{"id":127,"date":"2014-07-04T07:28:14","date_gmt":"2014-07-04T05:28:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ilcittadinoonline.it\/cronache-dal-medioevo\/2014\/07\/04\/pispini-la-porta-degli-zampilli\/"},"modified":"2014-07-04T07:28:14","modified_gmt":"2014-07-04T05:28:14","slug":"pispini-la-porta-degli-zampilli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ilcittadinoonline.it\/cronache-dal-medioevo\/pispini-la-porta-degli-zampilli\/","title":{"rendered":"Pispini, la porta degli zampilli"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: justify\"><strong>di Augusto Codogno <\/strong><br \/>SIENA. Siamo ancora nel territorio della Contrada del Nicchio e dopo aver ampiamente parlato, nella puntata precedente, dell&rsquo;antica Abbazia dei Santi Giacomo e Filippo (Jacobi e Philippi) ad essa adiacente, veniamo ora alla storia della Porta pi&ugrave; importante del Borgo, quella che da pochi secoli a questa parte viene nominata &ldquo;Pispini&rdquo;. Il nome, deriva dagli &ldquo;zampilli&rdquo; della altrettanto famosa fontana del rione che in senese venivano detti &ldquo;pispini&rdquo;, ma per quanto riguarda la porta, il suo antico nome era &ldquo;Porta S. Eugenia&rdquo;, perch&eacute; fatta lungo la strada che si dirige proprio verso  questa chiesa appena fuori dalle mura. Secondo alcuni, la chiesa di Santa Eugenia, era ai primordi dentro le mura e, solo in seguito fu spostata all&rsquo;esterno. A questa tesi per&ograve;, non si &egrave; affiancata la certezza della sua antichissima ubicazione, nonostante le importanti ricerche fatte anche dalla Professoressa Castelli diversi anni orsono. Per molti secoli questa entrata venne detta &ldquo;S. Viene&rdquo; per una corruzione del nome del Santo (Eugenio\/Eugenia) e non come ancora qualcuno scrive, per il reiterato urlo della folla &ldquo;il santo Viene&rdquo;, nell&rsquo;occasione della translazione nella nostra citt&agrave; del corpo di Sant&rsquo;Ansano.Questa non &egrave; che una leggenda ed &egrave; uno dei pochi casi in cui le date smentiscono categoricamente quando asserito.Il Santo senese infatti, fu portato da Dofana a Siena, molti anni prima che questa nostra porta esistesse (nel 1107 circa).<br \/>Da Porta San Viene invece, molto probabilmente, transitarono le truppe cittadine che si avviavano alla famosa &ldquo;Battaglia di Montaperti&rdquo; nel Settembre del 1260 e che d&agrave; l&igrave; scesero poi nel Bozzone in direzione delle &ldquo;Ropole&rdquo; dove si accamparono. Secondo il Gigli l&rsquo;antica Porta S. Viene era in origine non lontano dalla Chiesa di San Maurizio e quindi dall&rsquo;altra porta della quale ad oggi rimane solo un arco. Essendo certo per&ograve; che essa si apriva in direzione Est, potrebbe essere collocata all&rsquo;inizio di Via dei Pispini o del complesso murario antico sopra Via del Sasso, prolungamento oggi tamponato di Vicolo Samoreci. In un tratto di queste mura infatti, e precisamente <span style=\"font-size: 8pt\">dove oggi &egrave; il Circolo PD sopra Via del Sasso, &egrave; tuttora visibile una grossissima apertura ad Arco proprio dove &egrave; ubicato il Bar.Nello stesso tempo e nella stessa zona per&ograve;, era indicata anche un&rsquo;altra porta e precisamente Porta S. Giorgio, per cui sar&agrave; ben difficile trovarne la perfetta collocazione.<\/span><span style=\"font-size: 8pt\"> <\/span><br \/><span style=\"font-size: 8pt\">Secondo il matematico erudito teofilo Gallaccini (1564-1641), parlando della cinta che da Porta Romana va fino a Porta Pispini <em>&ldquo;..si dilonga , calandosi, ed alzandosi fino l&agrave; dove stabilisce la porta, che comunemente si appella a S. Viene, che in alcune cronache &egrave; detta del S. Viene, bench&eacute; sia pi&ugrave; credibile, che propiamente si dicesse la porta di S. Eugenia, essendo vicina ad essa la chiesa dedicata a questa Santa; onde corrottamente si &egrave; poi detta dal volgo la porta a Santo Viene, ed a S. Vieno (anche se dee dirsi S. Viene). Da questa porta torcendo alquanto verso tramontana si dilonga longo la dirittura di Pantaneto sopra Follonica, dove fra l&rsquo;orto de&rsquo; Sozzini, e la Compagnia di S. Giovanni formava un&rsquo;altra porta&hellip;&rdquo;.