{"id":131,"date":"2014-08-19T10:24:33","date_gmt":"2014-08-19T08:24:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ilcittadinoonline.it\/cronache-dal-medioevo\/2014\/08\/19\/siena-sotto-assedio-le-bocche-inutili\/"},"modified":"2014-08-19T10:24:33","modified_gmt":"2014-08-19T08:24:33","slug":"siena-sotto-assedio-le-bocche-inutili","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ilcittadinoonline.it\/cronache-dal-medioevo\/siena-sotto-assedio-le-bocche-inutili\/","title":{"rendered":"Siena sotto assedio: le bocche inutili"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\"><strong>di Augusto Codogno&nbsp;<\/strong> <\/span><\/div>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;line-height: 100%;text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\">SIENA. La storia che vi racconter&ograve; oggi &egrave; ambientata nell&rsquo;ultima guerra di Siena (1553-1555). Questa guerra sanc&igrave; la definitiva sconfitta della nostra Repubblica nei confronti dell&rsquo;Esercito imperiale di Carlo V e di quello fiorentino di Cosimo dei Medici. In realt&agrave;, anche dopo la resa, Siena mantenne il dominio di una parte del suo territorio spostando la sede del suo Governo ed appellandosi &ldquo;Repubblica di Siena rifugiata in Montalcino&rdquo;, ma nel 1559 anche le ultime resistenze ebbero fine. Tradita da un falso trattato di pace e senza gli aiuti promessi (ma mai arrivati) da parte del Re di Francia, l&rsquo;ultima Repubblica italiana perdeva definitivamente la sua autonomia entrando forzatamente a far parte del granducato di Toscana voluto dai Medici.<\/span><\/p>\n<div style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\"> <\/span><\/div>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;line-height: 100%;text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\">Le truppe senesi guidate da <strong>Piero Strozzi<\/strong>, avevano tenuto in scacco quelle imperiali per molto tempo, ma nell&rsquo;Agosto del 1554, un fatto importante fece pendere definitivamente le sorti della guerra in favore dei Fiorentini e cominci&ograve; di fatto l&rsquo;assedio sempre pi&ugrave; stringente alla citt&agrave; di Siena. Questo accadimento fu la &ldquo;Battaglia di Marciano&rdquo;, nella Valdichiana, passata alla storia come &ldquo;Battaglia di Scannagallo&rdquo;. Era il 2 Agosto 1554. <\/span><\/p>\n<div style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\"> <\/span><\/div>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;line-height: 100%;text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\">L&rsquo;esercito Imperiale, con forte presenza di soldati spagnoli prestati da Carlo V a Cosimo dei Medici era invece guidato da un altro membro della famiglia Medici e precisamente da <strong>Gian Giacomo Medici<\/strong> che fu poi detto <strong>Marchese di Marignano<\/strong>. Cominci&ograve; in questo periodo a stringersi intorno alla citt&agrave; il cordone imperiale che dapprima cerc&ograve; di tagliare tutte le vie per le quali giungevano a Siena i rifornimenti alimentari, conquistando tutte le fortificazioni lungo i percorsi principali e soprattutto la Cassia (vedi Cuna, Monteroni, San Fabiano e Lucignano) bloccando di fatto l&rsquo;asse Siena-Montalcino dal quale arrivavano la maggior parte degli aiuti alimentari ed isolando di fatto lo Strozzi al di sotto di Buonconvento. La parte a nord era gi&agrave; saldamente in mano dei fiorentini che avevano gi&agrave; preso (forse per tradimento), il castello di Monteriggioni ed avevano il loro campo addirittura fuori Porta Camollia, nei pressi di Palazzo Diavoli, cos&igrave; come la parte verso la maremma dove avevano bloccato gli aiuti prendendo come caposaldo il Monastero di Costalpino ed il Castello di Belcaro.