{"id":280,"date":"2016-03-31T15:50:57","date_gmt":"2016-03-31T13:50:57","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ilcittadinoonline.it\/cronache-dal-medioevo\/?p=280"},"modified":"2016-03-31T15:59:50","modified_gmt":"2016-03-31T13:59:50","slug":"le-guerre-valdarbia-le-due-epidemie","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ilcittadinoonline.it\/cronache-dal-medioevo\/le-guerre-valdarbia-le-due-epidemie\/","title":{"rendered":"Le guerre in Valdarbia tra le due epidemie (1348 \u2013 1374)"},"content":{"rendered":"<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: large;\"><b>di Augusto Codogno<\/b><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: large;\">SIENA. \u201cTanto tuon\u00f2 che piovve\u201d, potrebbe essere il proverbio pi\u00f9 adatto a definire il periodo di transizione tra questi due catastrofici eventi epidemiologici. Ed infatti per Siena e, soprattutto per la Val d\u2019Arbia, non furono anni di pace, in quanto numerosissime furono le scorrerie degli eserciti che sconvolsero l\u2019area e determinarono morte e distruzione, non meno delle malattie di cui sopra abbiamo parlato. Naturalmente episodi simili erano avvenuti anche in passato, anche se in modo meno cruento, specialmente nella secolare guerra tra \u201cGuelfi\u201d e \u201cGhibellini\u201d che aveva visto ora l\u2019una, ora l\u2019altra fazione in contrapposizione, danneggiare il contado di Siena. Quindi la Val d\u2019Arbia aveva gi\u00e0 patito enormi distruzioni, incendi e saccheggi. Ricorder\u00f2, solo per dovere di cronaca, alcuni episodi accaduti nella nostra zona prima della grande peste, come la distruzione del castello di <\/span><span style=\"font-size: large;\"><b>Campriano<\/b><\/span><span style=\"font-size: large;\"> (Murlo) nel <\/span><span style=\"font-size: large;\"><b>1266<\/b><\/span><span style=\"font-size: large;\"> o <\/span><span style=\"font-size: large;\"><b>1267<\/b><\/span><span style=\"font-size: large;\">, di propriet\u00e0 di Ranuccio Tolomei.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: large;\">Fu nell\u2019anno <\/span><span style=\"font-size: large;\"><b>1342<\/b><\/span><span style=\"font-size: large;\"> uno dei primi disastrosi raid della Compagnia di Ventura guidata dal <\/span><span style=\"font-size: large;\"><b>Duca Guarnieri (Wemer Von Urslinen: 1308-1354), <\/b><\/span><span style=\"font-size: large;\">che <\/span><span style=\"font-size: large;\"> danneggi\u00f2 tutta la Val d\u2019Arbia da Siena a Buonconvento. Come ci racconta il Dei nelle sue cronache senesi, questo personaggio, una volta rescisso il suo contratto di assoldamento con la citt\u00e0 di Pisa (Settembre 1342), si rec\u00f2 con i suoi duemila uomini nel Contado Di Siena: \u201c <\/span><span style=\"font-size: large;\"><i>.. e arsero e guastarono molte Ville, e presero prede e prigioni; e poi capitaro a Buonconvento, e ine stettero pi\u00f9 d\u00ec, e facevano molto danno per la contrada ardendo e predando; e stettero a Buonconvento; e poi il Comun di Siena s\u2019accord\u00f2 con loro, ed ebbero 2.500 Fiorini d\u2019oro, e partirsi dal nostro Contado e andorne a Citt\u00e0 di Castello\u2026<\/i><\/span><span style=\"font-size: large;\">\u201d.