{"id":193,"date":"2015-04-21T12:05:36","date_gmt":"2015-04-21T10:05:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ilcittadinoonline.it\/cronache-dal-medioevo\/?p=193"},"modified":"2015-04-21T12:05:36","modified_gmt":"2015-04-21T10:05:36","slug":"la-pieve-di-san-martino-in-grania","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ilcittadinoonline.it\/cronache-dal-medioevo\/la-pieve-di-san-martino-in-grania\/","title":{"rendered":"La Pieve di San Martino in Grania"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left;\">\n<div id=\"attachment_194\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/www.ilcittadinoonline.it\/cronache-dal-medioevo\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2015\/04\/campanile.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-194\" class=\"wp-image-194 size-medium\" src=\"https:\/\/www.ilcittadinoonline.it\/cronache-dal-medioevo\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2015\/04\/campanile-300x258.png\" alt=\"campanile\" width=\"300\" height=\"258\" srcset=\"https:\/\/www.ilcittadinoonline.it\/cronache-dal-medioevo\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2015\/04\/campanile-300x258.png 300w, https:\/\/www.ilcittadinoonline.it\/cronache-dal-medioevo\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2015\/04\/campanile.png 459w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-194\" class=\"wp-caption-text\">Resti del campanile a vela della Pieve di S. Martino in Grania<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><span style=\"font-size: medium;\"><strong>di<\/strong> <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><b>Augusto Codogno<\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">ASCIANO. <b>Resti del campanile a vela della Pieve di S. Martino in Grania. <\/b>Prima di entrare nel vivo della ricerca storica, occorre circoscrivere quest\u2019area sia dal punto di vista geografico, che da quello storico-toponomastico. Per \u201cGrania\u201d o pi\u00f9 anticamente \u201cLigrania\u201d o anche \u201cGraina\u201d, si intende una zona collinare compresa tra i comuni di Asciano e Monteroni d\u2019Arbia, pochissimi chilometri a sud di Siena. Siamo nel territorio delle cosiddette \u201ccrete senesi\u201d, con i suoi caratteristici paesaggi dove i calanchi bianco-grigi si alternano alla terra coltivata.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\"><b>Grania e San Martino: due chiese e due popoli. <\/b>San Martino in Grania e Grania furono anticamente due distinte comunit\u00e0, separate nell\u2019amministrazione civile e nella cura delle anime. Sebbene fossero molto vicine l\u2019una all\u2019altra, furono, a partire dalla met\u00e0 del 1200, due singoli \u201cComunelli\u201d del contado di Siena, con i loro \u201csindici\u201d e la loro propria chiesa: San Jacopo e Cristoforo per Grania e San Martino per l\u2019omonima comunit\u00e0. I due Comunelli, ebbero destini diversi fino a quando furono entrambi riuniti sotto la comunit\u00e0 di Asciano con Decreto Granducale del 2 Giugno 1777.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\"><b>La zona intorno alla Pieve di San Martino. <\/b>Ancora oggi, intorno a questa antichissima Pieve, sono presenti degli edifici che risultano gi\u00e0 esistenti e testimoniati nei primi anni dopo al mille, mentre la Pieve \u00e8 addirittura antecedente. Altri edifici invece, risultano irrimediabilmente scomparsi, come la chiesa di Piscinarotonda ed il Castello di San Martino che doveva trovarsi molto vicino alla Pieve. L\u2019area denominata \u201cGrania\u201d, gi\u00e0 testimoniata nel periodo Longobardo, fu influenzata nel successivo periodo \u201cCarolingio\u201d, dalla nascita di due Monasteri: quello femminile dei <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><b>SS. Abundio e Abundanzio<\/b><\/span><span style=\"font-size: medium;\"> presso Siena nell\u2019anno 801 e quello di <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><b>San Salvatore della Berardenga<\/b><\/span><span style=\"font-size: medium;\">, detto anche di <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><b>Fontebona<\/b><\/span><span style=\"font-size: medium;\"> nell\u2019anno di Nostro Signore 867. Il primo, fondato dal figlio di Carlo Magno, \u00e8 quello che ci permette di collocare la Chiesa di San Martino antecedentemente al IX\u00b0 secolo, intorno all\u2019anno 802\/805. Il secondo, fondato nell\u2019anno 867 (Febbraio) ad opera del Conte Winigi nella zona della \u201cBerardenga\u201d, ci supporta con numerosi atti di donazioni e compravendite in cui sono citati luoghi, terreni, toponimi delle localit\u00e0 comprese nell\u2019area da noi studiata, non ultima la nostra chiesa.