<\/span><\/p>\n<div style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\"> <\/span><\/div>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;line-height: 100%;text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\">Tuttavia Siena resisteva e nonostante i bombardamenti (soprattutto dal colle di Ravacciano) e vari tentativi di invasione, di cui uno importantissimo tentato &ldquo;in notturna&rdquo;, di entrare in citt&agrave; con la forza delle armi non se ne parlava proprio. Dopo questa disfatta il Comando delle truppe senesi di citt&agrave; fu affidato ad un capitano francese ed a lui furono dati speciali poteri: <strong>Biagio di Montluc<\/strong>. In quel tempo, gli&nbsp;<strong>&ldquo;Otto di Reggimento sopra la Guerra&rdquo;<\/strong>, erano una commissione governativa per le&nbsp;faccende militari&nbsp;che rappresentava&nbsp;il massimo potere politico. Essi decisero di creare una nuova magistratura:&nbsp;<strong>&ldquo;I Quattro cittadini per distribuzione di Monte,&nbsp;per cavare dalla Citt&agrave; tutte le bocche disutili&rdquo;<\/strong>. Secondo consuetudini spietate dell&rsquo; &ldquo;Arte della guerra&rdquo;, erano considerate tali tutte quelle persone che per la loro condizione (poveri, stranieri, contadini, rifugiati, prostitute ecc&hellip;.), risultavano&nbsp;superflue, <strong>inutili o addirittura dannose<\/strong>,&nbsp;in quanto&nbsp;solo bocche in pi&ugrave; da sfamare.&nbsp;E allora diventava inevitabile che nei casi di assedio totale, per proseguire le ostilit&agrave; che si facesse di tutto per allontanarle dalla citt&agrave;. Anche il maresciallo&nbsp;Piero Strozzi,&nbsp;dopo la sconfitta di Marciano fu sempre un&nbsp;inflessibile&nbsp;sostenitore della necessit&agrave; di&nbsp;espellere&nbsp;da Siena&nbsp;<strong>7.000<\/strong> &ldquo;bocche disutili&rdquo;,&nbsp;come principale rimedio per salvare la citt&agrave;, dove si stimava vi fossero circa&nbsp;<strong>24.000<\/strong> persone da sfamare.&nbsp;<\/span><\/p>\n<div style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\"> <\/span><\/div>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;line-height: 100%;text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\">Come ci racconta il Sozzini (Diario 4,5 e 6 Agosto 1554): <\/span>&ldquo;Subito che fu rotto il campo, il Governo cre&ograve; un Magistrato nuovo, di 4 Cittadini per distribuzione di Monte, per cavare della Citt&agrave; tutte le bocche disutili, tanto contadini che forestieri, dovessero per tutto il 6 di Agosto avere sgombro la citt&agrave; con loro famiglia&hellip;&rdquo;. <span style=\"font-size: 8pt\">Questo primo bando non diede i risultati sperati, quindi si decise di farne un altro molto pi&ugrave; severo il 21 Agosto. A questo punto si riesce con tantissima difficolt&agrave; a fare una grossolana lista di &ldquo;bocche disutili&rdquo; e nell&rsquo;elenco finiscono anche i poveri accolti dall&rsquo;Ospedale.<\/span><\/p>\n<div style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\"> <\/span><\/div>\n<p style=\"margin-top: 0.05cm;margin-bottom: 0.05cm;background: none repeat scroll 0% 0% #ffffff;line-height: 100%;text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\">Oltre 2.000 persone vengono prese di forza e <\/span><span style=\"font-size: 8pt\"><strong>rinchiuse nel Duomo<\/strong><\/span><span style=\"font-size: 8pt\">, <\/span><span style=\"font-size: 8pt\">ma molti senesi erano contrari. Cos&igrave; organizzarono una sommossa e <\/span><span style=\"font-size: 8pt\"><em>&ldquo;aprirno la chiesa e furno subito liberate 2.000 bocche inutili&rdquo;<\/em><\/span><span style=\"font-size: 8pt\">. La disobbedienza dei senesi&nbsp;in difesa dei loro poveri,&nbsp;affinch&eacute; non diventassero &ldquo;bocche inutili&rdquo; dovette essere molto estesa, perch&eacute; i governanti scrissero a Piero Strozzi dicendo di non essersi voluti&nbsp;&ldquo;prevaler intieramente della loro autorit&agrave;, n&eacute; del braccio de&rsquo; soldati, dubitando d&rsquo;alteratione&rdquo;&nbsp;e decidendo di non punire&nbsp;&ldquo;li trasgressori per rispetto de&rsquo; tempi&rdquo;.