{"id":258,"date":"2016-01-11T17:10:47","date_gmt":"2016-01-11T16:10:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ilcittadinoonline.it\/cronache-dal-medioevo\/?p=258"},"modified":"2016-01-11T17:29:30","modified_gmt":"2016-01-11T16:29:30","slug":"mario-bandini-senese-fino-allultimo-respiro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ilcittadinoonline.it\/cronache-dal-medioevo\/mario-bandini-senese-fino-allultimo-respiro\/","title":{"rendered":"Mario Bandini, senese fino all&#8217;ultimo respiro"},"content":{"rendered":"<p align=\"JUSTIFY\"><strong>di Augusto Codogno<\/strong><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\">SIENA. Gli anni difficili che seguirono alla morte di Pandolfo Petrucci furono anche quelli che precedettero l\u2019ultima guerra di Siena, quella che si concluse con la fine della nostra Repubblica. Nel <b>1524<\/b> Fabio Petrucci aveva organizzato una sommossa per ripristinare la tirannia della sua casata, attaccando il Governo senese ed il Palazzo Comunale, ma il popolo, armi in pugno glielo aveva impedito. Tra coloro che si distinsero nella resistenza c\u2019era anche <b>Mario Bandini<\/b>, giovane senese che gi\u00e0 aveva dimostrato attitudine al comando e buona arte oratoria.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Nato da Salustio Bandini e Montanina di Andrea Todechini Piccolomini, recit\u00f2 una famosa orazione nel 1520, per i funerali di Monsignor Girolamo Piccolomini, Vescovo di Pienza. Di nobile famiglia, aveva condotto importanti studi a Siena ed aveva gi\u00e0 ricoperto alcuni incarichi pubblici di livello (Cancelliere di Bal\u00eca). La sua \u201cscesa in armi\u201d per difendere la libert\u00e0 senese, a fianco di Sinolfo Saracini e Gio:Battista Piccolomini, gli aveva fatto acquistare notevole fama in Siena, tanto che molti giovani si riunirono intorno a lui, formando il gruppo dei cosiddetti \u201cLibertini\u201d, i quali firmando e giurando fedelt\u00e0 lo avevano eletto loro capo. Come ci racconta il Pecci, erano costoro \u201c<i>200 Compagni<\/i>\u201d i quali avevano promesso solennemente che \u201c<i>sempre sarebbero stati nemici di tutti coloro, che avessero della Patria tentato usurparne\u2026<\/i>\u201d e che \u201c<i>andavano di tale unione cos\u00ec baldanzosi, che non s\u2019astenevano in publico con cartelloni affissati alle Cantonate, e in privato molto pi\u00f9, di lasciarsi uscire di bocca molti vantamenti\u2026<\/i>.\u201d.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Uno di questi \u201cmanifesti\u201d \u00e8 giunto fino; si tratta di un sonetto, rimato proprio dallo stesso Mario Bandini che, come vedremo in seguito, fu anche un ottimo poeta: \u201c\u2026<i>Tira el Tiranno a tutte le sue voglie, \/ Chi priva dell\u2019avere, chi della vita, \/ A cui tolle la Figlia, a cui la Moglie; \/ +++++++++ \/ Purch\u00e8 vi piaccia, la cosa \u00e8 finita, \/ Per\u00f2, con faccia ardita, \/ A conservarla state arditi, e franchi, \/ Prima morir, che Libert\u00e0 vi manchi<\/i>.\u201d<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Intanto la citt\u00e0 stava cercando un\u2019intesa tra i vari \u201cMonti\u201d per formare un nuovo Governo e soprattutto si discuteva sul numero dei membri che vi dovevano accedere. Fabio Petrucci e gli altri fautori della sommossa (tra cui il Petroni e Alessandro Bichi) erano stati costretti a fuggire da Porta Tufi per evitare conseguenze maggiori, ma si erano allontanati poco dalla citt\u00e0 tramando di ritornarci al pi\u00f9 presto. Finalmente l\u2019accordo di Governo fu trovato e, adunato il Senato, fu deciso che il supremo Organo fosse composto di 98 persone in totale: 22 dell\u2019Ordine dei Nove, 25 dei Popolari, 25 per i Nobili e Riformatori e 26 per i Dodicini. Naturalmente <b>Mario Bandini<\/b> fu eletto tra i \u201cPopolari\u201d.