{"id":216,"date":"2015-07-17T16:02:11","date_gmt":"2015-07-17T14:02:11","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ilcittadinoonline.it\/cronache-dal-medioevo\/?p=216"},"modified":"2015-07-17T16:02:11","modified_gmt":"2015-07-17T14:02:11","slug":"siena-e-le-iscrizioni-dellantica-roma","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ilcittadinoonline.it\/cronache-dal-medioevo\/siena-e-le-iscrizioni-dellantica-roma\/","title":{"rendered":"Siena e le iscrizioni dell&#8217;antica Roma"},"content":{"rendered":"<p align=\"justify\"><strong>di Augusto Codogno<\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: large;\">SIENA. Che la \u201cSena Julia\u201d fosse stata una colonia romana \u00e8 ormai un dato acquisito, cos\u00ec come il fatto che avesse anche a quei tempi una certa importanza strategica-militare. La citt\u00e0 militare and\u00f2 certamente a stravolgere l\u2019architettura preesistente (che doveva esistere nell\u2019area antichissima di Castelvecchio), adattandola a quella romana costituita da una forma abbastanza rettangolare ed accessibile da quattro porte \u201curbiche\u201d, tra le quali sicuramente \u201cPorta Salaria\u201d e \u201cPorta Oria\u201d. Nonostante recenti scavi ci abbiano confermato la presenza di palazzi romani del periodo imperiale, come quello vicino al teatro dei Rozzi e non lontano da Porta Salaia, (ma anche in altre zone di Siena), le testimonianze artistiche, templi, lapidi, iscrizioni, hanno sempre scarseggiato.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: large;\">Se qualche nuovo rinvenimento \u00e8 stato fatto nell\u2019ultimo secolo, \u00e8 altrettanto vero che negli ultimi due secoli altri oggetti ed altre iscrizioni marmoree sono misteriosamente sparite nel nulla. Cos\u00ec, leggendo un saggio del 1867 dell\u2019esimio F. Carpellini, ho potuto capire ci\u00f2 che, anche un paio di secoli fa, si conosceva intorno al mondo delle testimonianze romane in quel di Siena. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: large;\">Partiamo intanto dal presupposto che le iscrizioni che ci parlano di Siena al tempo degli imperatori romani sono scarsissime.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: large;\">Tra le pi\u00f9 antiche ci sono tuttavia quelle di alcuni Decurioni senesi rinvenute nella citt\u00e0 di Roma. La prima, risalente al 394 d.c., era in un marmo di Villa Mattei e fu tradotta due secoli fa dall\u2019Archeologo Marini. Qui si leggeva <\/span><span style=\"font-size: large;\"><i><b>\u201cSaenensivm Ordo\u201d<\/b><\/i><\/span><span style=\"font-size: large;\"> e citava quindi i Decurioni senesi. La parola \u201cSAENA\u201d appare invece per ben due volte in una iscrizione nella Citt\u00e0 del Vaticano, pubblicata a met\u00e0 del 1800 sempre dal Marini dove si legge anche un lungo elenco di Pretoriani di varie citt\u00e0 italiane. Tra questi un paio sono senesi. Uno, il cui nome finisce per \u201cS\u201d era tra gli ascritti al tempo del Consolato di Lucio Appio Massimo, console al secondo mandato sotto Traiano, quindi siamo nell\u2019anno 103 d.c.. L\u2019altro, il cui nome finisce per \u201cR\u201d, era ai tempi del Console Quinto Giunio Rustico, con Adriano Imperatore, console per la terza volta.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: large;\">A parte questa testimonianza di due pretoriani senesi, poco altro ci giunge del periodo in cui la nostra citt\u00e0 era una colonia romana, se non il curioso accadimento narrato dal grande scrittore romano <\/span><span style=\"font-size: large;\"><b>Cornelio Tacito<\/b><\/span><span style=\"font-size: large;\">. Forse fu quello il primo fatto che affibbi\u00f2 ai nostri cittadini la \u201cnom\u00e8a\u201d di popolo bizzarro e strano fin dai tempi antichi, accreditandosi come gente istintiva e combattiva, pronta a farsi giustizia senza tanti timori.