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: large;\"><b>Le Compagnie di Ventura<\/b><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: large;\">Non ci fu periodo peggiore, per gli abitanti della Val d\u2019Arbia, di quello nel quale i soldati mercenari scorrazzarono infliggendo morte e distruzione nelle nostre campagne. Tra il <\/span><span style=\"font-size: large;\"><b>1350<\/b><\/span><span style=\"font-size: large;\"> e il <\/span><span style=\"font-size: large;\"><b>1370<\/b><\/span><span style=\"font-size: large;\">, furono danneggiati borghi e castelli, molti dei quali finirono per essere definitivamente rasi al suolo, scomparendo per sempre dalla toponomastica. Queste \u201c<\/span><span style=\"font-size: large;\"><i>Compagnie<\/i><\/span><span style=\"font-size: large;\">\u201d erano comandate da \u201c<\/span><span style=\"font-size: large;\"><i>Capitani di Ventura<\/i><\/span><span style=\"font-size: large;\">\u201d. Erano questi \u201c<\/span><span style=\"font-size: large;\"><i>huomini d\u2019arme<\/i><\/span><span style=\"font-size: large;\">\u201d che avevano scelto l\u2019arte della guerra come proprio mestiere. Essi guidavano degli eserciti personali formati da mercenari a piedi e a cavallo riuniti appunto in \u201cCompagnie\u201d. Ogni Compagnia aveva un contabile per le paghe ed un notaio che stipulava i contratti di assoldamento con questo o quello stato che ne richiedeva i servigi. Oltre ai denari, le soldatesche si spartivano anche il bottino di guerra e, se c\u2019erano dei periodi di \u201cdisoccupazione\u201d, non esitavano a depredare e ricattare chiunque, anche coloro che avevano servito fino a poco tempo prima. <\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: large;\"><b>Anno 1354: Fra\u2019 Moriale<\/b><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: large;\">Fu un Capitano di origine francese che entr\u00f2 nella \u201cGrande Compagnia\u201d dopo un passato alquanto pacifico tra le file degli Ospedalieri dell\u2019ordine di San Giovanni di Gerusalemme, per cui gli rimase l\u2019appellativo di \u201cfrate\u201d o meglio, specie in toscana, di \u201c<\/span><span style=\"font-size: large;\"><i>friere<\/i><\/span><span style=\"font-size: large;\">\u201d (cos\u00ec venivano indicati i cavalieri gerosolomitani). In realt\u00e0 il suo vero nome fu <\/span><span style=\"font-size: large;\"><b>Jean Montreal du<\/b><\/span> <span style=\"font-size: large;\"><b>Bar<\/b><\/span><span style=\"font-size: large;\"> e si present\u00f2 dalle nostre parti intorno al <\/span><span style=\"font-size: large;\"><b>Giugno 1354, <\/b><\/span><span style=\"font-size: large;\">quando gi\u00e0 la sua cattiva fama lo aveva preceduto. I senesi cercarono di prevenire l\u2019arrivo di questa Compagnia assoldando a loro volta altri mercenari da contrapporgli e tentando addirittura di avvelenarli mentre erano accampati ad Asciano e a San Quirico: <\/span>\u201c\u2026<span style=\"font-size: large;\"><i>E comproro i Sanesi libbre 135 di risalgallo per attossicare la vettovaglia a <\/i><\/span><span style=\"font-size: large;\"><i><b>Sciano<\/b><\/i><\/span><span style=\"font-size: large;\"><i> e a <\/i><\/span><span style=\"font-size: large;\"><i><b>San Quirico<\/b><\/i><\/span><span style=\"font-size: large;\"><i>: questo fu di Giugno. La Compagna <\/i><\/span><span style=\"font-size: large;\">(Compagnia)<\/span><span style=\"font-size: large;\"><i> del Friere di Monreale<\/i><\/span><i><b> <\/b><\/i><span style=\"font-size: large;\">(Fra\u2019 Moriale)<\/span><span style=\"font-size: large;\"><i> sopradetto venne in quel di Siena di Giugno facendo gran danno, scorrendo gran parte del Contado di Siena. Unde poi li Sanesi fero accordo colla detta Compagna, e ebbero dal Comuno di Siena fiorini 13.324 d\u2019oro per taglia, ch\u2019 egli uscissero dal Contado a d\u00ec 19 di Giugno<\/i><\/span><span style=\"font-size: large;\">\u2026\u201d. La cifra fu altissima, ma Fra\u2019 Moriale non ne godette a lungo perch\u00e9 nello stesso anno fu catturato e giustiziato a Roma<\/span><span style=\"font-size: large;\"><b>.