{"id":135,"date":"2014-09-08T12:08:31","date_gmt":"2014-09-08T10:08:31","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ilcittadinoonline.it\/cronache-dal-medioevo\/2014\/09\/08\/i-legami-tra-siena-e-santiago-de-compostela\/"},"modified":"2014-09-08T12:08:31","modified_gmt":"2014-09-08T10:08:31","slug":"i-legami-tra-siena-e-santiago-de-compostela","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ilcittadinoonline.it\/cronache-dal-medioevo\/i-legami-tra-siena-e-santiago-de-compostela\/","title":{"rendered":"I legami tra Siena e Santiago de Compostela"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: justify\"><strong><span style=\"font-size: 8pt\">di Augusto Codogno <\/span><\/strong><br \/><span style=\"font-size: 8pt\">SIENA.<strong><span style=\"font-size: 8pt\"> Santiago de Compostela (Basilica) Chiesa di S. Spirito a Siena<\/span><\/strong><span style=\"font-size: 8pt\"> <\/span><\/span><br \/><span style=\"font-size: 8pt\"><span style=\"font-size: 8pt\">uale &egrave; il nesso che lega la nostra citt&agrave; alla lontanissima localit&agrave; della Galizia? Pi&ugrave; che un nesso, ci sono una serie di documenti storici e molti indizi che ci dicono come ci sia sempre stato un legame tra Siena e Santiago de Compostela, perlomeno dai primi secoli del Mille. Partiamo appunto da lontano.<\/span><span style=\"font-size: 8pt\"> <\/span><\/span><br \/><span style=\"font-size: 8pt\"><span style=\"font-size: 8pt\">Abbiamo gi&agrave; detto nello scorso articolo di questa rubrica, come fin dalla dominazione dei Longobardi e quella successiva dei Franchi, la strada per eccellenza fosse diventata la Francigena (chiamata prima del 1200 solo &ldquo;Romea&rdquo;). Sta di fatto che questa via aveva assunto un ruolo di primaria importanza per tutti i tipi di spostamenti, sia commerciali che di altro tipo e Siena si ritrov&ograve; fortunatamente sull&rsquo;asse di quella che era diventata l&rsquo;autostrada per eccellenza dell&rsquo;alto medioevo.<\/span><span style=\"font-size: 8pt\"> <\/span><\/span><br \/><span style=\"font-size: 8pt\"><span style=\"font-size: 8pt\">Con l&rsquo;aumentare dei pellegrinaggi anche a Siena fiorirono decine e decine di Spedali che, solo nella nostra citt&agrave; si aggiravano sulla cinquantina e la Francigena divenne una vera e propria Via del Pellegrinaggio. Da Siena passavano migliaia di fedeli che da nord a sud transitavano per recarsi alle tre mete pi&ugrave; agognate: Santiago, Roma e Gerusalemme. Naturalmente il maggior numero di persone si recava verso la capitale della cristianit&agrave;, ma dopo il 1100 ed anche in conseguenza della prima crociata (1099), anche verso Gerusalemme. La riconquista della Terrasanta (o come si diceva allora d&rsquo; Oltremare) aveva stimolato il pellegrinaggio verso quelle terre dove secondo il Vangelo tutto aveva avuto inizio. Quindi, per i viaggiatori della fede che provenivano da nord, da Siena si passava per andare a Roma, ma anche per proseguire verso la Puglia ed imbarcarsi a Bari o a Brindisi verso Gerusalemme.<\/span>&nbsp;<\/span><\/div>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;line-height: 100%;text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\">Con la riconquista del Medioriente da parte dei musulmani, per&ograve; ritorn&ograve; ad aumentare il flusso dei fedeli verso Santiago, soprattutto a partire dal 1150 perch&eacute; nel 1145 era iniziata la costruzione della grande cattedrale di San Giacomo a Compostela (in italiano Campo Stella). Quindi anche a Siena passavano molti viandanti che si recavano e tornavano dalla Galizia.<\/span><\/p>\n<div style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\"> <\/span><\/div>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;line-height: 100%;text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\">A dir la verit&agrave;, come ci suggerisce anche la lettura di Dante, era uso nei primi anni del 1300 chiamare i viaggiatori di fede in modo diverso a seconda di dove andassero e cos&igrave; quelli che andavano a Roma venivano detti &ldquo;romei&rdquo;, quelli che andavano in Terrasanta &ldquo;palmieri&rdquo; e quelli che andavano a Santiago &ldquo;peregrini&rdquo;. <\/span><\/p>\n<div style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\"> <\/span><\/div>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;line-height: 100%;text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\">Il pellegrino che andava a &ldquo;Santiago de Compostela&rdquo;, che in italiano si traduce &ldquo;San Giacomo di Campo Stella&rdquo; soleva, una volta visitata la basilica di S. Giacomo Maggiore Apostolo e la sua tomba, concludere il suo viaggio e prolungarlo fino all&rsquo;Oceano Atlantico e precisamente arrivare alla localit&agrave; di Finisterre, punta estrema della Spagna e della Galizia. Qui, in riva al mare raccoglievano la famosa conchiglia &ldquo;<em>Pecten Maximus<\/em>&rdquo;, la nostra &ldquo;<em>capesanta<\/em>&rdquo;, a dimostrazione dell&rsquo;avvenuto pellegrinaggio e ben presto questo oggetto divent&ograve; il simbolo di tutti i pellegrini della fede. In particolare si diffuse nelle chiese, negli