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: large;\">Eravamo nel 70 d.c. (venti anni dopo la morte di Augusto), quando il senatore di Roma Manlio Patruito, recatosi nella Colonia di Siena (versione del Davanzati, ma anche nel Lib. IV, Cap. XLV Historium), <\/span><span style=\"font-size: large;\"><i>\u201csi querel\u00f2 di essere stato dal popolo, d\u2019ordine del Magistrato, rifrustato di pugna, e per giunta fattogli intorno cerchia e piagnisteo da morto, con vituperi che toccavano tutto il Senato. Udite le parti, conosciuta la causa, furono condannati i colpevoli, e per partito del Senato ammonita la plebe senese ad aver pi\u00f9 cervello\u201d<\/i><\/span><span style=\"font-size: large;\">. La versione in latino conferma fedelmente l\u2019accaduto (\u201cManlio Patruitus, Senatur pulsatum se in colonia senensi \u2026..\u201d). In pratica questo Senatore, detto alla senese, \u201cl\u2019aveva buscate ed era stato preso in giro\u201d.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: large;\">Altre iscrizioni esistevano a Siena e ci furono tramandate per iscritto da studiosi ed eruditi come il Cittadini, il Gallaccini, il Benvoglienti, il Gori, ma di esse, si \u00e8 perduta nel tempo la memoria e chiss\u00e0 dove sono andate a finire, forse in alcune collezioni private. Solo una fu salvata perch\u00e9 il Cavalier Pecci la fece murare a Porta Romana ed ancora esiste. In questa iscrizione compare il nome di <\/span><span style=\"font-size: large;\"><i><b>\u201cCaio Victricio Memore\u201d. <\/b><\/i><\/span><span style=\"font-size: large;\">Si tratta si un \u201cSeviro Augustale\u201d il quale dedica una pietra votiva al dio Silvano. Il Pecci dedusse erroneamente che i \u201cSeviri Augustali\u201d fossero un \u201cgran magistrato\u201d, mentre altro non erano che \u201cfratr\u00eca\u201d, cio\u00e8 sacerdoti con il compito di diffondere il culto divinizzato di Augusto, creati appositamente da Tiberio. Cos\u00ec anche a Siena operarono questi religiosi che in genere vivevano in piccoli gruppi nelle citt\u00e0 pi\u00f9 importanti dell\u2019Impero.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: large;\">La lapide recita cos\u00ec:<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">\u201c<span style=\"font-size: large;\">SILVANO. <\/span><span style=\"font-size: large;\"><span lang=\"en-US\">SAC. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: large;\"><span lang=\"en-US\">C. VICTRICIVS<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: large;\"><span lang=\"en-US\">MEMOR VI. <\/span><\/span><span style=\"font-size: large;\">VIR<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: large;\">AUGUSTAL V. \u201c<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: large;\">L\u2019altezza della pietra e l\u2019erosione non danno una chiara lettura dell\u2019ultimo verso, ma sembra di intravedere tra la parola \u201cAUGUSTAL\u201d e la letterea \u201cV\u201d, una \u201cS\u201d che potrebbe stare per la parola \u201cSOLVIT\u201d poich\u00e9 il taglio della pietra mostra che la lettera \u201cV\u201d \u00e8 l\u2019ultima di una parola. Ai tempi del Pecci fu creduto fosse esistito a Siena un grande tempio dedicato al Dio Silvano, ma non \u00e8 stata mai rinvenuta alcuna traccia, sebbene il suo culto fosse diffusissimo a livello \u201cnazionale\u201d (per capirci) e le genti italiche lo venerassero in quanto divinit\u00e0 Agreste.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: large;\">L\u2019iscrizione pi\u00f9 enigmatica per\u00f2 rimane quella all\u2019inizio di Via Montanini che si esplicita nella frase \u201cVero e Vale\u201d. Molte le fantasie che da sempre gli studiosi hanno partorito in proposito all\u2019esatta traduzione di questa frase, che tra l\u2019altro \u00e8 sicuramente tranciata. Ancora oggi \u00e8 visibile su una delle quattro torri che facevano parte dell\u2019antico fortilizio dei Malavolti (Colle dei Malavolti, oggi piazza della Posta). Anticamente le torri erano addirittura quattro, ma resta traccia solo delle due che sono proprio all\u2019inizio della via gi\u00e0 citata e che erano unite da un arco recentemente scomparso. Venendo da via banchi di Sopra verso Camollia, l\u2019epigrafe si vede incastrata nella torre di sinistra sotto i resti accennati dell\u2019arco distrutto che univa le due torri speculari. Questa era la zona di San Donato ai Montanini, dove era anche la chiesa antica scomparsa (inizio 1200) e l\u2019adiacente ospedale e qui pass\u00f2 poi la Francigena.