<\/b><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: large;\"><b>Anno 1358: La guerra tra Siena e Perugia e le \u201cforche di Pecorile\u201d<\/b><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: large;\">Sempre dalle stesse cronache di Neri di Donato si apprende che nel <\/span><span style=\"font-size: large;\"><b>1358<\/b><\/span><span style=\"font-size: large;\"> la citt\u00e0 di Cortona si era ribellata a Perugia ed era passata, per suo volere, sotto la protezione dei senesi<\/span><span style=\"font-size: medium;\">. <\/span><span style=\"font-size: large;\">Questo ovviamente port\u00f2 ad uno scontro tra le due citt\u00e0 ed ad una guerra aperta, combattuta soprattutto in Val di Chiana e con l\u2019intento di riconquistare anche Montepulciano, con vari assedi e lo zampino apparentemente distaccato di Firenze. Furono per\u00f2 proprio i fiorentini che, a un certo punto, si offrirono di mediare il conflitto e di riportare la pace tra Siena e Perugia. Tra gli accordi risulterebbe un permesso accordato ai perugini, di poter effettuare razzie nella \u201cscialenga\u201d, forse per risarcimento di un torto subito dai senesi, ma senza oltrepassare Buonconvento. Il limite geografico per\u00f2 non venne rispettato e fu in questa occasione che accadde il breve, ma intenso episodio, delle cosiddette \u201cforche di Pecorile\u201d. Anche stavolta fu la Val d\u2019Arbia, da Buonconvento a Cerchiaia (borgo periferico a sud di Siena, due chilometri da Porta Romana), il territorio che sub\u00ec le pi\u00f9 pesanti ripercussioni. In pratica vennero devastate le localit\u00e0 che si trovavano sulla francigena tra <\/span><span style=\"font-size: large;\"><b>Buonconvento <\/b><\/span><span style=\"font-size: large;\">e<\/span><span style=\"font-size: large;\"><b> Siena, <\/b><\/span><span style=\"font-size: large;\">quindi:<\/span><span style=\"font-size: large;\"><b> Borgo Furello, Ponte d\u2019Arbia, Lucignano, Monteroni, Tressa, Isola d\u2019Arbia, Colle Malamerenda e Pecorile<\/b><\/span><span style=\"font-size: large;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: large;\">Il cronista Neri di Donato ce lo racconta cos\u00ec: <\/span>\u201c<span style=\"font-size: large;\"><i>.. e cos\u00ec poi trapassarono <\/i><\/span><span style=\"font-size: large;\">(superarono)<\/span><span style=\"font-size: large;\"><i> Buonconvento, come da\u2019 Fiorentini furo messi al punto <\/i><\/span><span style=\"font-size: large;\">(come concordato con i Fiorentini)<\/span><span style=\"font-size: large;\"><i>, e vennero infino alle Forche di Pecorile presso a Siena a un miglio, e ine posarono il campo, e guastaro le dette Forche, le quali catene erano a traverso su le more <\/i><\/span><span style=\"font-size: large;\">(colonne a base quadrata, in genere a mattoni)<\/span><span style=\"font-size: large;\"><i> delle Forche in luogo di pertiche , e ine s\u2019 appiccava i malfattori; e cos\u00ec li scorridori vennero infino appresso le Porte di Siena. E veggendo questo li Sanesi, si levoro a romore, e armossi tutto il Popolo, e sonaro le campane di Siena a stormo. A questo punto i Perugini si ritirarono con alcuni prigionieri e portano per trofeo quelle catene che avevano tolto alle Forche predette e portarne le dette catene, le quali attaccoro di fuore delle finestre del Podest\u00e0 a capo la Porta; e parve loro aver fatto le lor vendette, poich\u00e9 ne portaro le catene delle Forche di Pecorile, che con festa entraro in Perugia\u201d.