitori ad un modus educandi di buoni costumi: \u201c<\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i>Le figliuole femmine l\u2019alevino con grandissimo timore di Dio, fatile confessare l\u2019anno pi\u00f9 volte<\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\">\u201d. Ma anche: \u201c<\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i>Avezile a dire il D\u00ec, l\u2019Ufficio a Nostra Donna, s\u2019elle sanno legere, guardile di non lasciarle conversare con fanciulle vane, che non sieno piene d\u2019onest\u00e0 e il simile le guardino dal non conversare con maschi, n\u00e9 co\u2019 propri frategli, com\u2019elli passino l\u2019et\u00e0 d\u2019anni sette<\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\">\u201d. Ed ancora: \u201c<\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i>La madre che \u00e0 fanciulle nolle lasci mai partire da s\u00e9, mentre sono in casa, ch\u2019elle non sono andate a marito: e non le lasci andare e stare, n\u00e9 di d\u00ec, n\u00e9 di notte, fuori della casa sua<\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\">\u201d.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Anche il Matrimonio era normato da moltissime regole, fin dalla fase del Fidanzamento (detto \u201c<\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i><b>giura<\/b><\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\">\u201d) e, pure il pranzo di nozze era ben regolato: si doveva denunciare il numero delle portate (che non poteva eccedere le quattro) ed il totale dei convitati, che non potevano superare i venticinque per entrambe le famiglie. Il corteo nuziale invece non poteva superare i sedici cavalli ed alla sposa non si potevano regalare pi\u00f9 di tre anelli compreso quello dello sposo.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Nel quattrocento le donne cominciarono ad ostentare la loro avvenenza in ogni modo possibile. Erano finalmente libere di acconciarsi, di truccarsi, di farsi belle a loro piacimento. E a Siena, grazie anche all\u2019 enorme traffico di stoffe importate dai mercanti provenienti da ogni parte del mondo (i Salimbeni tra tutti) le possibilit\u00e0 di scelta non mancavano. Sembra addirittura che la nostra citt\u00e0 fosse in quei tempi una sorta di \u201ccapitale della moda\u201d o come si diceva in quei decenni \u201c<\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i>della usanza<\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\">\u201d. Questo port\u00f2 ben presto in citt\u00e0 un folto numero di Maestri Sartori e di Sartrici. Naturalmente si faceva sfoggia di vestiti bellissimi e, nel caso, impreziositi con fili d\u2019oro. Le stoffe pi\u00f9 famose erano denominate: \u201c<\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i>velluto piano, velluto figurato, damaschino, broccato, sciamito, baldacchino, ciambellotto<\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\">\u201d. C\u2019erano poi le sete dai nomi strani tipo \u201c<\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i>Gro, Zetani, Zendalo, Rosado<\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\">\u201d di tutti i colori, scarlatto, cremisi, verde, azzurro, nero e molto ricercato il bianco. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Proprio agli inizi del quattrocento cominci\u00f2 anche l\u2019importante utilizzo e diffusione del lino su larga scala l\u2019iscrizione all\u2019arte dei \u201c<\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i>panni lini<\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\">\u201d fece la fortuna di una importantissima casata che proprio da questo mestiere trasse il proprio cognome. La famiglia Pannilini infatti (tra tutti messer Barnaba) era il fornitore ufficiale del Santa Maria della Scala al tempo del Rettore Buzzichelli (contratti dal 1438-1448). L\u2019ospedale, oltre ad acquistare lenzuola, si approvvigionava anche della stoffa per le divise dei suoi orfani (<\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i>gittatelli<\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\">).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Tra gli affreschi della famosa \u201csala del pellegrinaio\u201d, dipinti tra il 1440 e il 1445, possiamo vedere, grazie alla maestria di Domenico di Bartolo, del Sassetta e di Priamo della Quercia, uno spaccato del vestiario senese di quel periodo. Una sorta di inventario della moda del tempo, da ammirare e studiare. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Molto importanti erano anche le acconciature dei capelli. La donna era considerata pi\u00f9 bella se aveva la \u201ctesta grande\u201d, almeno cos\u00ec si riteneva e quindi, per aumentare il volume del capo, si diffusero molto in fretta le parrucche allora dette <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><b>\u201c<\/b><\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i><b>capelli morti<\/b><\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\"><b>\u201d<\/b><\/span><span style=\"font-size: medium;\">. Il colore pi\u00f9 in voga era il biondo e le varie pettinature avevano nomi oggi improponibili: <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i><b>\u201ca trippa, a frittella, a tagliere, a frappoli, a civetta, a balla, a merli, a chi l\u2019avviluppa in su, a chi l\u2019avviluppa in gi\u00f9<\/b><\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\"><b>\u201d. <\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Anche le calzature videro il diffondersi della \u201c<\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i>zeppola<\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\">\u201d, una sorta di scarpa a \u201ctrampolo\u201d precursore della scarpa con il tacco, che riusciva ad alzare di qualche centimetro la silouette femminile.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\"><b>I giovanotti senes.