<\/span><\/p>\n<div style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\"> <\/span><\/div>\n<p style=\"margin-top: 0.05cm;margin-bottom: 0.05cm;background: none repeat scroll 0% 0% #ffffff;line-height: 100%;text-align: justify\">&ldquo;I Quattro di Reggimento deputati sopra il purgare la Citt&agrave; dele bocche inutili&rdquo;&nbsp;dovettero emanare il 30 agosto&nbsp;un ulteriore e pi&ugrave; repressivo bando. <span style=\"font-size: 8pt\">Il 21 Settembre &ldquo;E<\/span><span style=\"font-size: 8pt\"><em>ntrorno nel Governo li Quattro sopra le bocche disutili, ed esposero qualmente a far tal opera voleva esser un solo, perocch&egrave; essi rifiutavano l&rsquo;offizio, rispetto all&rsquo;interesse; dove che il Governo, avanti che uscisse di Palazzo, institu&igrave; sopra questo carico messer <\/em><\/span><em><span style=\"font-size: 8pt\"><strong>Mario Donati<\/strong><\/span><span style=\"font-size: 8pt\">, cavaliere di Rodi, quale con molta diligenza, ed in persona, fece la r<\/span>icerca per tutte le parrocchie della Citt&agrave;<\/em>&rdquo;.<\/p>\n<p style=\"margin-top: 0.05cm;margin-bottom: 0.05cm;background: none repeat scroll 0% 0% #ffffff;line-height: 100%;text-align: justify\"><a name=\"_GoBack\"><\/a> Scrive Biagio di Montluc:  &ldquo;<em>diedi il Rollo a un Cavaliero di Malta, accompagnato da vinticinque o trenta soldati, per metterli fuori; il che fu fatto dentro tre giorni dopo ch&rsquo;io ebbi dato il Rollo&hellip;.Io vi dico che il Rollo delle bocche inutili faceva la somma di quattro mila quattrocento o pi&ugrave;&#8221;. <\/em>Mario Donati era al tempo  il Commendatore della Magione di S. Pietro in Camollia. I<span style=\"font-size: 8pt\">l 22 Settembre &ldquo;<\/span><span style=\"font-size: 8pt\"><em>uscirno della Citt&agrave;, sonata la prima ora di notte, infra uomini e donne, circa <\/em><\/span><span style=\"font-size: 8pt\"><em><strong>mille bocche disutili<\/strong><\/em><\/span><span style=\"font-size: 8pt\"><em>, con bonissima scorta di fantaria&rdquo;.<\/em><\/span><\/p>\n<div style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\"> <\/span><\/div>\n<p style=\"margin-top: 0.05cm;margin-bottom: 0.05cm;background: none repeat scroll 0% 0% #ffffff;line-height: 100%;text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\">Questa uscita per&ograve; fin&igrave; male perch&eacute;, arrivati &ldquo;<\/span><span style=\"font-size: 8pt\"><em>vicino all&rsquo;Arbia, caddero alcune bestie dinanzi in certi fossi per disgrazia e fecero strepitio: quelli che erano alla retroguardia dubitorno di qualche imboscata delli nemici, e volsero fuggire&rdquo;.<\/em><\/span><\/p>\n<div style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\"> <\/span><\/div>\n<p style=\"margin-top: 0.05cm;margin-bottom: 0.05cm;background: none repeat scroll 0% 0% #ffffff;line-height: 100%;text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\">Il 24 Settembre <\/span><span style=\"font-size: 8pt\"><em>&igrave; detto, circa le tre ore di notte, uscirno a Porta San Marco circa 200 bocche disutili, con la scorta di 100 soldati: si derno in un grosso corpo di guardia, e non poterno passare; e la mattina erano tutti intorno a detta Porta, e non furno lassati entrare se non i soldati&rdquo;.<\/em><\/span><\/p>\n<div style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\"> <\/span><\/div>\n<p style=\"margin-top: 0.05cm;margin-bottom: 0.05cm;background: none repeat scroll 0% 0% #ffffff;line-height: 100%;text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\">Il 4 Ottobre &ldquo;<\/span><span style=\"font-size: 8pt\"><em> fu deliberato per il Governo, a richiesta del signor Piero, che il Rettore dello Spedale della Scala mandasse fuora della Citt&agrave; <\/em><\/span><span style=\"font-size: 8pt\"><em><strong>700 bocche<\/strong><\/em><\/span><span style=\"font-size: 8pt\"><em>, per valersi di 500 moggia di gran&hellip;e che nel detto Spedale rimanesse solo gl&rsquo;infermi, e gli famigli che li servivono , e le balie con li putti; e tutto il resto si mandasse fuore, con promissione di darli bonissima guardia per lor sicurezza fino fuor del pericolo&rdquo;.