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Nel <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><b>1003<\/b><\/span><span style=\"font-size: medium;\"> il primo era gi\u00e0 da tempo sottoposto al grandissimo monastero benedettino di S. Eugenio in Pilosiano (localit\u00e0 Costafabbri-Siena), mentre il secondo, che aveva perduto l\u2019antico splendore, fu addirittura rifondato (stavolta per maschi) sempre dagli eredi del Conte Winigi. Il Monastero di S. Eugenio, fondato nel 730 dai longobardi e precisamente dal \u201cgastaldo\u201d di Siena Warnefrit, si sostituir\u00e0 dunque nell\u2019amministrazione dei possessi delle monache di S. Abundio. Il Monastero di Fontebona sar\u00e0 anch\u2019esso un punto di riferimento importante per le notizie che, a partire dai primi anni dopo al mille, ci fornir\u00e0 su San Martino in Grania. Tra le carte di quest\u2019ultimo, note anche come \u201cCartulario della Berardenga\u201d troviamo il primo documento originale e consultabile sulla Pieve di San Martino, che risale al <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><b>1023<\/b><\/span><span style=\"font-size: medium;\"> e testimonia inconfutabilmente l\u2019esistenza dell\u2019edificio di culto. Nonostante la datazione di questo manoscritto per\u00f2, abbiamo la certezza che la nostra Pieve sia molto pi\u00f9 antica e per provarlo occorre tornare di nuovo a parlare del Monastero dei SS. Abundio e Abbondanzio, nato sulle rive del torrente Tressa, due miglia fuori dalla citt\u00e0 di Siena. Appartenne all\u2019Ordine Benedettino, fu fondato da Pipino il Breve nel 801 e le sue monache erano chiamate comunemente e pi\u00f9 semplicemente \u201c<\/span><span style=\"font-size: medium;\"><b>suore di<\/b><\/span> <span style=\"font-size: medium;\"><b>Santa Bonda<\/b><\/span><span style=\"font-size: medium;\">\u201d. Appena fu fondato, il 16 settembre dello stesso anno fu consacrato ai santi suddetti e dotato di numerosi beni e rendite. Come dote iniziale, alle 12 suore appena insediate, fu dato il giuspatronato di tre chiese: la chiesa di S. Agata a Vignano, quella di S. Stefano a Pecorile e quella di <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><b>San Martino in Grania. <\/b>Queste notizie ci provengono dalle cronache di suor Giuditta Luti scritte sul finire del 1500. Giuditta Luti fu una donna letterata e colta, scrittrice e poetessa (prediligeva e componeva sonetti), e non ebbe sicuramente alcuna difficolt\u00e0 nell\u2019attingere alla documentazione, in quanto le antiche pergamene erano a quei tempi disponibili, in originale, nell\u2019archivio del convento di <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><b>\u201cSanta Bonda\u201d<\/b><\/span><span style=\"font-size: medium;\">, dove lei stessa fu Badessa. Il racconto fu poi implementato e proseguito con la narrazione delle vicende contemporanee dalle Badesse che dopo di lei si susseguirono alla guida del Monastero. L\u2019opera vide poi la luce dopo la sua morte e fu pubblicata in Siena nel 1636 con il titolo di \u201cIstoria del Monastero de\u2019 SS. Abundio e Abundanzio\u201d. La localit\u00e0 comincia invece a comparire in alcuni contratti e donazioni a partire dal 1023.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Del 1038 (ASS, Aprile) \u00e8 una membrana dell\u2019Abbazia di S. Salvatore a Monte Amiata che fu proprio redatta in <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><b>S. Martino <\/b><\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i><b>\u201cdicto Grania\u201d<\/b><\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\">. \u00c8 un contratto, col quale Guido figlio di altro Guido, e Ildebrando figlio di Ranieri dei signori di Sarteano promettono ad Alpichiso, abate del monastero di S. Salvatore del Monte Amiata, di non molestarlo nei beni che il suo monastero possedeva nel contado di Chiusi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: medium;\">Del <\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: medium;\"><b>1071 <\/b><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: medium;\">(ASS DOM, casella 11) \u00e8 invece una donazione dove tale Teuzo detto Gudino, figlio del fu Teuzo, dona in rimedio della sua anima e di quella dei suoi genitori alla chiesa e canonica di S. Maria di Siena una <\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>masca <\/i><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: medium;\">in <\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: medium;\"><b>Grania<\/b><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: medium;\">, in luogo detto <\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: medium;\"><b>Osimi<\/b><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: medium;\">, nel territorio della \u201c<\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i><b>Plebs S. Martini\u201d.