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Passarono pochi mesi e nel Gennaio <b>1525<\/b>, grazie ad un\u2019altra congiura della fazione \u201cnovesca\u201d e con la complicit\u00e0 del Papa e dell\u2019esercito del Duca d\u2019Albania (che stava attraversando apparentemente in modo innocuo lo Stato Senese), la repubblica venne destituita e riaffidata la Signoria ad <b>Alessandro Bichi<\/b> prontamente rientrato in Siena. Ecco allora che furono costrette ad allontanarsi le famiglie di parte opposta ed ovviamente anche <b>Mario Bandini<\/b>. Alessandro Bichi introdusse a breve un \u201c<b>Collegio dei Sedici<\/b>\u201d e strinse forte alleanza con Papa, ma il malcontento dei senesi lo spinse a ritornare in patria dove, nel Marzo 1525 tenne un memorabile discorso contro la tirannia che in parte riporter\u00f2:<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\">\u201c \u2026<i>.N\u00e8 parendogli aver fatto abbastanza per opprimere il governo Popolare, ne han sopra le spalle posto il giogo del Tiranno, le quali cose, secondo il costume, se fussero dalla Signoria state proposte in Senato, il Popolo vi avrebbe provveduto, e tutte l\u2019avrebbe ributtate, ma poich\u00e9 la forza, e l\u2019arme ci hanno la libert\u00e0 strappata di mano, la Signoria ingiusta, che ha la forza partorito, e la forza mantiene, conviene a noi, colla forza, atterrare \u2026.Per la libert\u00e0 nulla specie di morte succeder\u00e0, che onesta, che gloriosa non sia, degna d\u2019Uomo libero, degna d\u2019un vero Cittadino, sicche\u2019 conviene porsi a rischio, n\u00e9 aspettare, che, dormendo, la libert\u00e0 ci venga dal cielo a truovare. Prendete l\u2019arme, prevenite colla forza, e coll\u2019ardire, la libert\u00e0, risquotete voi, ed i Posteri vostri dalle mani della superba Signoria di pochi, scuotete questo giogo, se gi\u00e0 voi le morti de\u2019 buoni , il sacco della vostra roba, e la servit\u00f9 pi\u00f9 tosto che la libert\u00e0, non desiderate<\/i>.\u201d<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Ne segu\u00ec l\u2019uccisione di Alessandro Bichi e l\u2019ennesima rivolta nella quale <b>Mario Bandini<\/b> combatt\u00e8 valorosamente nella zona del Duomo, riuscendo a ricacciare indietro i \u201cnoveschi\u201d arrivati dalla zona di Camollia e guidati dal Bulgarini, grazie anche all\u2019aiuto del Beccafumi che, con decine di libertini, sopraggiunse dal Fosso di Sant\u2019Ansano (dietro l\u2019Ospedale S. Maria della Scala) a dar man forte. Di l\u00ec a poco si riun\u00ec il Consiglio Generale e vennero eletti alcuni Deputati detti \u201cConservadori della Libert\u00e0\u201d, tra i quali anche il nostro <b>Mario Bandini<\/b>.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\">L\u2019anno seguente lo ritroveremo tra i valorosi combattenti senesi che vinsero la famosa \u201c<b>Battaglia di Camollia<\/b>\u201d, passata alla storia e non solo quella della nostra citt\u00e0. Ma anche negli anni successivi il Bandini si distinse per le sue focose battaglie, sempre osteggiato dai \u201cnoveschi\u201d e spesso ne sub\u00ec le conseguenze, ma alto era il rispetto nei suoi confronti, soprattutto tra i ceti meno abbienti. Tra le tante azioni che lo videro protagonista, l\u2019ennesimo tumulto scoppiato in citt\u00e0 nel gennaio 1530, appena l\u2019esercito Cesareo di Don Ferrante Lopes stava lasciando lo stato senese. Le truppe imperiali tornarono indietro e si accamparono a Cuna, grancia del Santa Maria della Scala vicino a Monteroni d\u2019Arbia. Ad aspettarlo c\u2019erano i \u201cnoveschi\u201d fuggiti da Siena, che lo esortarono a prendere posizione e fu cos\u00ec che Don Ferrante minacci\u00f2 in modo molto risoluto gli insorti. Anche i capi dei popolari si recarono a Cuna per cercare di calmare l\u2019ira del Lopes e trattare il rientro dei noveschi e la restituzione dei beni che la popolazione gli aveva sottratto, ma Don Ferrante era in collera con loro, specialmente con <b>Mario Bandini<\/b> a cui addossava tutta la colpa della sommossa. Cos\u00ec quando costui si rec\u00f2 a Cuna, assieme al celebre \u201cmattana\u201d (Achille Salvi), venne immediatamente imprigionato con il compagno. L\u2019intenzione di intimorire i popolari per\u00f2 ottenne l\u2019effetto opposto e la cattura dei due esponenti ebbe a Siena l\u2019effetto contrario di quello che Don ferrante sperava.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Tra l\u2019altro, un episodio degno dei migliori film d\u2019avventura, mise in ridicolo Don Ferrante e tutto l\u2019esercito imperiale. Ecco come ce lo racconta Giovanni Antonio pecci nel 1758: \u201c<i><b>Mario Bandini<\/b><\/i><i> ritenuto come si \u00e8 detto, in quella Torre di Cuna, che in oggi \u00e8 spianata, osservando che una angusta feritoja, formata corda co\u2019 lenzuoli del letto, e per essa calandosi notte tempo, gli riusc\u00ec scappare e tornarsene in Siena, e Don ferrante, intesa la fuga del Bandini, recatasela a vergogna, per covrire un tale disordine licenzi\u00f2 il Salvi ancora<\/i>\u201d.