{"id":143,"date":"2014-11-05T16:10:29","date_gmt":"2014-11-05T15:10:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ilcittadinoonline.it\/cronache-dal-medioevo\/2014\/11\/05\/asciano-la-triste-storia-di-due-pievi-romaniche\/"},"modified":"2014-11-05T16:10:29","modified_gmt":"2014-11-05T15:10:29","slug":"asciano-la-triste-storia-di-due-pievi-romaniche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ilcittadinoonline.it\/cronache-dal-medioevo\/asciano-la-triste-storia-di-due-pievi-romaniche\/","title":{"rendered":"Asciano: la triste storia di due pievi romaniche"},"content":{"rendered":"<p style=\"margin-bottom: 0cm;text-align: justify\"><strong>di Augusto Codogno<\/strong><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;text-align: justify\">SIENA. Questa &egrave; l&rsquo;ennesima triste storia di come il nostro patrimonio architettonico e artistico venga lasciato in balia del tempo e dell&rsquo;incuria, finendo per andar perso o addirittura depredato di alcuni resti di notevole importanza. Stavolta vi parler&ograve; di una Pieve nel Comune di Asciano che ha fatto la storia di questa zona e che ha un&rsquo;antichissima origine: la Pieve di San Vito in Versuris. Immerso nell&rsquo;incontaminato territorio delle &ldquo;Crete Senesi&rdquo;, questo edificio ecclesiastico dista pochi chilometri sia da Asciano che da Castelnuovo Berardenga. La Pieve di San Vito in Versuris, (detta anche &ldquo;in Rancia&rdquo; o &ldquo;in Creta&rdquo; ) &egrave; ubicata sulla destra dell&rsquo;antica strada (ancora sterrata) che da Siena porta a Monte Sante Marie. Ci appare in tutta la sua mole su una collinetta nei pressi della localit&agrave; di Torre a Castello.A<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;text-align: justify\">Di origine antichissima esisteva gi&agrave; nel periodo longobardo, quando era una della Pievi contese tra il Vescovo di Siena e quello di Arezzo (pergamene del 714\/715, vedi articolo precedente in questa rubrica). Il suo toponimo risale sicuramente al periodo in cui venne costruita o potenziata la via che congiungeva le due antiche strade &ldquo;Lauretana&rdquo; e &ldquo;Scialenga&rdquo; in quanto si resero necessari a tal uopo dei grandi lavori di bonifica del terreno. Per questi lavori infatti vennero fatte delle modifiche al suolo argilloso e cretoso di queste colline tanto che la Pieve di San Vito venne detta &ldquo;in versuris&rdquo; che significa letteralmente &ldquo;zolle che stanno per essere rovesciate&rdquo;, ma in altre carte semplicemente &ldquo;in creta&rdquo;. Ai tempi dei Longobardi per&ograve;, la Pieve viene descritta come gi&agrave; esistente, anzi, nella carta del 714, viene addirittura definita &ldquo;antichissima&rdquo;, lasciandoci immaginare che sia gi&agrave; esistita nei secoli precedenti. Da quel periodo in poi comunque, fu la pi&ugrave; importante della zona, quella con il fonte battesimale di riferimento per l&rsquo;intero comprensorio (assieme a quello della chiesa di Vescona) ed ebbe nei secoli successivi molte chiese suffraganee, tra cui sicuramente la Canonica di S. Clemente a Monte Cerconi, quella di S. Bartolomeo a Monte S. Maria, quella di S. Andrea a Mucigliano, quella di S. Salvatore e S. Maria alla Torre a Castello, quella dei SS. Jacopo e Cristoforo di Giomoli, e quella perduta di S. Michele.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;text-align: justify\">Sebbene restaurata intorno al 1580 (come attesta la iscrizione sulla mensola marmorea sopra l&rsquo;ingresso), essa rappresenta ancora i segni di uno stile romanico antico, sicuramente del primo secolo dopo il Mille ed &egrave; costruita in pietra che sembra quella (sicuramente lo &egrave;) proveniente dalla zona di Rapolano. Da sottolineare l&rsquo;abside che da sola vale la visita a San Vito. Unico e semicircolare, si conclude e si decora in alto con una cornice sorretta da mensole scolpite in forma di teste umane e di animali, tra cui riconosciamo senz&rsquo;altro un bue. Da citare per importanza anche Il caratteristico campanile a vela, di cui rimane una sola campana, ma che testimonia la primordiale appartenenza alla Diocesi in quanto ha, incisa nel bronzo, la figura a mezzo busto della &ldquo;madonna delle Grazie&rdquo; di Arezzo, non dissimile da quello &nbsp;della Madonna &nbsp;senese di Provenzano. Pur non essendo ancora &ldquo;sconsacrata&rdquo;, la chiesa &egrave; chiusa e abbandonata da molti anni e da una parte, manca addirittura il tetto di una navata e intorno l&rsquo;area &egrave; adibita ad ovile e a rimessa di attrezzi agricoli. Lo stato di decadenza era gi&agrave; stato segnalato 8 anni fa da Italia Nostra che aveva segnalato il degrado della Pieve ed aveva coinvolto sia la Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici di Siena, sia l&rsquo;Istituto per il Sostentamento del Clero che ne dovrebbe essere il legittimo proprietario.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;text-align: justify\">A tutt&rsquo;oggi rimane difficile anche poter fare un accurato sopralluogo, ma se vogliamo salvare questo piccolo capolavoro dobbiamo fare in fretta. Eravamo o no in finale per la Capitale della Cultura Europea?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Augusto Codogno SIENA. Questa &egrave; l&rsquo;ennesima triste storia di come il nostro patrimonio architettonico e artistico venga lasciato in balia del tempo e dell&rsquo;incuria, finendo per andar perso o addirittura depredato di alcuni resti di notevole importanza. 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