<\/b><\/i><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: medium;\">Nel<\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: medium;\"><b> 1081<\/b><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: medium;\">, la nostra Pieve compare in una donazione del Vescovo senese Rodofo ed emerge anche il nome del pi\u00f9 antico pievano che si conosca: Pepo o Pepone.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: medium;\">Nel <\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: medium;\"><b>1092 <\/b><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: medium;\"> Ser Guglielmo del fu Adamo, che \u00e8 il Rettore di San Martino in Grania dona alcuni terreni alla Badia di San Salvatore a Fontebona. Questi terreni, detratte 2 staiora (unit\u00e0 di misura di superficie, poi detta staio o staia), vengono regalati per la salvezza dell\u2019anima del detto donante e dei suoi genitori. I beni di Guglielmo sono nei luoghi di Decimo (vicino a Vescona) e di Grania (detta ancora \u201cGraina\u201d) e sono compresi, come precisa lo stesso donante, tra la Pieve di San Giovanni a Vescona e quella di <\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: medium;\"><b>San Martino. <\/b><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: medium;\">Le testimonianza continuano ancora con una pergamena del <\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: medium;\"><b>1132<\/b><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: medium;\">, le bolle di Papa Adriano IV del <\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: medium;\"><b>1157<\/b><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: medium;\">, di Papa Alessandro III del <\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: medium;\"><b>1176 <\/b><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: medium;\">e di Papa Clemente III del<\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: medium;\"><b> 1189, <\/b><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: medium;\">dove la pieve di San Martino in Grania viene nominata assieme al suo castello<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Poi altri importanti documenti nel <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><b>1204<\/b><\/span><span style=\"font-size: medium;\">, un&#8217;altra bolla di Papa Innocenzo III nel <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><b>1207<\/b><\/span><span style=\"font-size: medium;\"> e nel <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><b>1210. <\/b><\/span><span style=\"font-size: medium;\">Nel<\/span><span style=\"font-size: medium;\"><b> 1220 (<\/b><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: medium;\"><b>ASS DOM 1220 Dicembre 10, casella 37) <\/b><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: medium;\">Prete Giovanni da Villanuova rinuncia alla nomina di parroco (avvenuta per elezione da parte del pievano di <\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: medium;\"><b>San Martino in Grania<\/b><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: medium;\">) alla chiesa di San Bartolomeo di Leonina e nel<\/span><\/span><b> <\/b><span style=\"font-size: medium;\"><b>1240<\/b><\/span><span style=\"font-size: medium;\">, <\/span><span style=\"font-size: medium;\">Piero di Caffarello di S. Martino in Grania, dichiara di ritenere 4 pezzi di terra in Grania per anni 8, da messer Pietro di Gianni Gallerani, obbligandosi di lavorarli e di dare la terza parte delle raccolte al proprietario. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Nel<\/span><span style=\"font-size: medium;\"><b> 1274\/1280 <\/b><\/span><span style=\"font-size: medium;\">(dal Volume Tuscia \u201cLa Decima degli anni 1274-1280\u201d), la nostra Pieve, indicata come<\/span><span style=\"font-size: medium;\"><b> \u201cPlebes S. Martini in Graina\u201d, <\/b><\/span><span style=\"font-size: medium;\">non doveva passarsela male, poich\u00e9 aumenta la sua quota di decime da pagare. Il dovuto infatti, passa dalle 3 Libre del 1275 a 3 libre e 10 denari del 1280.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Nel <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><b>1287<\/b><\/span><span style=\"font-size: medium;\">,<\/span><span style=\"font-size: medium;\"><b> l<\/b><\/span><span style=\"font-size: medium;\">a Comunit\u00e0 di <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><b>S. Martino in Grania<\/b><\/span><span style=\"font-size: medium;\"> doveva esser ritenuta di una certa importanza se da Siena viene nominato un Podest\u00e0 per amministrarla ed in questo caso fu designato tale <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><b>Leoncino Squarcialupi<\/b><\/span><span style=\"font-size: medium;\">. Dall\u2019inizio del 1300 la documentazione si fa molto