{"id":326,"date":"2016-09-29T18:13:55","date_gmt":"2016-09-29T16:13:55","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ilcittadinoonline.it\/cronache-dal-medioevo\/?p=326"},"modified":"2016-09-29T18:13:55","modified_gmt":"2016-09-29T16:13:55","slug":"siena-quasi-citta-mare-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ilcittadinoonline.it\/cronache-dal-medioevo\/siena-quasi-citta-mare-2\/","title":{"rendered":"Siena, quasi citt\u00e0 di mare 2"},"content":{"rendered":"<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: large;\"><b>di Augusto Codogno<\/b><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">SIENA. (<em><strong>Seconda parte<\/strong><\/em>) Ci eravamo lasciati con l\u2019acquisto del porto di Talamone da parte dei senesi nel 1303, dopo una lunga ed estenuante contrattazione con chi lo possedeva: il Monastero di San Salvatore del Monte Amiata.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Ai monaci non parve il vero di liberarsi di un bene che rendeva economicamente poco, in quanto situato in una zona assai malsana, poco controllabile ed in balia di numerose incursioni e depredazioni, specie dopo la loro recente inimicizia con i conti di Santa Fiora.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Naturalmente la presa di possesso da parte dei senesi non risolse subito molte delle problematiche di questa terra, prima fra tutte la sua difesa.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Allo stesso modo intervennero in questa vicenda altre problematiche che si legarono a doppio nodo con quelle della vicina Abbazia di San Rabano, anticamente chiamata Santa Maria dell\u2019Alberese, gi\u00e0 passata (ante 1280) e grazie al Papa al Priorato Pisano dei Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme (Ospedalieri di Rodi e poi di Malta).<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Appena entrati in possesso di Talamone dunque i senesi si trovarono ad affrontare subito due importanti questioni: fortificare il porto e far decollare il loro nuovo scalo.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Adesso finalmente cominciava a concretizzarsi l\u2019antico sogno di avere uno sbocco sul mediterraneo e di poter competere commercialmente con le altre potenze italiane, senza ricorrere a terzi e dover affrontare spese maggiori per il traffico delle loro merci. <\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Frattanto, il fallimento della maggior banca senese (\u201cla Tavola dei Bonsignori\u201d) e le problematiche che ne conseguirono, soprattutto per gli ostacoli messi in campo dal Papa e dal Re di Francia, avevano rallentato non poco il commercio senese ed alcune vie mercantili di terra (ad esempio la Lunigiana) ci erano addirittura precluse.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Urgeva per Siena che Talamone decollasse al pi\u00f9 presto. Ecco allora che nel 1304 i Signori Nove crearono a tal scopo una Bal\u00eca di tre cittadini che si occupasse dei bisogni del porto in modo continuo (chiss\u00e0 se ebbero una sede?). L\u20198 dicembre dello stesso anno fu convocato un \u201cConsiglio della Campana\u201d straordinario al quale parteciparono ben centoventi consiglieri per deliberare i nuovi lavori da fare al porto. A nome dei tre saggi che formavano la nuova Bali\u00e0 parl\u00f2 Vanni Tolomei, il quale richiese in via prioritaria il restauro delle mura di Talamone e il miglioramento della viabilit\u00e0 delle strade che collegavano Siena e l\u2019entroterra al porto. <\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Qui scatur\u00ec uno scontro politico che vide due opposte posizioni, quella di Mignanello Mignanelli che era favorevole a fare subito le migliorie e quella di Cione di Alamanno Piccolomini che sosteneva che Siena non fosse avvezza alle \u201ccose marittime\u201d e che si dovesse necessariamente servire dei consigli, dell\u2019aiuto e dell\u2019alleanza dei Genovesi <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><b>(1)<\/b><\/span><span style=\"font-size: medium;\">. La paura delle ingerenze dei \u201cforestieri\u201d di genova negli affari senesi fece s\u00ec che la maggioranza del Consiglio si schier\u00f2 con il Mignanelli e nel 1305 le antiche mura del porto furono restaurate, altre vennero nuovamente costruite, poi fu fatto un ponte ed il Maestro Mino detto \u201cChiocciola\u201d rifece interamente il Cassero.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Mentre fervevano i lavori, il Comune ed il Consiglio della Campana misero per la prima volta in vendita la \u201cGabella delle Saline\u201d (1306) con una vera e propria \u201cgara d\u2019appalto\u201d ed un contratto di cinque anni e tre mesi, dove i nuovi proprietari e \u201ccavatori\u201d di sale giuravano di dare a Siena la met\u00e0 del prodotto.