Spedali, nell&rsquo;araldica, nella pittura del tempo e soprattutto lungo il tracciato della francigena. La conchiglia fu da allora sempre associata a San Giacomo Maggiore e non c&rsquo;era immagine del Santo che non avesse anche la &ldquo;pecten&rdquo; da qualche parte: sul vestito, sul cappello, sul drappo, sotto o sopra la sua rappresentazione. Ma in quegli anni era pur nato in Spagna un nuovo Ordine Monastico-Militare, titolato al Santo, con il nome di &ldquo;Cavalieri di San Giacomo&rdquo; che aveva come araldo una spada-croce con una conchiglia al centro o a volte quattro conchiglie ai lati. <\/span><\/p>\n<div style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\"> <\/span><\/div>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;line-height: 100%;text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\">Da fonti scritte provenienti dall&rsquo;Archivio di Stato di Siena, sappiamo che alcuni senesi vestirono l&rsquo;abito di quest&rsquo;ordine (ad esempio Francesco Petroni e Ruberto Cennini) e che altissima era nella nostra citt&agrave; la considerazione ed il richiamo suscitato da Santiago de Compostela, come ci dimostra una pergamena dell&rsquo;anno 1240 (ASS SMS Agosto, 3). Si parla nello specifico del testamento di un senese, tale Uberto speziale del fu Viviano, che lascia molti beni a spedali, a monasteri, a chiese senesi, a sua moglie Castellana, al fratello Pietro e &ldquo;ad un uomo che fosse andato per lui alla casa del Beato Giacomo da Gallizia&rdquo;. Quindi si tratta di un vero e proprio &ldquo;pellegrinaggio conto terzi&rdquo;.<\/span><\/p>\n<div style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\"> <\/span><\/div>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;line-height: 100%;text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\">Se vogliamo indagare pi&ugrave; a fondo sui legami intercorsi tra Santiago e Siena, dobbiamo per forza andare nel territorio della contrada del Nicchio. Cominciamo esaminando la sua stessa bandiera e vediamo che ha come simbolo, non una nicchia qualsiasi, ma proprio la nostra &ldquo;pecten maximus&rdquo;. Dunque la &ldquo;nicchia&rdquo; di Santiago, ma anche le stelle! Infatti &ldquo;Compostela&rdquo; in italiano si traduce &ldquo;Campo Stella&rdquo; ed&rsquo; &egrave; il nome che gli spagnoli diedero al luogo dove venne ritrovata la tomba dell&rsquo;apostolo. La leggenda narra infatti che fu la strana luce di alcune stelle a guidare un eremita fino al corpo di Jago (Giacomo).<\/span><\/p>\n<div style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\"> <\/span><\/div>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;line-height: 100%;text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\">Il territorio della contrada del Nicchio era chiamato anche &ldquo;della Badia Nuova&rdquo; per la presenza di una grande Abbazia Vallombrosana che poi divenne pi&ugrave; recentemente detta di &ldquo;Santa Chiara&rdquo;. Ma questo Monastero, noto fin dai primi secoli del mille, ben che fosse titolato ai Santi Giacomo e Filippo, era comunemente chiamato solo &ldquo;di San Giacomo&rdquo;, dimenticando l&rsquo;altro santo, Filippo. Dal 1200, anche gli abitanti di questo rione, venivano appellati &ldquo;popolo di San Giacomo&rdquo;, come testimoniano una ventina di pergamene di quel secolo. Inoltre vicino alla Badia di San Giacomo, era presente uno Spedale chiamato anch&rsquo;esso &ldquo;Spedale di San Giacomo&rdquo; e gestito dai frati medesimi. Dove fosse ubicato di preciso questo ospedale non lo sappiamo, ma io ritengo che ci siano buone probabilit&agrave; che fosse stato nella sede attuale della Societ&agrave; della Pania e cio&egrave; nella Chiesa di Santo Stefano.<\/span><\/p>\n<div style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\"> <\/span><\/div>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;line-height: 100%;text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\"><strong><span style=\"font-size: 8pt\">Chiesa di S. Stefano<\/span><\/strong><\/span><\/p>\n<div style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\"> <\/span><\/div>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;line-height: 100%;text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\">Sappiamo infatti da alcuni documenti che, o nella chiesa, o attiguo ad essa, vi fu effettivamente uno &ldquo;spedaletto&rdquo;, anche se non viene mai alla luce a quale santo fosse titolato.Potrebbe dunque trattarsi dello &ldquo;spedale di San Giacomo&rdquo; come compare in alcuni atti, dove si specifica anche che era vicino all&rsquo;Abbazia di San Giacomo e che apparteneva alla stessa. Ad avvalorare questa ipotesi c&rsquo;&egrave; il fatto che nel 1572 fu proprio l&rsquo;Abate di San Giacomo, in qualit&agrave; di proprietario dell&rsquo;immobile, a concederlo in enfiteusi alla Compagnia laicale di Santo Stefano che poi provvide alla sua ristrutturazione e successivamente anche alla costruzione di un nuovo altare (1607). <\/span><\/p>\n<div style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\"> <\/span><\/div>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;line-height: 100%;text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\">Riassumiamo e facciamo il punto di quanto precedentemente detto.