{"id":308,"date":"2016-08-12T10:18:00","date_gmt":"2016-08-12T08:18:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ilcittadinoonline.it\/cronache-dal-medioevo\/?p=308"},"modified":"2016-08-12T10:18:00","modified_gmt":"2016-08-12T08:18:00","slug":"tutta-la-verita-sul-beato-sorore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ilcittadinoonline.it\/cronache-dal-medioevo\/tutta-la-verita-sul-beato-sorore\/","title":{"rendered":"Tutta la verit\u00e0 sul beato Sorore"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left;\"><strong><span style=\"font-size: 12pt;\"><a href=\"https:\/\/www.ilcittadinoonline.it\/cronache-dal-medioevo\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2016\/08\/sorore.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-309 alignleft\" src=\"https:\/\/www.ilcittadinoonline.it\/cronache-dal-medioevo\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2016\/08\/sorore.jpg\" alt=\"sorore\" width=\"506\" height=\"675\" srcset=\"https:\/\/www.ilcittadinoonline.it\/cronache-dal-medioevo\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2016\/08\/sorore.jpg 506w, https:\/\/www.ilcittadinoonline.it\/cronache-dal-medioevo\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2016\/08\/sorore-225x300.jpg 225w\" sizes=\"auto, (max-width: 506px) 100vw, 506px\" \/><\/a>di Augusto Codogno<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif; font-size: 12pt;\">SIENA. <span style=\"font-family: Calibri,serif;\">Bellissima la leggenda tutta senese che vorrebbe un semplice \u201cciabattino\u201d quale fondatore di uno degli ospedali pi\u00f9 antichi del mondo: il Santa Maria della Scala. Molto pi\u00f9 interessante (anche se con meno fascino) \u00e8 capire come, intorno ai primi decenni del quattrocento, fosse nata l\u2019esigenza di inventarsi di sana pianta la storia di questo personaggio, mai esistito realmente, ma la cui figura fu al centro di una delle pi\u00f9 importanti operazioni di Marketing di quel secolo. <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif; font-size: 12pt;\"><span style=\"font-family: Calibri,serif;\">Partiamo, nonostante il filtro dei secoli, da ci\u00f2 che \u00e8 rimasto impresso nell\u2019immaginario collettivo dei senesi e da quanto le rappresentazioni pittoriche e le scritture hanno volutamente influito e corrotto la memoria di una citt\u00e0 intera. Secondo la leggenda, l\u2019ospedale di Santa Maria della Scala fu fondato da un povero ciabattino di nome Sorore che, addirittura nel IX secolo, cominci\u00f2 ad operare e dispensare carit\u00e0 nella sua piccola bottega davanti al Duomo. Grazie alla stima che aveva acquisito tra i suoi concittadini si cre\u00f2 intorno a lui un nucleo di volenterosi che poi diedero vita al grande ospedale senese. Secondo le fonti cinquecentesche si conoscerebbe anche la data della sua presunta morte, che risalirebbe addirittura all\u2019anno 898.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif; font-size: 12pt;\"><span style=\"font-family: Calibri,serif;\">In realt\u00e0, il documento pi\u00f9 antico che ci parla dell\u2019Ospedale di Siena (detto solamente di Santa Maria), risale al marzo del 1090, anche se la sua fondazione risulta precedente ed in quell\u2019anno la sua amministrazione e la sua gestione era gi\u00e0 in mano ai Canonici del Duomo (tale Alberico \u00e8 definito appunto prete e canonico del Duomo \u2013 AOM, 1090, marzo 29). Nei secoli successivi l\u2019Ospedale si affrancher\u00e0 dal clero e riuscir\u00e0 a mantenerne le distanze. Alla fine del 1200 e inizio del 1300 il Santa Maria subir\u00e0 una duplice pressione esercitata in primis dal Vescovo di Siena per