{"id":255,"date":"2015-12-19T19:22:21","date_gmt":"2015-12-19T18:22:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ilcittadinoonline.it\/cronache-dal-medioevo\/?p=255"},"modified":"2015-12-19T19:22:21","modified_gmt":"2015-12-19T18:22:21","slug":"il-maiale-il-fuoco-e-la-campanella","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ilcittadinoonline.it\/cronache-dal-medioevo\/il-maiale-il-fuoco-e-la-campanella\/","title":{"rendered":"Il maiale, il fuoco e la campanella"},"content":{"rendered":"<p><strong>di Augusto Codogno<\/strong><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">SIENA. <\/span><span style=\"font-size: medium;\">Forse molti di voi non conoscono la storia dell\u2019 <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><b>Ordine di Sant\u2019Antonio da Vienne<\/b><\/span><span style=\"font-size: medium;\">, nato in Francia nella omondiima citt\u00e0 (da non confondere con la Vienna austriaca) ed anch\u2019esso presente per alcuni secoli anche nella nostra Siena.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\"><b>Breve Storia dell\u2019ordine di S. Antonio da Vienne <\/b><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">La storia di quest\u2019Ordine inizia nella Francia del XII secolo con la costruzione di una chiesa ed un ospedale ad opera di due gentiluomini: Gastone e Gherardo, padre e figlio. Tutto questo sembra essere accaduto intorno al <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><b>1120<\/b><\/span><span style=\"font-size: medium;\">, ma secondo altri intorno al <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><b>1195<\/b><\/span><span style=\"font-size: medium;\">, quando queste due persone riuscirono miracolosamente a guarire da una brutta malattia e, per ringraziamento cominciarono la costruzione sopradetta. Il luogo dell\u2019accadimento si chiamava S. Desiderio della Motta, nella diocesi di Vienne e l\u2019epidemia era chiamata \u201cfuoco sacro\u201d o \u201cfuoco infernale\u201d. Ai primi spedalieri laici si aggiunsero molti altri attorno alla chiesa ed all\u2019ospedale e per officiare il culto vennero inizialmente chiamati in causa i monaci benedettini di Monte Maggiore. Questa specie di \u201cconfraternita\u201d entr\u00f2 subito in conflitto con i frati ed iniziarono numerosissime controversie tanto che fu costretto ad intervenire il Papa.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Nei primi anni del 1200 la comunit\u00e0 di Vienne era gi\u00e0 diventata \u201creligiosa\u201d e sotto il pontificato di <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><b>Innocenzo III<\/b><\/span><span style=\"font-size: medium;\"> avevano un loro superiore (in quegli anni tale Falcone) che volle staccarsi dai benedettini. Sembra che fu proprio lui ad iniziare la costruzione della nuova chiesa di S. Antonio ed il Pontefice Onorio III, nel <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><b>1218<\/b><\/span><span style=\"font-size: medium;\"> gli riconobbe una certa autonomia dal monastero di Monte Maggiore e la possibilit\u00e0 del riconoscimento religioso ufficiale. Solo per\u00f2 nel <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><b>1297<\/b><\/span><span style=\"font-size: medium;\"> i \u201cfrati spedalieri di S. Antonio\u201d ebbero dignit\u00e0 di Ordine e si chiamarono, per volere di Bonifazio VIII \u201c<\/span><span style=\"font-size: medium;\"><b>Canonici Regolari di S. Antonio da Vienne<\/b><\/span><span style=\"font-size: medium;\">\u201d, sotto la Regola di S. Agostino. Fu a quel punto che il loro Maestro poteva qualificarsi con il titolo di \u201cAbate Superiore\u201d.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">La loro specificit\u00e0 fu da sempre legata all\u2019abilit\u00e0 di curare la malattia del \u201cfuoco sacro\u201d di cui vi parleremo tra pochissimo.La loro fama di guaritori fu tanta e tale che si diffusero rapidamente in tutta Europa fondando chiese e ospedali ed organizzandosi, come gi\u00e0 altri ordini monastici, in \u201cPrecettorie Generali o Maggiori\u201d, il cui superiore rispondeva direttamente al Gran Maestro e in \u201cPrecettorie Subalterne o Minori\u201d, dipendenti a loro volta dalle prime.