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Nel 1309 (8 ottobre), una visita al porto da parte del Comune mise in luce che i lavori non erano ancora terminati, la chiesa non conclusa, le armi di difesa erano insufficienti. Inoltre si ordin\u00f2 di costruire un faro per maggiore sicurazza delle navi ed un pontile per lo scarico delle merci.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Non ci sono in questo periodo notizie di navi senesi, ne della loro costruzione.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Intorno al 1311, il nuovo mutamento politico fece s\u00ec che i fiorentini non ritenessero pi\u00f9 sicuro il porto di Pisa (per i noti dissapori e le diverse posizioni di schieramento pro e anti imperatore) e decisero di stipulare un\u2019accordo con i senesi per fare di Talamone il loro scalo principale. Il Consiglio della Campana ratific\u00f2 nell\u2019agosto 1311, al tempo del Podest\u00e0 Ranieri de\u2019 Gabbrielli da Gubbio.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Poteva essere un grande inizio, ma un improvviso accadimento nel 1312, fece s\u00ec che alcuni traditori della patria senese, in accordo con i conti di Santa Fiora, alcuni pisani e grossetani, attaccarono e conquistarono Talamone. Siena riusc\u00ec a riprenderlo soltanto nel 1314, ma lo riperse di nuovo nel 1320. Furono anni difficili per il porto di Talamone, sempre in mezzo a lotte e ruberie, tra le quali accenneremo solo il raid perpetrato nel 1326 dal re Roberto e dalle sue milizie, quello del 1327 da parte dell\u2019esercito del Duca di Calabria a cui era stato fatto divieto di approdare nel porto di Pisa ed anche quello del 1328 del re di Sicilia che occup\u00f2 per molti mesi il nostro porto.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Da alcuni sopralluoghi fatti da messi senesi si rileva anche che molte imbarcazioni, anzich\u00e9 approdare a Talamone, trovavano attracco in altri moli della fascia costiera appartenente al dominio di Siena, grazie allo scarso controllo ed evadendo le tasse. <\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Tutte queste problematiche portarono i senesi, nei decenni successivi a privilegiare l\u2019affitto del loro porto ed a stipulare contratti di appalto, prima con fiorentini, poi con i genovesi, poi ancora ai fiorentini ed infine con i catalani. A queste vicissitudini si aggiunsero anche quelle della vicina Alberese, sempre nel nostro territorio, ma in possesso dell\u2019Ordine Ospedaliero facente capo al Priorato di Pisa. Anche questo monastero (Santa Maria) sub\u00ec tutte le ruberie ed assalti del caso tra le quali una ribellione dei grossetani sotto la guida della famiglia Abati e Del Mal\u00eca terminata dopo ben quindici anni con la riconquista senese dell\u2019Alberese (1336).<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Dopo la sconfitta dei grossetani ribelli, l\u2019Ordine decise, constatato non essere in gardo di difendere questa fortezza, di sottoporla al Comune di Siena, nelle mani del loro ambasciatore Giovanni del fu Arcolano Scotti. Il Priore di Pisa si riserv\u00f2 tuttavia di mantenervi \u201cministri, officiales, fratres et familiares\u201d, sia per celebrarvi le messe che svolgere l\u2019ordinaria amministrazione.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Il capitolo gerosolomitano ratific\u00f2 nel 1337 nella sua <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i>domus<\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\"> senese di San Leonardo in Val di Montone. <\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Ma pochi anni dopo l\u2019Alberese ricadde nuovamente sotto ai ribelli grossetani ed i gerosolomitani decisero una volta per tutte di sottoporre sia quel fortilizio che il territorio circostante, (facendolo entrare a far parte di quel contado), al Comune di Siena che nel frattempo si era impegnato a liberarlo di nuovo. Tra i patti c\u2019era anche quello che da allora in poi su quella fortezza dovesse sventolare \u201cbanderiam seu flamulam communis Senarum\u201d e che sul muro dovesse dipingersi \u201carma populi communis Senarum\u201d. Siena per\u00f2 si impegnava a mantenervi un piccolo contingente in sua difesa. <\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Nonostante questo altre vicissitudini turbarono la zona, come l\u2019assalto di Pisa (in accordo con il Papa e con un Priore dell\u2019Ordine di San Giovanni). Stavolta il cavaliere (fra Iacopo) fu fatto prigioniero e condotto a Siena, ma in accordo con alcuni senesi contrari al proprio governo, fu segretamente liberato e, tornato in Pisa, riorganizz\u00f2 una nuova spedizione per riprendere Talamone. Ci riusc\u00ec e lo sottopose a Papa Gregorio che a breve mor\u00ec. Il suo successore Urbano VI, forse anche per le esortazioni di Santa Caterina, restitu\u00ec Talamone ai senesi previo lautissimo pagamento in denari (1378\/1379). Nel 1379 dunque Siena era in possesso sia dell\u2019Alberese che di Talamone. Il passaggio dell\u2019Alberese a Siena fu sicuramente un punto a favore dello sviluppo del porto di Talamone in quanto da quel sito si poteva difendere meglio e controllare una vasta area intorno al porto.