<\/i><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: large;\">La stessa cronistoria di questi accadimenti fu raccontata anche dal fiorentino <\/span><span style=\"font-size: large;\"><b>Matteo Villani<\/b><\/span><span style=\"font-size: large;\">, che ci indica anche le date dei fatti (29 e 30 Aprile). Sempre il Villani ci conferma che i perugini \u201c<\/span><span style=\"font-size: large;\"><i>arsono Bonconvento<\/i><\/span><span style=\"font-size: large;\">\u201d, arrivarono fino a Porta Romana, rubarono le \u201cforche\u201d di Pecorile e presero molti prigionieri: \u201c<\/span><span style=\"font-size: large;\"><i>Sopraggiugnendo la sera, co\u2019 prigioni che presi aveano in numero di centocinquanta si ritrassono a Isola, e il seguente d\u00ec ripigliarono la via d\u2019Asciano, e si ritornarono a Perugia\u2026.<\/i><\/span><span style=\"font-size: large;\">\u201d. Oltre a questo episodio, la guerra tra Siena e Perugia vide anche altri fatti importanti come l\u2019Assedio di Monte San Savino e di Torrita, ma soprattutto l\u2019assoldamento di un condottiero tedesco dal nome italianizzato di <\/span><span style=\"font-size: large;\"><b>Anecchino di Bongardo. <\/b><\/span><span style=\"font-size: large;\">Presto per\u00f2 questo personaggio si sveler\u00e0 un impostore e a fasi alterne sar\u00e0 alleato o ricattatore e predatore dei senesi.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: large;\"><b>Anno 1364. <\/b>Fu proprio la \u201ccompagnia\u201d di Bongardo sopracitato, detta dai senesi \u201cdegli Anglicorum\u201d che quest\u2019anno rivolse le sue attenzioni sulla campagna senese ed anche sulla Val d\u2019Arbia, rubando e razziando cibo e animali. <\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: large;\"><b>Anno 1365. <\/b>La nostra area conobbe sfortunatamente un altro condottiero chiamato <\/span><span style=\"font-size: large;\"><b>Giovanni Acuto (John Hawkwood)<\/b><\/span><span style=\"font-size: large;\">, di origine inglese, il quale aveva prestato servizio per molto tempo nella guerra tra Pisa e Firenze. La sua \u201c<\/span><span style=\"font-size: large;\"><b>Compagnia di San Giorgio<\/b><\/span><span style=\"font-size: large;\">\u201d infatti, unita a quella di Messer <\/span><span style=\"font-size: large;\"><b>Ambruogio Visconti<\/b><\/span><span style=\"font-size: large;\">, entr\u00f2 nel senese nell\u2019Ottobre del <\/span><span style=\"font-size: large;\"><b>1365<\/b><\/span><span style=\"font-size: large;\">. Passando da Marmoraja e dopo aver danneggiato rispettivamente Santa Colomba, l\u2019abbazia di San Galgano (Chiusdino) e Roccastrada arriv\u00f2 a Buonconvento e da qui \u201ccorse <\/span><span style=\"font-size: large;\"><i>fino all\u2019 <\/i><\/span><span style=\"font-size: large;\"><i><b>Isola d\u2019Arbia,<\/b><\/i><\/span><span style=\"font-size: large;\"><i> quattro miglia vicino alla citt\u00e0, e quindi alla <\/i><\/span><span style=\"font-size: large;\"><i><b>Villa al Piano<\/b><\/i><\/span><span style=\"font-size: large;\"> (nel Comune di Monteroni d\u2019Arbia), <\/span><span style=\"font-size: large;\"><i>e quivi appresso bruci\u00f2 il Castel di <\/i><\/span><span style=\"font-size: large;\"><i><b>Radi di Greta<\/b><\/i><\/span><span style=\"font-size: large;\"> (Radi, sempre nel Comune di Monteroni d\u2019Arbia), <\/span><span style=\"font-size: large;\"><i>e si condusse presso a Montalcino facendo per tutto grandissimi danni\u201d<\/i><\/span><span style=\"font-size: large;\"><b>. <\/b>I senesi, stanchi di tutte quelle scorrerie, assoldarono undici \u201c<\/span><span style=\"font-size: large;\"><i>insegne<\/i><\/span><span style=\"font-size: large;\">\u201d di Tedeschi (provenienti dalla zona di Orvieto) che misero agli ordini di Isnardo d\u2019Apruzzi allora \u201c<\/span><span style=\"font-size: large;\"><i>Conservadore<\/i><\/span><span style=\"font-size: large;\">\u201d e lo mandarono contro all\u2019Acuto che, dopo un estenuante inseguimento, se ne fugg\u00ec verso Sarzana.