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Il Dassy afferma che l\u2019ordine di dignit\u00e0 dei Precettori, riferito in pi\u00f9 luoghi, ci fa conoscere le case di maggiore antichit\u00e0: \u201c<\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i>Ranversi (<\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\">vicino a Torino<\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i>), Flandrae, Parisiensis, Rostorf (<\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\">Boemia<\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i>), Tussiae (<\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\"><b>Tuscia<\/b><\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i>), Chamberiaci, Hispaniae, Angliae, Urbis<\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\">\u201d etc etc\u2026.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">La precettoria italiana pi\u00f9 antica e pi\u00f9 potente fu senz\u2019altro quella di <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><b>S. Antonio di Ranverso<\/b><\/span><span style=\"font-size: medium;\"> presso Torino, mentre quella alla quale apparteneva la dipendenza <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><b>senese<\/b><\/span><span style=\"font-size: medium;\"> era quella della <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><b>Tuscia<\/b><\/span><span style=\"font-size: medium;\">. La \u201ccase\u201d toscane appartenenti a questa precettoria \u201c<\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i>Tussiae\u201d<\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\"> erano moltissime ed intorno alla met\u00e0 del 1300 si ricordano senza ombra di dubbio: Firenze, Bolgheri, Campiglia, Firenzuola, Fivizzano, Lucca, Pescia, Pisa, Pistoia (la chiesa di S. Antonio fu fabbricata nel 1340), Ponsacco, San Miniato (detto ai tempi S. Miniato al Tedesco, il cui ospedale di S. Antonio fu fabbricato nel 1352), Montevarchi, Suvereto e naturalmente <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><b>Siena<\/b><\/span><span style=\"font-size: medium;\">. Il loro simbolo era una <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i><b>\u201cTau\u201d<\/b><\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\"> azzurra con uno o tre fuochi (<\/span><span style=\"font-size: medium;\"><b>vedi figura<\/b><\/span><span style=\"font-size: medium;\">), da non confondere con il simbolo dei Cavalieri di Altopascio molto simile (in pi\u00f9 ha le conchiglie di San Jacopo ed il braccio verticale della \u201cT\u201d \u00e8 rigorosamente a punta). <\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Nella seconda met\u00e0 del quindicesimo secolo cominci\u00f2 la decadenza dell\u2019Ordine Antoniano, fino a quando <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><b>Papa Pio VI<\/b><\/span><span style=\"font-size: medium;\">, con Bolla del <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><b>Primo Gennaio 1776, <\/b><\/span><span style=\"font-size: medium;\">impose la fusione ed il confluimento di questo in quello pi\u00f9 florido di S. Giovanni di Gerusalemme, detto ancora oggi di Malta.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\"><b>Fuoco Sacro o Malattia di Ergot<\/b><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Ma cosa era il \u201cfuoco sacro\u201d, detto anche <\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u00abmale degli ardenti\u00bb? Secondo le cronache del tempo questa malattia era molto dolorosa e causava delle piaghe (con conseguenti infezioni e necrosi), tanto gravi che, con il tempo potevano portare anche alla perdita delle dita di mani e piedi o all\u2019amputazione degli arti per \u201cgangrena\u201d. Era molto diffusa nei paesi del nord, mentre meno nell\u2019Italia meridionale. Gli \u201cantoniani\u201d divennero ben presto degli abili guaritori ed a loro gli ammalati si affidavano come unici specialisti in materia. Questa patologia, fin dalla fine del 1300, assunse il nome di \u201cFuoco di S. Antonio\u201d, nome anche oggi in uso, ma per un&#8217;altra malattia infettiva derivante (come la varicella) da un Herpes. Si trattava invece di quella che nel 1943 fu identificata come <\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: medium;\"><b>\u201cMalattia di Ergot\u201d<\/b><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: medium;\"> o \u201cErgotismo\u201d. Questo morbo poteva presentarsi in due forme: &#8220;<\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: medium;\"><b>Ergotismus convulsivus<\/b><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: medium;\">&#8221; caratterizzato da sintomi neuroconvulsivi di natura epilettica, o &#8220;<\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: medium;\"><b>Ergotismus gangraenosus<\/b><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: medium;\">&#8221; caratterizzato da\u00a0<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Gangrena\">gangrena<\/a>\u00a0alle estremit\u00e0 fino alla loro mummificazione. Il tutto era dovuto all\u2019ignaro consumo alimentare della <\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: medium;\"><b>\u201csegale cornuta\u201d<\/b><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: medium;\">, i cui alcaloidi sono resistenti anche alle alte temperature dei forni di cottura del pane. Questo fungo (protuberanza nera a forma di piccoli corni sulla spiga), attaccava ed ancora oggi attacca la segale. Contiene acido lisergico, il cui derivato (la dietilamide) \u00e8 anche conosciuta come LSD. Tra gli effetti di questa intossicazione infatti, vi erano anche le allucinazioni. Questo portava la gente a mettere in relazione la malattia con il demonio o con forze maligne, non essendo conosciuta al tempo la causa di queste alterazioni ed era anche logico rivolgersi con maggiore propensione ai frati, che erano sicuramente bravi a guarire il corpo e l\u2019anima. Sarebbe bastato smettere di mangiare i derivati della segale per guarire completamente, ma questo lo si cap\u00ec molti secoli dopo.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\"><b>Il fuoco, il maiale e la campanella<\/b><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"font-size: medium;\">Le piaghe degli ammalati erano curate molto efficientemente dagli Antoniani con il grasso (grascia) di maiale, che fungeva da emolliente. Ecco perch\u00e9 ogni \u201cprecettoria\u201d era dotata di un porcile e, proprio il maiale, diventer\u00e0 nell\u2019iconografia antica, il compagno prediletto di S. Antonio. Molti sono i quadri che rappresentano il Santo con un maiale ai piedi o addirittura in braccio. Assieme al maiale per\u00f2 erano quasi sempre anche altri due simboli inseparabili: il fuoco e la campanellina, in genere legata ad un bastone. Il fuoco o la fiamma naturalmente, rimandavano alla malattia di cui sopra, mentre la campanella era il simbolo dell\u2019elemosina. Autorizzati perennemente da numerose bolle papali, i \u201cfrati antoniani\u201d andavano spesso in cerca di elargizioni ed opere di carit\u00e0 agitando bastone e campanella per farsi riconoscere. <\/span>Mentre \u00e8 ormai abbastanza chiara e documentata la storia di questi cosiddetti \u201cAntoniani\u201d, un po\u2019 pi\u00f9 difficile \u00e8 stato reperirne notizie dagli archivi senesi, ma soprattutto capire esattamente da quando si erano stabiliti a Siena e in quale luogo.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\"><b>I Frati di S. Antonio di Vienne a Siena<\/b><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Scriveva Giovanni Antonio Pecci, nel secondo volume delle sue \u201cMemorie storico-critiche della citt\u00e0 di Siena (edito nel 1755\/pag.209), che nel 1526 l\u2019Esercito nemico si era fortificato \u201c<\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i>dopo il Portone dipinto di Camollia (Antiporto), e dal Monte, dopo il Prato, restava dall\u2019Artiglieria della Citt\u00e0 sicuramente guardato, occupava le Case, ivi contigue, la <\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i><b>Chiesa di S. Antonio di Vienna<\/b><\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i>, e il Convento delle Monache di S. Petronilla, e distendendosi fino a Fonte Becci\u2026.<\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\">\u201d.