{"id":295,"date":"2016-06-21T13:14:50","date_gmt":"2016-06-21T11:14:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ilcittadinoonline.it\/cronache-dal-medioevo\/?p=295"},"modified":"2016-06-21T13:14:50","modified_gmt":"2016-06-21T11:14:50","slug":"jacopo-della-quercia-operajo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ilcittadinoonline.it\/cronache-dal-medioevo\/jacopo-della-quercia-operajo\/","title":{"rendered":"Quando Jacopo della Quercia era &#8220;operajo&#8221;"},"content":{"rendered":"<p align=\"JUSTIFY\"><strong><span style=\"font-size: large;\">di Augusto Codogno<\/span><\/strong><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: large;\">SIENA. Studiando nell\u2019Archivio dell\u2019Opera del Duomo, non si pu\u00f2 fare a meno di soffermarci su alcuni decenni del \u2018400, periodo nel quale la nostra cattedrale era un immenso cantiere, frequentato da molti giovani garzoni, maestranze di ogni genere e personaggi che poi divennero famosi in tutto il mondo. Come si direbbe oggi il nostro Duomo era una delle \u201cgrandi opere\u201d a livello internazionale.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: large;\">Se, paragonandolo ad un cantiere moderno, avessimo dovuto apporre un cartello con la data di inizio lavori, avremmo dovuto mettere sicuramente un anno agli inizi del 1100 poich\u00e9, i lavori di modifica sostanziale della chiesa di Santa Maria (con casa del vescovo) e conseguente trasformazione erano gi\u00e0 iniziati.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: large;\">Nel 1227 gli uffici senesi della \u201cbiccherna\u201d evidenziano una serie di pagamenti per i marmi bianche e neri e nel 1259 si registrano uscite per gli arredi del coro, mentre nel 1263 viene pagato il piombo utilizzato per la cupola. L\u2019Opera del Duomo (allora di Santa Maria) era gi\u00e0 nata (probabilmente dal 1196) e non era altro che una deputazione di cittadini che si occupavano della costruzione della nostra cattedrale. Dal 1238 al 1285 essa fu amministrata contabilmente dai monaci di San Galgano (cistercensi). A sovraintendere queste opere vi era un \u201coperajo\u201d che aveva il compito di decidere cosa fare, di commissionare le opere di abbellimento, di coordinare le varie maestranze, quindi di scegliere gli artisti, delegare, appaltare, naturalmente col benestare del \u201ccapitolo\u201d, mentre ai pagamenti pensava il \u201c<\/span><span style=\"font-size: large;\"><i>chamerlengo de l\u2019uopera<\/i><\/span><span style=\"font-size: large;\">\u201d. E fu cos\u00ec che anche uno degli artisti senesi pi\u00f9 famosi del quattrocento, Jacopo della Quercia, ebbe a ricoprire questo importante incarico: \u201coperajo\u201d, quindi sovraintendente.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: large;\">Sfatiamo innanzitutto la leggenda che il nostro artista si chiamasse \u201cdella Quercia\u201d perch\u00e9 nativo di Quercegrossa, localit\u00e0 non lontana da Siena. In realt\u00e0 il suo nome era Jacopo (Giacomo) di Pietro d\u2019Agnolo Guarnieri (Siena 1374 circa \u2013 Siena 21\/10\/1438) ed ebbe almeno un fratello di nome Priamo ed una sorella di nome Lisabetta. Priamo fu tra l\u2019altro un eccellente pittore e lavor\u00f2 a fianco di Domenico di Bartolo negli affreschi della \u201cSala del Pellegrinaio\u201d dell\u2019Ospedale Santa Maria della Scala di Siena. La dizione &#8220;della Quercia&#8221;, identifica gli artisti Jacopo e Priamo solo a partire dalla met\u00e0 del XV secolo, grazie ai \u201cCommentari\u201d di Lorenzo Ghiberti. Nei documenti originali di quel periodo infatti, i fratelli risultano chiamati solo con l\u2019indicazione del padre \u201cPietri o Pieri\u201d. Dal 1409 si comincia a far seguire al nome di Jacopo anche il luogo di nascita: \u201cde Senis\u201d.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: large;\">Altri documenti ci parlano poi, quando era gi\u00e0 conosciuto per i suoi lavori, di &#8220;magister fontis campi&#8221;, con chiara allusione a Fonte Gaia o &#8220;magister Iacobus\u201d e di quando era sovrintendente dell\u2019Opera del Duomo: \u201coperarius et gubernator ecclesiae cattedralis\u201d.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: large;\">Il primo gennaio del 1435 prest\u00f2 di nuovo giuramento come priore per il terzo di Citt\u00e0, (ove si era trasferito dopo il 1430), mentre il 4 febbraio successivo fu candidato senza successo alla carica di rettore dell&#8217;ospedale della Scala. Pochi giorni dopo (9 febbraio 1435) venne eletto alla prestigiosa e impegnativa carica di &#8220;operaio&#8221; del duomo, che mantenne sino alla morte. Fu lui che commission\u00f2 a Domenico di Bartolo la serie di affreschi sui quattro Santi Patroni di Siena nella sagrestia vecchia del Duomo di Siena. Purtroppo si dovette assentare per un breve periodo per mantenere alcuni impegni nel cantiere bolognese di San Petronio, ma lasciando delega a due consiglieri fidati: Pietro di Tommaso (del Besso) e Andrea di Giorgio.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: large;\">L\u2019ultimo dei quattro affreschi \u201cdei patroni\u201d fu terminato solo alla fine del 1438, ma Jacopo non fece in tempo a vederlo perch\u00e9 mor\u00ec il 21 ottobre di quell\u2019anno. Qualche giorno prima (3 ottobre), aveva fatto in tempo a dettare le sue volont\u00e0 testamentarie, nominando i fratelli Elisabetta e Priamo eredi universali, ma facendo alcuni lasciti anche in favore dei suoi allievi affinch\u00e9 proseguissero gli studi artistici. Fu sepolto nel chiostro della chiesa di S. Agostino a Siena.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Augusto Codogno SIENA. Studiando nell\u2019Archivio dell\u2019Opera del Duomo, non si pu\u00f2 fare a meno di soffermarci su alcuni decenni del \u2018400, periodo nel quale la nostra cattedrale era un immenso cantiere, frequentato da molti giovani garzoni, maestranze di ogni genere e personaggi che poi divennero famosi in tutto il mondo. 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