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: large;\">Un\u2019altra versione degli stessi fatti ci viene dal cronista Neri di Donato:<\/span> \u201c<span style=\"font-size: large;\"><i><b>Misser Ambruogiuolo<\/b><\/i><\/span><span style=\"font-size: large;\"><i> figliuolo non legittimo di <\/i><\/span><span style=\"font-size: large;\"><i><b>M. Barnab\u00f2<\/b><\/i><\/span><span style=\"font-size: large;\"><i> da Milano con una Compagna che chiamavasi la <\/i><\/span><span style=\"font-size: large;\"><i><b>Compagna di San Giorgio<\/b><\/i><\/span><span style=\"font-size: large;\"><i>, e con lui era Misser <\/i><\/span><span style=\"font-size: large;\"><i><b>Giovanni Augud<\/b><\/i><\/span><span style=\"font-size: large;\"><i> vennero a d\u00ec <\/i><\/span><span style=\"font-size: large;\"><i><b>15 d\u2019 Ottobre<\/b><\/i><\/span><span style=\"font-size: large;\"><i> nel Contado di Siena, e prima a Santa Colomba e Marmoraja, e poi a San Galgano, e a Rocca Strada, e poi a <\/i><\/span><span style=\"font-size: large;\"><i><b>Buonconvento<\/b><\/i><\/span><span style=\"font-size: large;\"><i> e all\u2019 <\/i><\/span><span style=\"font-size: large;\"><i><b>Isola<\/b><\/i><\/span><span style=\"font-size: large;\"><i>, e poi nella Berardenga, e poi alla Badia a Isola facendo per tutto grandissimi danni, ardeano, e uccideano e robavano, e cos\u00ec stero pi\u00f9 tempo nel Contado di Siena facendo danno inestimabile<\/i><\/span><span style=\"font-size: large;\">\u201d<\/span><span style=\"font-size: large;\"><b>.<\/b><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: large;\"><b>Anno 1366. <\/b>I raid del 1366 furono altrettanto devastanti, ma stavolta le cronache sono un po\u2019 diverse nel raccontare i fatti e le date.Tenuto conto che per il calendario senese, Gennaio, Febbraio e Marzo <\/span><span style=\"font-size: large;\"><b>1366<\/b><\/span><span style=\"font-size: large;\"> sono, per l\u2019effetto della cosiddetta \u201cincarnazione\u201d, corrispondenti all\u2019anno <\/span><span style=\"font-size: large;\"><b>1367, <\/b><\/span><span style=\"font-size: large;\">non \u00e8 molto facile capire se tali fatti siano riconducibili all\u2019uno o l\u2019altro anno. Sembra comunque che la Compagnia di S. Giorgio, al quale si era temporaneamente unito anche il <\/span><span style=\"font-size: large;\"><b>Baumgarten, <\/b><\/span><span style=\"font-size: large;\">fosse ritornata di nuovo nel senese<\/span><span style=\"font-size: large;\"><b>.<\/b><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: large;\">Furono compiuti numerosi atti nella nostra zona e danneggiate le localit\u00e0 di <\/span><span style=\"font-size: large;\"><b>Percenna, Ponte a Tressa, Isola d\u2019 Arbia<\/b><\/span><span style=\"font-size: large;\">, <\/span><span style=\"font-size: large;\"><b>Cuna e Arbiola. <\/b><\/span><span style=\"font-size: large;\">Furono proprio gli uomini di <\/span><span style=\"font-size: large;\"><b>Hannekin Baumgarten<\/b><\/span><span style=\"font-size: large;\"> che sequestrarono degli operai nel villaggio di <\/span><span style=\"font-size: large;\"><b>Cuna, <\/b><\/span><span style=\"font-size: large;\">prontamente riscattati dall\u2019Ospedale di Siena e che bruciarono la zona intorno a Monteroni. Secondo altre cronache sembra che i reati siano da attribuire solo alle masnade di <\/span><span style=\"font-size: large;\"><b>Giovanni Acuto<\/b><\/span><span style=\"font-size: large;\">, ma i documenti da me consultati confermano senza ombra di dubbio anche il coinvolgimento del