fitta, per cui indicher\u00f2 soltanto i documenti pi\u00f9 importanti tra cui questo del <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><b>1317<\/b><\/span> <span style=\"font-size: medium;\">(AAS\u2013Libro delle Decime della Diocesi di Siena) che ci fa conoscere quali fossero le chiese dipendenti dalla nostra Pieve. Dalla tabella sottostante possiamo capire alcune cose, tra cui quante libre (Lire) e quanti soldi dovevano pagare ognuna di esse:<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\"><b>Plebs Sancti Martini in Grania Libre Soldi cum ecclesia de Piscinaritonda<\/b><\/span> <span style=\"font-size: medium;\"><b>III X<\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Ecclesia Sancti Johannis de Modana <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><b>&#8212; &#8212;<\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\">\u201c<span style=\"font-size: medium;\"> \u201c de Ponzano <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><b>II X<\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\">\u201c<span style=\"font-size: medium;\"> \u201c Sancti Bartolomei de Leonina <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><b>II X<\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\">\u201c<span style=\"font-size: medium;\"> \u201c Sanctorum Jacobi et Xpofori <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><b>&#8212; &#8212;<\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\">\u201c<span style=\"font-size: medium;\"> \u201c de Villanova <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><b>II X<\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\">\u201c<span style=\"font-size: medium;\"> \u201c Sancte Mariae de Larnine <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><b>&#8212; &#8212;<\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Se per ognuna di queste chiese ci sono notizie storiche, nulla troviamo sulla quella detta di <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><b>\u201cPiscinaritonda\u201d<\/b><\/span><span style=\"font-size: medium;\">, ormai in cattive condizioni tanto da essere annessa definitivamente alla Pieve. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Nel<\/span><span style=\"font-size: medium;\"><b> 1320 <\/b><\/span><span style=\"font-size: medium;\">per\u00f2 (ASS-Estimo della Comunit\u00e0 di San Martino in Grania), ricompare l\u2019antica chiesa di <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><b>\u201cPiscina Rotonda\u201d. <\/b><\/span><span style=\"font-size: medium;\">Si parla infatti di un pezzo di terra lavorato <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i>\u201cpositam in loco dicto <\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i><b>Piscina Ritonda<\/b><\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i>\u201d<\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\"> i cui confinanti sono un tale Ristoro Rustichelli ed il terreno della stessa Chiesa di San Martino in Grania.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Nell\u2019Estimo del Comunello di <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><b>San Martino in Grania<\/b><\/span><span style=\"font-size: medium;\"> emergono altri toponimi e luoghi come Locaia\/Loccaia\/Laccaio, La Canonica, Vignale, ValleBiene, Alcaggio, Santo Sane\/Santo Sano, la Cerreta, La fonte, Montorso, Campigli, Setefonti. I pi\u00f9 interessanti ci sono sembrati quelli che riconducono a poderi e luoghi ancora oggi esistenti e cio\u00e8 <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><b>San Sano, Campiglia, Montorso<\/b><\/span><span style=\"font-size: medium;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: medium;\">Nel<\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: medium;\"><b> 1366 <\/b><\/span><\/span><span style=\"font-size: medium;\">ci furono alcuni raid da parte della Compagnia di <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><b>Anechino di Bongardo<\/b><\/span><span style=\"font-size: medium;\"> che toccarono alcune localit\u00e0 a sud di Siena tra le quali <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><b>San Martino in Grania<\/b><\/span><span style=\"font-size: medium;\"> e Cun. Gli uomini di Anechino di Bongardo (all\u2019anagrafe <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><b>Hannekin<\/b><\/span><b> <\/b><span style=\"font-size: medium;\"><b>Baumgarten<\/b><\/span><span style=\"font-size: medium;\">), nell\u2019occasione, sequestrarono degli operai nel villaggio di Cuna<\/span><span style=\"font-size: medium;\"> (dipendenti della Grancia), che vennero <\/span><span style=\"font-size: medium;\">riscattati<\/span><span style=\"font-size: medium;\"> dall\u2019 Ospedale senese <\/span><span style=\"font-size: medium;\">per 31<\/span> <span