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: large;\">L\u2019iscrizione recita <\/span><span style=\"font-size: large;\"><i><b>\u201cVERO ET VALE\u201d<\/b><\/i><\/span><span style=\"font-size: large;\"> , ma questa non \u00e8 sicuramente la sua collocazione iniziale. Probabilmente le due parole, essendo il travertino tranciato da ambo i lati, sono la fine e l\u2019inizio di due nomi sui quali indagheremo a breve. Molti studiosi convergono che, essendo del periodo romano, si tratti dei nomi di due Consoli, ma quali?<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: large;\">Nel 167 d.c., c\u2019era un <\/span><span style=\"font-size: large;\"><i>Lucius Aurelius <\/i><\/span><span style=\"font-size: large;\"><i><b>Verus<\/b><\/i><\/span><span style=\"font-size: large;\"><i> imperatur<\/i><\/span><span style=\"font-size: large;\"> console per la terza volta, ma affiancato da Giunio Montano.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: large;\">Nel 323 d.c., <\/span><span style=\"font-size: large;\"><i>Acilius Se<\/i><\/span><span style=\"font-size: large;\"><i><b>verus<\/b><\/i><\/span><span style=\"font-size: large;\">, ma insieme a <\/span><span style=\"font-size: large;\"><i>Vezzio Rufino Console<\/i><\/span><span style=\"font-size: large;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: large;\">Nel 324 erano consoli i due figli di Costantino gi\u00e0 chiamati <\/span><span style=\"font-size: large;\"><i>\u201cCesari\u201d. <\/i>Insomma per farla breve se troviamo un \u201cvero\u201d, non troviamo un \u201cvale\u201d e viceversa. Solo in un caso per\u00f2 ci avviciniamo alla soluzione, sempre se abbiamo avuto fortuna, ed\u2019 \u00e8 relativo agli anni <\/span><span style=\"font-size: large;\"><b>146<\/b><\/span><span style=\"font-size: large;\"> e <\/span><span style=\"font-size: large;\"><b>147<\/b><\/span><span style=\"font-size: large;\"> dopo cristo. Nel primo anno il Console \u00e8 <\/span><span style=\"font-size: large;\"><i>Gneus Claudius Se<\/i><\/span><span style=\"font-size: large;\"><i><b>verus<\/b><\/i><\/span><span style=\"font-size: large;\"> con Erucio Cloro, mentre nel secondo \u00e8 <\/span><span style=\"font-size: large;\"><i>Marcus <\/i><\/span><span style=\"font-size: large;\"><i><b>Vale<\/b><\/i><\/span><span style=\"font-size: large;\"><i>rius Largus<\/i><\/span><span style=\"font-size: large;\"> con un altro \u201cvale\u201d, cio\u00e8 Marco <\/span><span style=\"font-size: large;\"><b>Vale<\/b><\/span><span style=\"font-size: large;\">rio Messalino. Usava in quel periodo eleggere i consoli cosiddetti \u201csurrogati\u201d, \u201csostituiti\u201d o \u201csuffeti\u201d e questo, a differenza degli altri, avveniva anche in mesi diversi da Gennaio. Dunque le cariche di chi veniva eletto a Gennaio e quelle di chi veniva eletto ad esempio a Luglio, avevano dei periodi nei quali si sovrapponevano (anche se entrambe scadevano nell\u2019arco di un anno). Ecco quindi che al Se<\/span><span style=\"font-size: large;\"><b>vero<\/b><\/span><span style=\"font-size: large;\"> del 146 si sostituir\u00e0 il <\/span><span style=\"font-size: large;\"><b>Vale<\/b><\/span><span style=\"font-size: large;\">rio del 147 con alcuni mesi di interregno che, se fosse dimostrato, ci darebbe anche la datazione della pietra di Via Montanini scolpita, secondo questa ipotesi, tra il Luglio e il Dicembre del 146 dopo cristo. <\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Augusto Codogno SIENA. 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