Bongardo. Nel <\/span><span style=\"font-size: large;\"><b>marzo<\/b><\/span><span style=\"font-size: large;\"> del <\/span><span style=\"font-size: large;\"><b>1366<\/b><\/span><span style=\"font-size: large;\"> infatti, il grancere di Cuna riscatt\u00f2 con fiorini 31 alcuni \u201c<\/span><span style=\"font-size: large;\"><i>pregioni<\/i><\/span><span style=\"font-size: large;\">\u201d catturati dai condottieri. A seguito di questo attacco, quasi tutta la popolazione di Cuna fugg\u00ec e si era rifugi\u00f2 in un\u2019altra grancia pi\u00f9 lontana: quella di S. Angelo in Colle. Ecco il perch\u00e9 di un altro documento datato <\/span><span style=\"font-size: large;\"><b>8 giugno 1366<\/b><\/span><span style=\"font-size: large;\">, dove il grancere di S. Angelo (in Colle) addebit\u00f2 a quello di Cuna il costo di 3 moggi e 13 staia di pane cotto e 6 staia di orzo che aveva usato per il sostentamento dei fuggitivi, i quali \u201c<\/span><span style=\"font-size: large;\"><i>vi stettero per <\/i><\/span><span style=\"font-size: large;\">(colpa della)<\/span><span style=\"font-size: large;\"><i> chompagnia di messer Anechino<\/i><\/span><span style=\"font-size: large;\">\u201d. <\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: large;\">Con molta probabilit\u00e0 queste razzie, fatte solamente o, anche dal Bongardo, cessarono nel mese di <\/span><span style=\"font-size: large;\"><b>Aprile 1366<\/b><\/span><span style=\"font-size: large;\"> quando il Comune di Siena si decise a pagare (ancora una volta) 10.500 fiorini ai diversi capitani di Ventura affinch\u00e8 dessero tregua alle terre senesi. Tutte queste atrocit\u00e0 costrinsero gli abitanti del contado a chiedere ripetutamente la protezione del Comune di Siena, come ben evidenziato da una petizione fatta nel Giugno del <\/span><span style=\"font-size: large;\"><b>1366<\/b><\/span><span style=\"font-size: large;\"> dagli uomini di <\/span><span style=\"font-size: large;\"><b>Tressa<\/b><\/span><span style=\"font-size: large;\">, <\/span><span style=\"font-size: large;\"><b>Arbiola<\/b><\/span><span style=\"font-size: large;\">, <\/span><span style=\"font-size: large;\"><b>Isola d\u2019Arbia<\/b><\/span><span style=\"font-size: large;\"> e <\/span><span style=\"font-size: large;\"><b>Cuna<\/b><\/span><span style=\"font-size: large;\">, i quali chiesero specificatamente al Consiglio Generale, un impegno a costruire una fortezza presso la Grancia di Cuna. <\/span><span style=\"font-size: large;\">Sempre nel settembre di quest\u2019anno (il giorno 19), una lettera del Pievano Domenico al Vescovo di Siena Azzolino, conferma quanto sopra sostenuto e cio\u00e8 che alcuni poderi di Cuna furono bruciati dal<\/span><span style=\"font-size: large;\"><b> Bongardo<\/b><\/span><span style=\"font-size: large;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: large;\">La lettera, proveniente dall\u2019archivio arcivescovile di Siena, fu scritta da Domenico di Pietro, Pievano di San Martino in Grania (localit\u00e0 delle crete oggi nel Comune di Asciano, ma pi\u00f9 vicina a Cuna e Monteroni), il quale chiese la concessione di <\/span><span style=\"font-size: large;\">una \u201c<\/span><span style=\"font-size: large;\"><i>licentia alienandi<\/i><\/span><span style=\"font-size: large;\">\u201d per ricostruire una casa mezzadrile bruciata proprio dalle soldatesche di <\/span><span style=\"font-size: large;\"><b>Anichino di Bongardo (37)<\/b><\/span><span style=\"font-size: large;\">. Credo sia interessante riprodurre anche parte del documento: <\/span>\u201c\u2026<span style=\"font-size: large;\"><i>Coram vobis reverendo in Christo patre et domino domino A\u00e7\u00e7olino Dei