\u00a0<\/b>Ed i giovanotti senesi non dovevano essere troppo diversi da quelli contemporanei. Per molti maschietti era una consuetudine la cosiddetta \u201c<\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i>pavesata<\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\">\u201d in piazza del Duomo, cio\u00e8 il soffermarsi in piccoli gruppi a guardare le ragazze e le donne che passavano per andare a messa. Una sorta di \u201c<\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i>sdruscio<\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\">\u201d, usanza tipica del sud italiano, ma che anche qui si era tramandata almeno fino agli inizi del novecento con questo nome (pavesata appunto). Se avevano fortuna riuscivano ad incrociare lo sguardo di qualche bella fanciulla e magari rimediavano anche un sorriso compiacevole e complice. Ma anche gli sguardi ammiccanti erano simbolo di peccato e cos\u00ec era cosa buona per le fanciulle ben educate andare a messa e non incrociare occhi tentatori. Cos\u00ec diceva San Bernardino, il cui ciclo di prediche del 1427 in Piazza del Campo divenne assai famoso e, pi\u00f9 tardi, anche un tomo scritto di importantissimo valore. Era assai pericoloso che uomini e donne incrociassero i loro sguardi, tanto che nelle sue affollate prediche mattiniere divideva la piazza in due parti tra maschi e femmine ed un lungo ed alto lenzuolo perpendicolare al Palazzo del Comune ed al palco evitava fatali distrazioni.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Ma nonostante tutto i ragazzi e le ragazze si fidanzavano e si sposavano, anche se l\u2019obbligo della dote costringeva molti al debito ed al prestito usurante. In quegli anni le pretese dei genitori per le loro figlie (nei confronti dei futuri generi) erano sempre maggiori e questo port\u00f2 ad una diminuzione dei matrimoni, tanto che anche il Comune fu costretto ad intervenire: \u201c<\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i>per dota d\u2019alchuna fanciulla che si maritasse non si possa dare ne ricevere pi\u00f9 che VII fiorini d\u2019oro<\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\">\u201d, ma anche che \u201c<\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i>le donamenta non possino passare dieci per cento di tutta la dota<\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\">\u201d. Le \u201c<\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i>donamenta<\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\">\u201d, che a Firenze si dicevano \u201c<\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i>donora<\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\">\u201d, altro non erano che il corredo nuziale.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Per avere un\u2019idea del lusso vigente in questo scorcio di secolo, basti pensare che il Comune di Siena aveva fissato in 2800 lire il tetto massimo per le \u201cdoti\u201d, sopra il quale si cadeva inevitabilmente nella multa. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\"><b>Vita mondana senese. <\/b>E\u2019 in questo periodo che inizi\u00f2 a Siena una insperata l\u2019emancipazione femminile e le donne cominciarono finalmente ad avere un pi\u00f9 naturale accesso alle arti (musica, canto e ballo), alle lettere (poesia, scrittura) e alla cultura in generale. Da ora in poi furono le stesse famiglie importanti di Siena ad avere tutto l\u2019interesse affinch\u00e9 le proprie figlie avessero un\u2019istruzione ed un\u2019attitudine alle buone maniere, visto che per un padre del tempo, le figlie femmine erano considerate non pi\u00f9 una disgrazia, ma una opportunit\u00e0. La possibilit\u00e0 era quella di \u201caccasarle\u201d a personaggi in vista ed importanti, di consolidare con un matrimonio i propri interessi politici e finanziari.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Come scriveva il \u201cSermini\u201d (secondo Petra Pertici probabile pseudonimo del Petrucci) in uno dei suoi racconti, un padre diceva alla madre per giustificarsi di aver ingaggiato un maestro di musica per la figlia: \u201c<\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i><b>Se ella impara uno mugolino a sonare e a cantare, ella ne varr\u00e0 di meglio un centinaio di fiorini quando la mariteremo<\/b><\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\">!\u201d <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Naturalmente il matrimonio era ancora la massima aspirazione per tutte le fanciulle senesi, ma a Siena la procedura era assai complessa. Prima della cerimonia nuziale tra due giovani c\u2019era il fidanzamento ufficiale che consisteva in un vero e proprio atto notarile. Esso prendeva il nome di \u201c<\/span><span style=\"font-size: medium;\"><b>giura<\/b><\/span><span style=\"font-size: medium;\">\u201d o anche \u201c<\/span><span style=\"font-size: medium;\"><b>guadia<\/b><\/span><span style=\"font-size: medium;\">\u201d. Nell\u2019occasione il fidanzato poteva donare alla futura moglie fino ad un massimo di tre anelli d\u2019oro che non potevano superare gli otto fiorini l\u2019uno. Da allora in poi alla donna non era pi\u00f9 permesso di portare, per tutto il resto della vita, oltre alla fede nuziale, pi\u00f9 di due anelli per volta, neanche se nascosti alla vista.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Nel febbraio del 1409, il Comune mult\u00f2 ben tre uomini per colpa di donne che non osservarono tale regola. Si trattava di tali Battista di Bernardo, Nanni di Feo e Scotto degli Scotti. La stessa sorte tocc\u00f2 a Antonio di Vangelista (setaiolo) che, per colpa di sua moglie monna Niccola, pag\u00f2 ben 18 lire e 15 soldi di multa. <\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Augusto Codogno SIENA. Le donne senesi. Nel 1400 la musica era cambiata e cominci\u00f2 ad esprimersi la vanit\u00e0 femminile in ogni suo aspetto. Naturalmente le moltissime fonti scritte dell\u2019epoca ci fanno conoscere solo le donne ricche e nobili, mentre poco si sa delle contadine e delle popolane. 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