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Nel <b>1539<\/b> Mario Bandini \u00e8 ancora a capo di una rivolta chiamata anche la \u201c<b>Congiura di Crevole<\/b>\u201d, ordita contro la famiglia senese dei Salvi, che per\u00f2 non and\u00f2 a buon fine. Il nostro libertino non fece in tempo ad arrivare a Siena con le truppe che aveva arruolato a Massa, che tutto si era gi\u00e0 concluso a favore dei Salvi i quali, grazie ad una spiata, avevano anticipato i tempi dei rivoltosi. <\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Naturalmente le imprese del Bandini non finiscono qui e ci vorrebbe un libro intero per descriverle tutte, ma occorre passare qualche anno oltre ed arrivare al <b>1552<\/b> quando i senesi cacciarono gli spagnoli dalla citt\u00e0. Anche Bandini era presente e contribu\u00ec a tale operazione che provoc\u00f2 le ire degli imperiali causando quella guerra (<b>1553\/1555<\/b>) che sanc\u00ec definitivamente la fine della Repubblica senese. Nella \u201c<b>Guerra di Siena<\/b>\u201d si distinse ancora per il suo impeto e per la difesa della citt\u00e0 e ricopr\u00ec ruoli militari di primo ordine (fu capitano del Popolo), ma alla fine la fame costrinse alla resa. Non poteva finire cos\u00ec l\u2019eroica vita di Mario Bandini che volle ancora tenere acceso il fuoco della speranza e della libert\u00e0. Uscendo dalle mura infatti, prese i sigilli di Siena e si ritir\u00f2 con molti altre famiglie a Montalcino dove, una volta arrivato, pronunci\u00f2 la leggendaria frase \u201c<i>Qui ora vive la Repubblica di Siena<\/i>\u201d. Ed infatti tenne vivo ancora per una manciata di anni il sogno di Siena libera.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Proprio a Montalcino fu costituita la cosiddetta \u201cRepubblica di Siena Reparata in Montalcino\u201d che continu\u00f2 a battere moneta, ad avere statuto, leggi, balie, confini ed esercito e dove Mario fu ancora Capitano del Popolo. Caduta Montalcino (1559) Mario fu costretto all\u2019esilio nella citt\u00e0 di Bologna.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Cosa dire ancora di un personaggio cos\u00ec, ardito, sognatore, animoso ed impulsivo, avvezzo alle armi e sprezzante del pericolo, difensore estremo e indomito della sua patria? Forse qualcosa sul suo lato meno conosciuto: quello di poeta. Diversi sonetti sono giunti a noi, ma sempre passati in secondo piano, viste le grandi imprese che Mario Bandini aveva fatto. E cos\u00ec vorrei concludere con questo suo scritto, prodotto quando ormai viveva a Bologna sulle rive del \u201cReno\u201d, nella consapevolezza di non poter mai pi\u00f9 tornare a Siena. <\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\">\u201cFebo, ch\u2019ognor nel pi\u00f9 chiaro splendore<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Vi specchiate di quel che guida in cielo,<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Quel Dio, che nel pigliar voi l\u2019uman velo,<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Vi di\u00e8 \u2018l nome gentil, degno d\u2019onore;<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Deh, vi voglia di me, che ignudo, e fore<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Del sacro albergo, in mezzo al foco e \u2018l gelo,<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Nel sen lombardo, il mio infelice stelo,<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Preda d\u2019affanni pasco di dolore:<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Dite a quella pi\u00f9 d\u2019altre alma gentile,<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Che in sin di qui per lei tremo e sospiro,<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\">E vo pi\u00f9 sempre innanzi, e piango al meno.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Voi udite parole in saggio stile;<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Io meco spesso e con amor m\u2019adiro:<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Voi a l\u2019Arbia ridete, io piango al Reno\u201d.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Augusto Codogno SIENA. Gli anni difficili che seguirono alla morte di Pandolfo Petrucci furono anche quelli che precedettero l\u2019ultima guerra di Siena, quella che si concluse con la fine della nostra Repubblica. 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