et apostolice Sedis gratia episcopo senensi, ego presbiter <\/i><\/span><span style=\"font-size: large;\"><i><b>Dominicus Petri plebanus plebis S. Martini in Grania<\/b><\/i><\/span><span style=\"font-size: large;\"><i> vestre senensis diocesis, expono dicens quod per gentem perverse et malingne sotietatis domini <\/i><\/span><span style=\"font-size: large;\"><i><b>Anecchini de Bongardo<\/b><\/i><\/span><span style=\"font-size: large;\"><i> quem territorium et districtum civitatis Senarum invasit et eo tempore quo ipse dominus Anecchinus moram traxit cum gente sua apud <\/i><\/span><span style=\"font-size: large;\"><i><b>Cunam<\/b><\/i><\/span><span style=\"font-size: large;\"><i> comitatus Senarum, quedam domus cum una capanna dicte mee plebis conbuste et destructe et concremate fuerunt\u2026\u201d.<\/i><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: large;\"><b>Anno 1371. <\/b>Dalle deliberazioni del Comune di Siena emerge che nel marzo del 1371 (6 marzo per la precisione) <\/span><span style=\"font-size: large;\"><b>Lucio di Landau e Federigo da Brescia <\/b><\/span><span style=\"font-size: large;\">(capitani di ventura) avevano attaccato la citt\u00e0 di <\/span><span style=\"font-size: large;\"><b>Campagnatico <\/b><\/span><span style=\"font-size: large;\">dando fuoco a circa 280 case. Qualche giorno dopo invece bruciarono<\/span><b> <\/b><span style=\"font-size: large;\">pi\u00f9 di 2000 case nella zona tra <\/span><span style=\"font-size: large;\"><b>Monastero (<\/b><\/span><span style=\"font-size: large;\">localit\u00e0 di<\/span><b> <\/b><span style=\"font-size: large;\">Costafabbri presso Siena<\/span><span style=\"font-size: large;\"><b>)<\/b><\/span><span style=\"font-size: large;\"> e <\/span><span style=\"font-size: large;\"><b>Montecchio<\/b><\/span><span style=\"font-size: large;\">. Il \u201ccastro\u201d di <\/span><span style=\"font-size: large;\"><b>Mugnano di Creta <\/b><\/span><span style=\"font-size: large;\">(Comune di Monteroni) fu addirittura raso al suolo e di questo villaggio non rimase quasi pi\u00f9 nulla. La cronaca di Neri di Donato \u00e8 ancora pi\u00f9 precisa e ci racconta che la Compagnia detta <\/span><span style=\"font-size: large;\"><b>\u201cdel Conte Luzio\u201d<\/b><\/span><span style=\"font-size: large;\"> venne il 7 Marzo del <\/span><span style=\"font-size: large;\"><b>1371<\/b><\/span><span style=\"font-size: large;\"> nel Contado senese. Essa era formata da mercenari che combattevano al soldo dei Perugini e dei Fiorentini e pi\u00f9 precisamente, la parte che era pagata dai fiorentini aveva come suo Capitano <\/span><span style=\"font-size: large;\"><b>Federico da Brescia<\/b><\/span><span style=\"font-size: large;\">, mentre quella pagata dai perugini era comandata da due Capitani che si chiamavano \u201c<\/span><span style=\"font-size: large;\"><b>Conte Luzio<\/b><\/span><span style=\"font-size: large;\">\u201d e \u201c<\/span><span style=\"font-size: large;\"><b>Anasi da Rieti<\/b><\/span><span style=\"font-size: large;\">\u201d. Fecero scorrerie e danni fino alle porte della citt\u00e0, danneggiando il Mulino della Badessa (Le Badesse), S. Maria al Poggiolo e Fontebecci. Il giorno seguente (<\/span><span style=\"font-size: large;\"><b>8 Marzo 1371<\/b><\/span><span style=\"font-size: large;\">), andarono a S. Maria a Pilli, a <\/span><span style=\"font-size: large;\"><b>Villa al Piano<\/b><\/span><span style=\"font-size: large;\"> (oggi Ville di Corsano nel Comune di Monteroni d\u2019Arbia) e a <\/span><span style=\"font-size: large;\"><b>Mugnano <\/b><\/span><span style=\"font-size: large;\">(idem). Il giorno 12 Marzo arsero e distrussero tutta la zona intorno