<\/em><\/span><\/p>\n<div style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\"> <\/span><\/div>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;line-height: 100%;text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\">Era in quel tempo Rettore dell&rsquo;Ospedale Santa Maria della Scala <strong>Scipione di Mariano Ventur<\/strong>i che fu costretto a scrivere una lettera al Marchese di Marignano<strong> <\/strong>per poter cavare sicuramente dalla citt&agrave;, come bocche disutili, i fanciulli dell&rsquo;Ospedale.<\/span><\/p>\n<div style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\"> <\/span><\/div>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;line-height: 100%;text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\">Il 5 OTTOBRE 1554 avvenne uno dei fatti pi&ugrave; drammatici perch&eacute; &ldquo;<em> uscirno a Porta Fontebranda circa <\/em><em><strong>250 putti dello Spedale<\/strong><\/em><em> grande dalli sei fino alli dieci anni, tutti in barcelle e cestarelle, con la scorta di quattro compagnie&hellip;. Si accompagnorno con detti putti molti uomini e donne della Citt&agrave;, che avevano avuto precetto di partire; e avevano carico, infra muli, asini e cavalli, intorno alle 100 bestie. Salite che furno alla Piazza a Casciano, un miglio lontano da Siena, si derno in una imboscata&hellip; la mattina erano tutti fuora Porta di Fontebranda (a dove si fa l&rsquo;anno il mercato de&rsquo; porci), tutti a diacere per terra, con grandissime strida e lamenti. Era la pi&ugrave; grande compassione a veder quei putti svaligiati, feriti e percossi in terra a diacere, che averiano fatto piangere un Nerone: ed io averei pagati 25 scudi a non gli aver visti; che per tre giorni non possevo mangiare n&eacute; bere che pro&rsquo; mi facesse&hellip;.Fu giudicato che lo Spedale avesse perso in questa rotta, infra bestie da some e robe particolari ancora pi&ugrave; di 2.000 scudi d&rsquo;oro. Per la qual cosa messer Scipione Venturi, a quel tempo Rettore dello Spedale, and&ograve; a dolersi con il signor Piero: e gli disse a buona cera, ma con le lacrime agli occhi, che se sua Signoria non apriva una porta sicura, che non ne voleva pi&ugrave; cavar nessuno, e gli voleva governar qua dentro, mentre aveva del pane: e che di questo sua Signoria se ne risolvesse in ogni modo: e senza aspettar risposta se ne part&igrave;&rdquo;.<\/em><\/span><\/p>\n<div style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\"> <\/span><\/div>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;line-height: 100%;text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\">Il 31 Ottobre altri bambini dell&rsquo;Ospedale furono cacciati da Porta S. Viene come bocche disutili  (dai 10 ai 15 anni di et&agrave;)<em><strong>, &ldquo;<\/strong><\/em><em> con lor sajoni, calze e scarpe, con una canna in mano per uno&hellip;, e gli indirizzavano alla Grancia delle Serre a Rapolano, quali uscirono tutti piangendo. Il d&igrave; detto, circa a mezzogiorno, tornorno tutti li sopraddetti putti, ed entrorno alla detta Porta, tutti scalzi e in camicia, con la lor canna in mano; e dissero che erano stati svaligiati da Santa Reina, n&eacute; gli volsero lassar passare pi&ugrave; avanti&rdquo;.<\/em><em> <\/em><\/span><\/p>\n<div style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\"> <\/span><\/div>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;line-height: 100%;text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\">Il 24 Febbraio 1555  vennero cacciate altre 400 bocche inutili da Porta Camollia, ma stavolta gli Spagnoli ne ebbero compassione.<\/span><\/p>\n<div style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\"> <\/span><\/div>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;line-height: 100%;text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\">Fu l&rsquo;ultima uscita perch&eacute; il 21 Aprile 1555 Siena firm&ograve; la capitolazione.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: times new roman,times\"> <\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Augusto Codogno&nbsp; SIENA. 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