le \u201cpresunte decime\u201d a lui non versate e poi dal Comune che ne voleva assumere il controllo gestionale. Il Governo di Siena infatti aveva capito che, dietro i lasciti e le \u201c<\/span><span style=\"font-family: Calibri,serif;\"><i>oblazioni<\/i><\/span><span style=\"font-family: Calibri,serif;\">\u201d di molti personaggi ricchi e blasonati, l\u2019Ospedale si era reso complice di una grande frode ai danni del Comune e delle casse pubbliche legittimando di fatto l\u2019evasione fiscale. Fu cos\u00ec che nacque nel luglio del 1305 il primo Statuto dell\u2019Ospedale di Siena che iniziava proprio con una dichiarazione di fedelt\u00e0 al Governo dei Nove: <\/span><span style=\"font-family: Calibri,serif;\"><i>\u201c\u2026d\u2019amare el Comune de Siena e de non frodarlo e di non lassarlo frodare<\/i><\/span><span style=\"font-family: Calibri,serif;\">\u201d ed una serie di rubriche (sessanta) che intendevano dimostrare come oramai l\u2019ente avesse acquisita una organizzazione tale da meritare rispetto ed autonomia. <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif; font-size: 12pt;\"><span style=\"font-family: Calibri,serif;\">Nonostante i grandissimi problemi di dissesto (seguir\u00e0 un secondo statuto nel 1318) ed alcune forzature a cui fu costretto (l\u2019apposizione dello stemma della balzana sulla facciata), l\u2019ospedale riusc\u00ec tuttavia a mantenersi in piedi districandosi e dimenandosi in un difficilissimo equilibrio.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif; font-size: 12pt;\"><span style=\"font-family: Calibri,serif;\">Ma passiamo al XV\u00b0 secolo. Fino al <\/span><span style=\"font-family: Calibri,serif;\"><b>1441<\/b><\/span><span style=\"font-family: Calibri,serif;\"> nessun documento scritto e nessuna immagine parlano del \u201cBeato Sorore\u201d. La prima notizia \u00e8 infatti legata ad un affresco di Lorenzo di Pietro (detto il Vecchietta), realizzato nel Pellegrinaio del Santa Maria della Scala su commissione del Rettore Giovanni di Francesco Buzzichelli, in carica dal 1434 al settembre del 1444, anno della sua morte. Fu proprio il Buzzichelli a voler raffigurare per primo la \u201cStoria di Sorore\u201d e probabilmente ad ideare un personaggio che potesse incarnare al meglio la laicit\u00e0 dell\u2019Ente.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif; font-size: 12pt;\"><span style=\"font-family: Calibri,serif;\">Cos\u00ec cominci\u00f2 la \u201ccostruzione\u201d della nostra leggenda per fini squisitamente \u201cpolitici\u201d. Al pennello del Vecchietta venne affidato il compito di rappresentare il sogno rivelatore della madre di Sorore che aveva avuto una premonizione prima del parto ed aveva visto il \u201cfuturo\u201d del figlio (ancora non venuto alla luce). Secondo questa rappresentazione, il beato scende e sale da una ipotetica ed infinita \u201cscala\u201d che va dalla terra al cielo e dove, una volta a destinazione, consegna uno dei tanti \u201cgettatelli\u201d (orfanelli) dell\u2019Ospedale, affidandolo alla madre divina. La \u201cscala\u201d a tre gradini era ormai divenuto da tempo il simbolo, lo stemma del Santa Maria. Niente di storicamente pi\u00f9 falso poich\u00e9, se la morte del Sorore fosse avvenuta effettivamente nel 898, in quel tempo l\u2019Ospedale, ammesso che gi\u00e0 esistesse, era ancora lontano dall\u2019essere accostato al famoso simbolo. Nel documento pi\u00f9 antico (1090) ancora era chiamato semplicemente \u201cdi Santa Maria\u201d e solo pi\u00f9 tardi, per la sua collocazione davanti ai gradini del Duomo, fu appellato come ospedale di Santa Maria \u201cante gradus\u201d, cio\u00e8 \u201cdavanti ai gradini o agli scalini\u201d del Duomo. Solo nel secolo successivo prese definitivamente e pi\u00f9 semplicemente il nome di Santa Maria della Scala e di conseguenza la \u201cscala\u201d (a tre gradini sormontata da una croce) divenne il suo simbolo. <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif; font-size: 12pt;\"><span style=\"font-family: Calibri,serif;\">L\u2019idea di dipingere tutto l\u2019ospedale con opere pittoriche di costosa e rilevante importanza fu una delle pi\u00f9 grandi operazioni di marketing del Rettore Buzzichelli con la quale pubblicizz\u00f2 i compiti svolti dal suo ente (carit\u00e0, investimenti, elemosine, cura degli ammalati, assistenza degli orfani) e nello stesso tempo volle ribadire la sua laicit\u00e0 intesa come autonomia nei confronti della Chiesa e del Comune. In questo contesto si inser\u00ec anche il bisogno di creare il mito di una \u201cfondazione laica\u201d e quindi il Sorore divent\u00f2 un mezzo di emancipazione e di riscatto per l\u2019Ente, ma anche di \u201csentita vicinanza\u201d con la popolazione senese provenendo da un ceto povero. Nacque cos\u00ec il cosiddetto \u201cCiclo del Pellegrinaio\u201d e cio\u00e8 quella serie di affreschi dipinti nell\u2019ospedale (tra cui quello citato del Vecchietta), che vide in Domenico di Bartolo Ghezzi, il maggiore \u201cdipendente\u201d agli ordini del Buzzichelli dal 1440 al 1444. Anche a lui venne commissionato di dipingere il <\/span><span style=\"font-family: Calibri,serif;\"><b>Beato Sorore<\/b><\/span><span style=\"font-family: Calibri,serif;\"> in quella che poi divenne famosa come la \u201cMadonna del Manto\u201d (terminata nel 1444), perch\u00e9 eseguita nella omonima cappella. In origine, come emerge dai pagamenti, l\u2019opera si chiamava \u201c<\/span><span style=\"font-family: Calibri,serif;\"><i>nostra Donna di Misericordia<\/i><\/span><span style=\"font-family: Calibri,serif;\">\u201d. Ai lati di questa vergine protettrice della citt\u00e0 di Siena, oltre al Sorore, compaiono anche i ritratti del Rettore e di sua moglie intenti a pregare.L\u2019anno dopo, sempre il Vecchietta, ritrarr\u00e0 di nuovo il Sorore nella famosa <\/span><span style=\"font-family: Calibri,serif;\"><i>Arliquiera<\/i><\/span><span style=\"font-family: Calibri,serif;\"> che fu collocata nella medesima cappella, mentre risale al 1461 il beato impresso nella cornice della Madonna della Misericordia in Palazzo Pubblico. <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: 12pt;\"><span style=\"font-family: Calibri,serif;\">Ormai la divulgazione iconografica era stata lanciata, ma le fonti scritte? Secondo il preziosissimo contributo del professor Michele Pellegrini (26\/11\/2010 in \u201cAtti della giornata di studi Attorno alla leggenda di Sorore: invenzione della memoria e uso della storia nell\u2019ospedale di Santa Maria della Scala\u201d):<\/span>\u201c<span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-family: Calibri,serif;\"><i>Quel nome, sulla scelta del quale ci si \u00e8 pi\u00f9 volte interrogati, fa infatti la sua prima apparizione nelle fonti scritte contestualmente alla realizzazione da parte del Vecchietta della prima rappresentazione iconogra\ufb01ca del personaggio, cio\u00e8 la prima scena affrescata sul lato sinistro del pellegrinaio (primo nella cronologia dell\u2019esecuzione oltre che nella collocazione \ufb01sica e nella successione logica delle scene). Quella che\u00a0potremmo dire la \u2018fede di battesimo\u2019 di Sorore, cio\u00e8 la prima attestazione positiva del suo nome nelle fonti scritte ancora conservate, la rintracciamo perci\u00f2, ad oggi, proprio nella nota di paga-mento di quell\u2019affresco contenuta, alla data del <\/i><\/span><span style=\"font-family: Calibri,serif;\"><i><b>30 novembre 1441<\/b><\/i><\/span><span style=\"font-family: Calibri,serif;\"><i>, nel \u201clibro Rosso del dare e avere, segnato \u201cN\u201d che raccoglie la contabilit\u00e0 ospedaliera di quei decenni<\/i><\/span>\u201d.