a Monastero (Monastero di S. Eugenio nei pressi di Costafabbri) e a Montecchio, ardendo centinaia di case. Il 14 Marzo si accamparono a Presciano<\/span><b> <\/b><span style=\"font-size: large;\">(Taverne d\u2019Arbia) e Siena mand\u00f2 alcuni ambasciatori per cercare un accordo. Nei giorni seguenti si spostarono nella Berardenga (secondo il cronista per paura dei senesi che stavano organizzando un esercito di oltre 4000 uomini). Il giorno 20 Marzo fecero campo a Monte Sante Marie, meditando di espugnare Asciano, ma poi deviano il loro percorso e tornarono in Valdarbia il <\/span><span style=\"font-size: large;\"><b>21<\/b><\/span><span style=\"font-size: large;\"> di <\/span><span style=\"font-size: large;\"><b>Marzo<\/b><\/span><span style=\"font-size: large;\"> e come riporta la cronaca:<\/span> \u201c <span style=\"font-size: large;\"><i>E poi la detta Compagna and\u00f2 a <\/i><\/span><span style=\"font-size: large;\"><i><b>Cuna,<\/b><\/i><\/span><span style=\"font-size: large;\"><i> e derovi la battaglia\u201d<\/i><\/span><span style=\"font-size: large;\">. <\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: large;\">Fu a questo punto che Siena riusc\u00ec ad accordarsi con i mercenari. Era il 22 Marzo 1371 quando il Comune senese pag\u00f2 8.000 fiorini d\u2019 oro e consegn\u00f2 20 Moggia di pane. Il 31 marzo la detta Compagnia se ne and\u00f2 in quel di Volterra.<\/span><b> <\/b><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Augusto Codogno SIENA. \u201cTanto tuon\u00f2 che piovve\u201d, potrebbe essere il proverbio pi\u00f9 adatto a definire il periodo di transizione tra questi due catastrofici eventi epidemiologici. Ed infatti per Siena e, soprattutto per la Val d\u2019Arbia, non furono anni di pace, in quanto numerosissime furono le scorrerie degli eserciti che sconvolsero l\u2019area e determinarono morte [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":283,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"class_list":{"0":"post-280","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-cronache-dal-medioevo"},"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ilcittadinoonline.it\/cronache-dal-medioevo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/280","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ilcittadinoonline.it\/cronache-dal-medioevo\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ilcittadinoonline.it\/cronache-dal-medioevo\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ilcittadinoonline.it\/cronache-dal-medioevo\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ilcittadinoonline.it\/cronache-dal-medioevo\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=280"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.ilcittadinoonline.it\/cronache-dal-medioevo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/280\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":282,"href":"https:\/\/www.ilcittadinoonline.it\/cronache-dal-medioevo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/280\/revisions\/282"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ilcittadinoonline.it\/cronache-dal-medioevo\/wp-json\/wp\/v2\/media\/283"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ilcittadinoonline.it\/cronache-dal-medioevo\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=280"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ilcittadinoonline.it\/cronache-dal-medioevo\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=280"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ilcittadinoonline.it\/cronache-dal-medioevo\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=280"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}