<\/span><\/p>\n<div style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\"> <\/span><\/div>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;line-height: 100%;text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\">Nella Contrada del Nicchio esisteva sia una Abbazia di San Giacomo, sia un Ospedale di San Giacomo, ma non &egrave; tutto! Altri importanti indizi ci portano alla chiesa di S. Spirito, a pochi passi dalla zona precedentemente menzionata e sempre nella medesima contrada. Qui esisteva ed &egrave; tutt&rsquo;oggi in piedi una Cappella dedicata a &ldquo;San Giacomo Maggiore&rdquo; e fu sempre chiamata &ldquo;la cappella degli spagnoli&rdquo;. Questa fu affrescata nel 1530 e vi &egrave; rappresentato un San Giacomo in battaglia che stermina i Mori (Musulmani), come nella pi&ugrave; ferrea tradizione iberica. San Giacomo (SantJago) era infatti detto dagli spagnoli &ldquo;Matamori&rdquo;, cio&egrave; &ldquo;ammazza mori&rdquo; per il suo ruolo leggendario di protettore dei cristiani quando combattevano contro i saraceni. Nella &ldquo;cappella degli spagnoli&rdquo; &egrave; dipinta un&rsquo;insolita bandiera con quattro grandi conchiglie (sempre del tipo pecten) e vi &egrave; anche una statua lignea di San Giacomo tutto contornato di &ldquo;pecten&rdquo; (due sul manto e una sul cappello come in figura).<\/span><\/p>\n<div style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\"> <\/span><\/div>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;line-height: 100%;text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\"><strong><span style=\"font-size: 8pt\">Statua lignea di Santiago in S. Spirito<\/span><\/strong><\/span><\/p>\n<div style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\"> <\/span><\/div>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;line-height: 100%;text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\">Ci son altri riferimenti di Santiago nel Nicchio? Certamente! Abbiamo gi&agrave; detto come i pellegrini, una volta giunti a Santiago, si spingessero fino alla punta estrema della Galizia per prendere la &ldquo;conchiglia&rdquo;, ed il luogo prediletto era chiamato appunto &ldquo;Finisterre&rdquo;, cio&egrave; &ldquo;fine della terra&rdquo; o anche &ldquo;fine del mondo&rdquo; o &ldquo;Finimondo&rdquo;. E cosa c&rsquo;&egrave; accanto alla chiesa di Santo Spirito nel Nicchio? Il Vicolo di Finimondo! <\/span><\/p>\n<div style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\"> <\/span><\/div>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;line-height: 100%;text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\">Questo vicolo un tempo non era senza sfondo, ma proseguiva verso la Porta di Busseto (ora tamponata) e poi in quella che ancora oggi si chiama &ldquo;strada di Busseto&rdquo;, fino a due poderi che nel 1800 ancora si chiamavano &ldquo;Poderi di Finimondo&rdquo;<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Augusto Codogno SIENA. Santiago de Compostela (Basilica) Chiesa di S. Spirito a Siena uale &egrave; il nesso che lega la nostra citt&agrave; alla lontanissima localit&agrave; della Galizia? Pi&ugrave; che un nesso, ci sono una serie di documenti storici e molti indizi che ci dicono come ci sia sempre stato un legame tra Siena e [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":136,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[128,129,127,2],"class_list":{"0":"post-135","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-cronache-dal-medioevo","8":"tag-galizia","9":"tag-legami","10":"tag-santiago-de-compostela","11":"tag-siena"},"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ilcittadinoonline.it\/cronache-dal-medioevo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/135","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ilcittadinoonline.it\/cronache-dal-medioevo\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ilcittadinoonline.it\/cronache-dal-medioevo\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ilcittadinoonline.it\/cronache-dal-medioevo\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ilcittadinoonline.it\/cronache-dal-medioevo\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=135"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.ilcittadinoonline.it\/cronache-dal-medioevo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/135\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ilcittadinoonline.it\/cronache-dal-medioevo\/wp-json\/wp\/v2\/media\/136"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ilcittadinoonline.it\/cronache-dal-medioevo\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=135"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ilcittadinoonline.it\/cronache-dal-medioevo\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=135"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ilcittadinoonline.it\/cronache-dal-medioevo\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=135"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}