<\/span><\/span><span style=\"font-size: 12pt;\"> Ed ancora: \u201c<span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-family: Calibri,serif;\"><i>Risale al 1477 la prima menzione del nome di Sorore in uno scritto di natura non documentaria ma letteraria: l\u2019autore \u00e8 prestigioso ed il registro \u00e8 elevato, trattandosi dell\u2019orazione funebre pronunciata dal cancelliere della repubblica, Agostino Dati in lode del rettore Niccol\u00f2 Ricoveri; ma la menzione di Sorore \u00e8 in quel testo del tutto incidentale, e nulla aggiunge all\u2019ancor vago pro\ufb01lo biogra\ufb01co del personaggio\u201d.<\/i><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif; font-size: 12pt;\"><span style=\"font-family: Calibri,serif;\">Dalla cronaca di <\/span><span style=\"font-family: Calibri,serif;\"><b>Allegretto Allegretti<\/b><\/span><span style=\"font-family: Calibri,serif;\"> sappiamo che nel maggio del <\/span><span style=\"font-family: Calibri,serif;\"><b>1492<\/b><\/span><span style=\"font-family: Calibri,serif;\"> venne ritrovato nella chiesa dell\u2019ospedale un cadavere quasi incorrotto, ma nessuno ipotizzava, anche allora, che si potesse trattare minimamente del Beato Sorore. Fu solo qualche anno dopo, durante i lavori effettuati per la decorazione della cappella del Manto (1513-1515) che si decise di associare a quel cadavere, la memoria \ufb01sica del fondatore e di metterlo in mostra proprio sotto l\u2019altare della Madonna del Manto.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif; font-size: 12pt;\"><span style=\"font-family: Calibri,serif;\">Nel 1575, nell\u2019occasione della visita pastorale del Bossio al Santa Maria della Scala si trova la descrizione di questo altare che ospitava e permetteva di vedere \u201c<\/span><span style=\"font-family: Calibri,serif;\"><i>corpus, ut asserunt, beati Sororis<\/i><\/span><span style=\"font-family: Calibri,serif;\">\u201d. La leggenda del Beato Sorore non aveva ancora tuttavia raggiunto la diffusione voluta, quindi era giunto il momento di dare una ulteriore spinta a ci\u00f2 che era gi\u00e0 presente nell\u2019immaginario collettivo, almeno iconograficamente. Cos\u00ec nel 1585 venne dato alle stampe il libro del \u201cmolto reverendo\u201d fra Gregorio Lombardelli: \u201cL<\/span><span style=\"font-family: Calibri,serif;\"><i>a vita del beato Sorore da\u00a0Siena, fondator del grande ospitale di\u00a0Santa Maria della Scala in\u00a0detta sua patria\u201d.<\/i><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Una ricostruzione dettagliata della vita del fondatore (stavolta per iscritto), in cui lo scrittore giustificava, incastrava gli elementi e colmava ogni lacuna sulla figura storica del Sorore, naturalmente senza prove concrete, ma appoggiandosi ad elementi familiari e riconoscibili. Citando ancora Michele Pellegrini: \u201c<i>Il trattamento che Lombardelli riserva alla leggenda di Sorore non \u00e8 diverso da quello applicato a centinaia di altre \ufb01gure reali o \ufb01ttizie del passato cittadino, pur essendo forse, il lavoro in cui pi\u00f9 scoperta \u00e8 la disinvoltura con cui l\u2019autore costruisce da s\u00e9 le proprie fonti. Caso esemplare, dunque, di un impegno agiogra\ufb01co che, promovendo quella che \u00e8 stata de\ufb01nita una \u201cbeati\ufb01cazione di massa\u201d del ceto nobile senese e dell\u2019intero corpo politico cittadino risponde, a cavallo tra Cinque e Seicento, a precisi obbiettivi politici, oltre ch\u00e9 pastorali<\/i>\u201d.