style=\"font-size: medium;\">fiorini<\/span> <span style=\"font-size: medium;\">ciascuno<\/span><span style=\"font-size: medium;\"> e misero a ferro e fuoco le zone circostanti<\/span><span style=\"font-size: medium;\"> . Una prova inconfutabile del raid di Anechino di Bongardo in quest\u2019area, ci proviene da un documento dell\u2019 Archivio Arcivescovile di Siena e precisamente dalla lettera del Pievano di S. Martino in Grania al Vescovo di Siena, dove egli chiede, in via eccezionale, di essere esentato dalle tasse per quell\u2019anno <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i>(\u201clicentia alienandi\u201d<\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\">), poich\u00e9 aveva subito ingenti danni, compresa la bruciatura di una capanna. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Ma anche nel <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><b>1<\/b><\/span><span style=\"font-size: medium;\"><b>379 <\/b><\/span><span style=\"font-size: medium;\">San Martino in Grania sub\u00ec infiniti danni dalle incursioni di <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><b>Carlo di Durazzo<\/b><\/span><span style=\"font-size: medium;\"> e nel <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><b>1409<\/b><\/span><span style=\"font-size: medium;\"> da parte degli armati di <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><b>Ladislao di Napoli<\/b><\/span><span style=\"font-size: medium;\">, detto non a caso \u201cRe guastagrano\u201d. In quel periodo Ladislao fallisce la conquista del Castello di Percenna (vicino a Buonconvento) ed allora compie scorrerie nelle terre circostanti e, dopo aver distrutto il castello di San Fabiano (tra Monteroni e San Martino), che fu \u201cabbruciato\u201d, danneggia anche le campagne circostanti. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><span style=\"font-size: medium;\">Nel <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><b>1409, <\/b><\/span><span style=\"font-size: medium;\">n<\/span><span style=\"font-size: medium;\">el Libro delle \u201cEcclesie episcopatus senen\u201d possiamo vedere come il pievanato di San Martino, rispetto all\u2019anno 1317, si era ingrandito risultando cos\u00ec composto: <b>Plebes Sancti Martini in Grania &#8211; <\/b>Ecclesia Sancti Iohannis in Muodane &#8211; Sancti Bartholomei de Leonina &#8211; Sancti Laurentii de Ripa &#8211; Sancti Michaelis de Ponzano &#8211; SS. Iacobi e Xpofori de Grania &#8211; Sancti Blaxii de Villa Nuova &#8211; Sancti Andree de Larnino de Medine<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Nel <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><b>1432 <\/b><\/span><span style=\"font-size: medium;\">San Martino subisce u<\/span><span style=\"font-size: medium;\">n altro durissimo attacco da parte del Capitano di Ventura <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><b>Galeotto Ricasoli di Brolio<\/b><\/span><span style=\"font-size: medium;\">, quando era al soldo della citt\u00e0 di Firenze.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Nel <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><b>1433 <\/b><\/span><span style=\"font-size: medium;\">il Pievano di San Martino in Grania, Messer Battista di Antonio, decide di diventare un parroco-imprenditore ed ottiene la licenza di aprire un\u2019 osteria con camere. Questa licenza per uso \u201chospitium\u201d, gli viene accordata dall\u2019Ufficio di Gabella di Siena nel Settembre del 1433. Ma tra i pievani di <\/span><span style=\"font-size: medium;\">S. Martino, il pi\u00f9 famoso fu senz\u2019altro <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><b>Giovan Francesco Alberti<\/b><\/span><span style=\"font-size: medium;\"> detto \u2018\u2019Poetino\u2019\u2019, poich\u00e9 si dilettava (con grandissimo successo) alla creazione di poemi e tragedie, tra le quali menzioneremo solo l\u2019Oloferne, forse la sua opera pi\u00f9 famosa. Fu incaricato presso le le Cattedrali di Chiusi, Massa, Grosseto e Montalcino e successivamente (1597) fu eletto Pievano di <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><b>San Martino in Grania<\/b><\/span><span style=\"font-size: medium;\"> dove rimase fino al 1620. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\"><b>Altre notizie sulla Pieve di San Martino. <\/b>La chiesa, costruita antecedentemente al mille, \u00e8 oramai in pieno degrado. Non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 il tetto caratteristico a navata unica e non c\u2019\u00e8 neanche pi\u00f9 traccia delle antiche colonne e dei suoi capitelli che, nonostante i vari crolli, erano comunque ancora visibili. I numerosi rifacimenti e riadattamenti hanno poi nascosto la primaria struttura architettonica, ma con un po\u2019 di attenzione e di osservazione si possono comunque cogliere alcuni segni del suo glorioso passato. Alcuni dettagli di travertino provenienti dall\u2019antica torre campanaria ad esempio, sono stati riportati nel pi\u00f9 recente campanile \u201ca vela. Due portali originali sono ancora visibili nelle pareti laterali: il primo, entrando sulla sinistra, era una porta interna per passare dalla chiesa alla Canonica, mentre il secondo che costituiva un secondo ingresso esterno ed \u00e8 ubicato sul lato opposto (a destra entrando).