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Tuttavia, tutti i problemi che in quel secolo vi furono per far decollare il porto avevano alla fine portato Siena ad accordarsi, come gi\u00e0 detto, con i catalani, quindi a servirsi della loro flotta.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Del 28 marzo <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><b>1379<\/b><\/span><span style=\"font-size: medium;\"> uno dei trattati pi\u00f9 importanti per l\u2019uso del porto di Talamone tra il Comune di Siena e la flotta catalana:<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">\u201c<span style=\"font-size: medium;\"><i>colli infrascripti Catelani\u2026.misser Piero Zariba, misser Francesco di Poggio, cittadini di Barzalone (Barcellona), e co\u2019 misser Pietro Carbonelli, cittadino di Maiolica, e ciascheduno per s\u00e9, et vece et nome d\u2019altri Catelani e subditi di misser lo re di Ragona, per uso et ad usu del Porto di Talamone del contado di Siena\u2026\u201d.<\/i><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">La fine di questo secolo si conclude con anni di travagliate lotte politiche nel governo della nostra citt\u00e0, tali da distogliere l\u2019attenzione dei nostri politici dal porto di Talamone. Alla fine del secolo ai catalani era scaduto il contratto e se ne erano andati di nuovo nel porto di Pisa. Le notizie ci dicono che la nostra repubblica non ricavava da Talamone neanche le entrate per mantenere i suoi stipendiati.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Anche nel secolo successivo ci furono accadimenti che bloccarono il decollo dello scalo senese.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Intorno al 1410 Talamone fu preso dai Genovesi e dall\u2019armata di Re Ladislao e fu riconquistato dopo molte fatiche. Nel 1414 Siena riusc\u00ec ad avere anche Orbetello. Nel 1436 fu di nuovo deciso di affidare il porto all\u2019esperta marineria catalana con un nuovo trattato e nel 1441 passarono sotto il dominio senese anche l\u2019Argentario con Porto Ercole. <\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Nonostante la conquista di un altro scalo (pur minore), i senesi ebbero timore a costruirsi una propria flotta e ad investire nella costruzione di navi. D\u2019altronde, come alcuni esponenti del governo avevano pi\u00f9 volte espresso, Siena non aveva mai avuto una tradizione di marineria, anche se le sue merci avevano da sempre utilizzato le vie del mare. Tuttavia un curioso episodio accaduto nel secolo successivo ci parla per la prima volta di un\u2019imbarcazione senese.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Siamo nel <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><b>1474<\/b><\/span><span style=\"font-size: medium;\"> quando tale messer Francesco Benedetti da Perpignano, da qualche tempo cittadino della repubblica senese, mercante e uomo di mare, domand\u00f2 il permesso al governo di Siena di poter costruire una nave nei porti del Comune (da lui definiti \u201c<\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i>commodi e honorevoli<\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\">\u201d). Nella sua supplica chiedeva che gli fosse data licenza di prendere da quelle parti il legname di cui aveva bisogno senza essere gravato da spese e di poter porre sulla nuova nave l\u2019insegna della Balzana, \u201cacci\u00f2 che alla difesa di quella\u201d. Il Consiglio della Campana approv\u00f2 tale richiesta il 30 gennaio del 1474, quasi all\u2019unanimit\u00e0. <\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Altre notizie di navi senesi non ce ne sono. E\u2019 certo tuttavia che, sia per motivi commerciali, sia per pellegrinaggi, sia per aver partecipato alle numerose spedizioni contro i Turchi, d senesi navigatori e naviganti ce ne furono tantissimi e qualcuno anche famoso.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Soprattutto nelle galee dell\u2019Ordine di Malta e di Santo Stefano, dove militarono da sempre tantissimi rampolli delle famiglie nobili di Siena, abbiamo innumerevoli riscontri di nostri concittadini che si fecero valere. Ne citeremo solo alcuni che finirono per essere capitani di Galere.