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Un\u2019altra notizia su quest\u2019ordine ci proviene ancora dallo stesso G. Antonio Pecci, ma va estrapolata da un altro famoso trattato dal titolo \u201cStoria del vescovado della citt\u00e0 di Siena unita\u2026\u201d edito nel 1748 in Lucca (pag. XXX Dissertazioni). Secondo lo scrittore, la chiesa di <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><b>Sant\u2019Antonio<\/b><\/span><span style=\"font-size: medium;\"> di Siena sarebbe quella ora dedicata a San Bernardino all\u2019Antiporto: <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i>\u201c\u2026perch\u00e9 se vogliamo intendere la Chiesa di Sant\u2019Antonio, prossima alla porta della citt\u00e0, come credette l\u2019Ughelli, \u00e8 certezza che non prima del Decimoquarto Secolo <\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\">(1300)<\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i> fusse fabbricata, e intitolata di Sant\u2019Antonio, e da poco tempo in qua mutato il suo titolo in San Bernardino, ed \u00e8 quella, nella quale vi vennero ad abitare, e per qualche tempo vi dimorarono i <\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i><b>Canonici di Sant\u2019Antonio di Vienna<\/b><\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i>.<\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\">\u201d <\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Scrive invece Ettore Romagnoli nei suoi \u201cCenni storico-artistici di Siena e de\u2019 suoi suburbj\u201d (1836\/1852) che la chiesa a lato dell\u2019Antiporto non era quella degli Antoniani, ma era una cappella eretta nel 1498 da Alessandro Mirabelli, incendiata nel 1554.In questa Cappella vi andarono nel 1685 i confratelli della Compagnia di S. Bernardino che avevano uffiziato \u201cfino al 1590 all\u2019Osservanza\u201d. Per il Romagnoli gli Antoniani ed il loro ospedale erano s\u00ec nel borgo fuori Porta Camollia, ma accanto allo \u201c<\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i>spedale di S. Croce in Jerusalem eretto nel 1296 da Ser Torello di Baccelliere<\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\">\u201d. Scrive infatti: \u201c<\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i>Contiguo al sunnotato Spedale di S. Croce era il Convento di S. Antonio di Vienna dei Padri Armeni, edificato nel 1308<\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\">\u201d.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Su dove fosse ubicato l\u2019Ospedale di S. Antonio dunque continuiamo a brancolare nel buio. Personalmente credo che gli antoniani avessero qualche punto di contatto con gli ospedali vicino alla chiesa di S. Martino (Contrada Torre). Alcune tracce, nella fattispecie un paio di stemmi sui muri e un toponimo (ospedale di S. Antonio vicino a quello della Stella), mi porterebbero a collocarli istintivamente l\u00e0, mentre non ho trovato collegamenti con la chiesa di S. Antonio che era nella contrada dell\u2019Oca.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Se invece dovessi scegliere la zona fuori porta Camollia, sosterrei che Ettore Romagnoli si sbagliava nel collocarli accanto all\u2019ospedale di Santa Croce perch\u00e9 i \u201cFrati Armeni\u201d o \u201cArmini\u201d o anche \u201cHerminorum\u201d sono tutt\u2019altra cosa e tutt\u2019altro Ordine. Detti questi ultimi \u201cdalle lunghe barbe\u201d, avevano una provenienza mediorientale e furono presenti a Siena fin dalla met\u00e0 del XIII secolo, quando \u00e8 testimoniata una loro \u201cSocietas Herminorum\u201d. Nominati anche nel Constituto del 1309 e nei lasciti di Donusdeo Malavolti del 1348, sembra che inizialmente fossero ubicati vicino a Porta San Marco e che solo a met\u00e0 del XIV secolo si stabilissero fuori Porta Camollia. Essi abitarono effettivamente accanto all\u2019Ospedale di Santa Croce, ma non come sostiene qualcuno che fossero addirittura loro i \u201cFrati di Santa Croce\u201d. Infatti tra i sopracitati lasciti del 1348 risultano contemporaneamente e distinti tutti e due gli enti religiosi (frati armeni e frati di S. Croce).<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Come si evince anche dagli studi di Brogini, l\u2019ospedale e convento di S. Croce in Jerusalem erano vicinissimi a Porta Camollia, dunque sembrerebbe pi\u00f9 valida la collocazione sostenuta dal Pecci, secondo la quale gli antoniani abitarono vicino all\u2019Antiporto, davanti a Santa Petronilla.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Augusto Codogno SIENA. Forse molti di voi non conoscono la storia dell\u2019 Ordine di Sant\u2019Antonio da Vienne, nato in Francia nella omondiima citt\u00e0 (da non confondere con la Vienna austriaca) ed anch\u2019esso presente per alcuni secoli anche nella nostra Siena. Breve Storia dell\u2019ordine di S. 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