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Nel <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><b>1786, <\/b><\/span><span style=\"font-size: medium;\">padre Guglielmo della Valle, scriveva che<\/span><b> <\/b><span style=\"font-size: medium;\">\u201cNella Pieve di San Martino in Grania, diocesi di Siena, vi \u00e8 <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><b>l\u2019altare del Rosario<\/b><\/span><span style=\"font-size: medium;\"> dipinto da Francesco Vanni; la Vergine, San Domenico sopra le nuvole, S. Caterina e S. Orsola con alcuni angioli che scherzano con le corone in mano, sono belli assai. Monsignor Zondadari gi\u00e0 Arcivescovo di Siena, raccomandava ai Pievani di quella chiesa di custodire questa pittura, come un tesoro; e il vecchio Pievano presente assicurommi di questa premura, che fa onore alla memoria di quel prelato\u201d. Nella Parrocchia di San Martino in Grania, era nata sulla fine del 1500, una \u201cCompagnia Laicale\u201d sotto il titolo di <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><b>\u201cMaria Santissima del Rosario\u201d<\/b><\/span><span style=\"font-size: medium;\">. I suoi membri, maschi e femmine, si autotassavano e gestivano opere di carit\u00e0, ma si occupavano anche di dare degna sepoltura ai defunti, di raccogliere elemosine, di dotare alcune fanciulle pi\u00f9 povere, segnalate da una apposita commissione di confratelli. Avevano all\u2019interno della chiesa il loro altare (sulla destra entrando), per il quale provvedevano sia nel tenerlo pulito, sia nell\u2019arredamento e cio\u00e8 nella dotazione di panni ricamati, ornamenti, fiori. Si occupavano anche di organizzare una volta l\u2019anno la festa del Patrono.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Le notizie d\u2019archivio iniziano a partire dal <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><b>1596<\/b><\/span><span style=\"font-size: medium;\"> fino al <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><b>1743<\/b><\/span><span style=\"font-size: medium;\">, ma la suddetta compagnia oper\u00f2 anche successivamente nonostante non ne abbiamo pi\u00f9 la documentazione perch\u00e9 perduta.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Augusto Codogno ASCIANO. Resti del campanile a vela della Pieve di S. Martino in Grania. Prima di entrare nel vivo della ricerca storica, occorre circoscrivere quest\u2019area sia dal punto di vista geografico, che da quello storico-toponomastico. Per \u201cGrania\u201d o pi\u00f9 anticamente \u201cLigrania\u201d o anche \u201cGraina\u201d, si intende una zona collinare compresa tra i comuni [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"class_list":{"0":"post-193","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","6":"category-cronache-dal-medioevo"},"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ilcittadinoonline.it\/cronache-dal-medioevo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/193","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ilcittadinoonline.it\/cronache-dal-medioevo\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ilcittadinoonline.it\/cronache-dal-medioevo\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ilcittadinoonline.it\/cronache-dal-medioevo\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ilcittadinoonline.it\/cronache-dal-medioevo\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=193"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.ilcittadinoonline.it\/cronache-dal-medioevo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/193\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":195,"href":"https:\/\/www.ilcittadinoonline.it\/cronache-dal-medioevo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/193\/revisions\/195"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ilcittadinoonline.it\/cronache-dal-medioevo\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=193"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ilcittadinoonline.it\/cronache-dal-medioevo\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=193"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ilcittadinoonline.it\/cronache-dal-medioevo\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=193"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}