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Ormai il Sorore era per tutti ufficialmente il \u201cfondatore\u201d dell\u2019ospedale ed anche due celebri fonti iconografiche come la pianta del Vanni (1597) ed il dipinto \u201cil pantheon senese\u201d di Ventura Salimbeni (1611) lo consacrano. Nel sei e settecento poi, una voluta strategia culturale e pastorale tesa a ricattolicizzare gli ambienti popolari di Siena, avr\u00e0 tutto da guadagnare dal rinforzare la leggenda del Beato Sorore che trover\u00e0 addirittura posto nelle guide, nei \u201cragguagli\u201d e nei testi relativi alle cose della nostra citt\u00e0 come la \u201c<i>Siena ricercata\u00a0et esaminata\u201d <\/i>di Curzio Sergardi o in una nuova agiografia del 1668 di Marsilio Mariani. Anche lo scrittore ufficiale del Santa Maria della Scala del diciassettesimo secolo, Girolamo Macchi, morto nel 1734, fu convinto devoto del Beato Sorore e divulgatore erudito di quella leggenda.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: 12pt;\">La questione del personaggio-mito, cominci\u00f2 ad incrinarsi per la prima volta solo a met\u00e0 del settecento quando il Pecci sollev\u00f2 le prime perplessit\u00e0 sul toponimo \u201cSorore\u201d, effettivamente inconsueto, presagendo una natura \u201cartificiosa\u201d. Un altro illustre studioso (il Banchi), che fu costretto a diffondere la notizia del rinvenimento del corpo incorrotto trasmessa dalla cronaca dell\u2019Allegretti, insinu\u00f2 che il nome fosse\u00a0stato adottato per aver voluto individuare il corpo del\u00a0fondatore in quello contenuto \u201c<i>in\u00a0un\u2019urna sepolcrale con\u00a0le parole B. Soror\u201d<\/i><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Vorrei aggiungere qualcosa di personale sulla possibilit\u00e0 dell\u2019esistenza di una scritta sepolcrale con la parola \u201cSoror\u201d o \u201cSorore\u201d che avrebbe confermato \u201cerroneamente\u201d il ritrovamento del cadavere del nostro fondatore. Questa iscrizione, potrebbe essere stata effettivamente rinvenuta in quanto appartenuta ad una \u201cinfermiera\u201d del XII\/XIII\u00b0 secolo sepolta nel nostro ospedale (ricordiamoci che la struttura aveva un adiacente cimitero).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Anche anticamente infatti, lavoravano al Santa Maria le cosiddette \u201cdonne ospedaliere\u201d che operavano nei reparti femminili e poi (successivamente) con i bambini \u201cgittatelli\u201d affiancando le Bal\u00ece. Queste donne, specie quelle appartenenti agli Ordini monastico-equestri (come l\u2019Ordine Ospedaliero di Altopascio ad esempio) erano spesso chiamate \u201cSorores\u201d. Numerosi atti infatti citano le \u201cdonne ospedaliere\u201d come \u201csorores\u201d, in particolare quelle appartenenti al sopra detto Ordine di Altopascio o del \u201cTau\u201d, nato nell\u2019omonima cittadina lucchese e propagatosi in tutta la penisola (ed oltre) gi\u00e0 alla fine del XII secolo e presente anche nella nostra citt\u00e0. <span style=\"font-size: 12pt;\">A Siena gestirono ben due piccoli ospizi sulla Francigena, uno vicino a Piazza Paparoni (Via di Camollia) ed uno fuori Porta Romana vicino a San Mamiliano e non \u00e8 da escludere la loro presenza anche nell\u2019ospedale pi\u00f9 grande della citt\u00e0.<\/span> <\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Augusto Codogno SIENA. 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