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Sotto le insegne dell\u2019Ordine di Santo Stefano:<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Pompilio Petrucci, Giovanni di Sozzo Tegliacci, Ottavio di Mino Campioni (1646) e Claudio Beccarini (1620). Sotto le insegne dell\u2019Ordine di Malta furono addirittura \u201cCapitani di Galera\u201d: <\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Fra Pompilio della Ciaja, Agostino Piccolomini, Mario Bichi, Giovanni Maria Bichi (1620), Fabio Gori (1639), Ottavio Tancredi (1647), Girolamo Cinughi (1655).<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Giovanni Bichi, cavaliere senese e Priore gerosolomitano di Capua, divenne nel 1630 addirittura Generale delle Galee dell\u2019Ordine di Malta, carica che ricopr\u00ec anche Marcantonio Zondadari che, nel 1720 divenne (unico senese ad esserci riuscito\u201d Gran Maestro di tutto l\u2019Ordine nel 1720.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Altra cosa da approfondire \u00e8 la strana titolazione di un Ospedale dei Navigli (<\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i><b>Navilii<\/b><\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\">), testimoniato in localit\u00e0 Borgovecchio, nei pressi di Colle Malamerenda. La traduzione della parola esatta \u00e8 proprio \u201c<\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i><b>navigli<\/b><\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\">\u201d, quindi qualcosa che aveva a che fare con le navi. Chiss\u00e0 se questo ospedale non sia stato una succursale di un altro governato da qualche confraternita o societ\u00e0 legata ai navigatori o ai marinai senesi presenti in citt\u00e0.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Una pergamena del <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><b>1329 <\/b><\/span><span style=\"font-size: medium;\">(ASS, del Convento di San Francesco di Siena) ce lo ricorda. Si tratta di una <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><b>\u201c<\/b><\/span><span style=\"font-size: medium;\">Confessione di debito\u201d fatta da Pietro del fu Duccio sellajo cittadino senese del popolo di San Donato e da Pietro del fu Salvuccio<\/span><span style=\"font-size: medium;\"><b> dimorante in contrada dell\u2019ospitale del Naviglio presso Siena.<\/b><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Non siamo riusciti a dimostrare che a Siena ci fosse stato un \u201cMinistero del Mare\u201d, ma che la nostra citt\u00e0 si occup\u00f2 di navigazione, o almeno ci prov\u00f2 per un tre secoli, questo s\u00ec.<\/p>\n<ol>\n<li>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\"><i><b>(Ass, Consiglio della Campana, n. 56, c. 190)<\/b><\/i><\/span><\/p>\n<\/li>\n<\/ol>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Per chi volesse approfondire si consigliano le letture di:<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\"><i><b>Luciano Banchi<\/b><\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i>: \u201c<\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i>I porti della Maremma senese durante la repubblica narrazione storica con \u2026\u201d<\/i><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\"><i><b>M. L. Ceccarelli Lemut, G. Garzella<\/b><\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i>: \u201cI Gerosolomitani a Pisa e nel territorio nel medioevo\u201d in Riviera di levante tra Emilia e Toscana, un crocevia per l\u2019Ordine di S. Giovanni<\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\">. <\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\"><i><b>M. L. Ceccarelli Lemut, G. Garzella<\/b><\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i>: \u201cOrdini militari in una citt\u00e0 di mare: Ospitalieri e Templari nella Pisa medievale\u201d, in Cavalieri e citt\u00e0. Atti del III Convegno internazionale di studi, Volterra, 19-21 giugno 2008, a cura di F. Cardini, I. Gagliardi, G. Ligato, Pisa 2009.<\/i><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\"><i><b>E. FEDI, <\/b><\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i>\u201cL&#8217;abbazia di S.\u00a0<\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i>Maria dell&#8217;Alberese<\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i>\u00a0presso Grosseto\u201d, Napoli.\u00a0<\/i><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Augusto Codogno SIENA. (Seconda parte) Ci eravamo lasciati con l\u2019acquisto del porto di Talamone da parte dei senesi nel 1303, dopo una lunga ed estenuante contrattazione con chi lo possedeva: il Monastero di San Salvatore del Monte Amiata. 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