<\/em><span style=\"font-size: 8pt\"> <\/span><\/span><br \/><span style=\"font-size: 8pt\"><span style=\"font-size: 8pt\">La zona intorno alla attuale porta cominci&ograve; la sua grande espansione dopo il 1100 ma, proprio nei suoi paraggi, furono ritrovati dei reperti Etruschi, a significare che era abitata anche pi&ugrave; anticamente. Qui fu rinvenuto infatti uno specchio bronzeo di notevole fattura (secolo IV a.C.), molto probabilmente proveniente da una tomba e conservato poi nella collezione Chigi (vedi Biblioteca: ES V. tav.103,n.2) o G. Pellegrini in Studi e Materiali II, (1902, 214 CA F. 120, 7 n.10).<\/span><span style=\"font-size: 8pt\"> Da Porta San Viene incominciava infatti l&rsquo;importante via di comunicazione (&ldquo;strata&rdquo;) che andava verso Arezzo e verso la Berardenga.<\/span><span style=\"font-size: 8pt\"> Dunque, prima di enunciare altri documenti storici, riassumiamo brevemente qualche conclusione:<\/span><\/span><\/p>\n<ol>\n<li><span style=\"font-size: 8pt\">Porta \tSan Viene era sicuramente esistente nel 1200<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-size: 8pt\">Si \ttrovava probabilmente pi&ugrave; internamente rispetto a quella attuale<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-size: 8pt\">Nella \tseconda met&agrave; del 1200 doveva gi&agrave; essere nei pressi o nello stesso \tluogo della Pispini, ma non era collegata alle mura attuali che \tancora non esistevano.<\/span><\/li>\n<\/ol>\n<p><span style=\"font-size: 8pt\">Solo a partire dal 1258 infatti, abbiamo notizia dell&rsquo;inizio di costruzioni di difesa della porta con castellacce ed altro e solo nel <strong>1346<\/strong> si era incominciato a progettare (a suon di espropri), il tratto di mura per inglobare tutto il Borgo della Badia Nuova dentro la nuova cinta (l&rsquo;ultima).<span style=\"font-size: 8pt\"><strong> <\/strong><\/span><\/span><br \/><span style=\"font-size: 8pt\"><span style=\"font-size: 8pt\"><strong>1258 <\/strong>Da alcune cronache senesi riportiamo una notizia relativa all&rsquo;anno di cui sopra: <\/span><span style=\"font-size: 8pt\"><span style=\"font-size: 8pt\">&ldquo;<\/span><\/span><\/span>Quando si feceno le chastelacce ne&rsquo; borghi di Siena: Al tenpo di Bonifacio da Bolognia, potest&agrave; di Siena si fece la castellaccia a Chamolia e a Sancto Vieno e a la Porta Tufi, e cominciosi a cresciare la Citt&agrave;&rdquo;.<br \/>12<strong>62<\/strong> (Constituto)Nel Constituto senese del 1262 si rammenta la disattivazione della Porta di San Giorgio essendo ormai gi&agrave; funzionanti pi&ugrave; a valle quella di S. Eugenia e di Busseto.<strong> <\/strong><br \/><strong>1267<\/strong>Anche in quest&rsquo;anno si continuava a lavorare all&rsquo;apparato difensivo di Porta S. Viene ed infatti vennero pagate alcune somme ai deputati destinati a far fare i muri della &ldquo;castellaccia della Badia nuova&rdquo;, come anche a quelli che ordinarono di far fare nei muri nuovi della citt&agrave; le cos&igrave; dette &ldquo;bicocche&rdquo;<strong> <\/strong><br \/><strong>1326<\/strong>Secondo numerosi atti, sembra ormai certo che la Porta fu edificata nel 1326 da Minuccio di Rinaldo e pi&ugrave; tardi affrescata dal Sodoma con una importante &ldquo;Nativit&agrave;&rdquo;, i cui resti finirono poi in S. Francesco. Secondo il Gigli infatti &ldquo;Nel 1326, col disegno di Maestro Moccio fu inalzato il grandioso Torrione&rdquo;<strong> <\/strong><br \/><strong>1355: (Tizio)<\/strong>Come tutte le altre porte della citt&agrave;, anche la nostra era difesa e custodita da compagnie militari e come ci ricorda il Tizio, : &ldquo;Societatis Abbatiae novae superioris, &amp; inferioris ad Portam S. Eugeniae, Busseti, &amp; Sancti Georgii&rdquo;<strong> <\/strong><br \/><strong>1371<\/strong><span style=\"font-size: 8pt\"> Nel 1371 un altro decreto sancisce che il Borgo della Badia Nuova deve essere tutto incluso dentro le nuove mura che devono collegare Porta Romana e Porta S. Viene.<\/span><br \/><strong>1412<\/strong><span style=\"font-size: 8pt\"><span style=\"font-size: 8pt\"> Il tratto di mura tra le due porte non era ancora concluso e come fa notare Balestracci, <em>&ldquo;l&rsquo;attivit&agrave; divenne assai frenetica&rdquo;. <\/em>In quest&rsquo; anno infatti, anche gli stanziamenti per lo <em>Studio<\/em> senese vennero sospesi per convertire tutto a favore delle spese per concludere questo tratto di mura.<\/span><span style=\"font-size: 8pt\">&nbsp; Questa fretta era dovuta probabilmente al fatto che, come ci dice il Montauri nelle sue cronache, <em>&ldquo;s&rsquo;aspettava che il Re d&rsquo;Ongaria doveva venire a Roma a pigliare la Corona&rdquo; <\/em>e quindi era certo il suo passaggio da Siena.<\/span><span style=\"font-size: 8pt\"> Confermano il tutto una serie di delibere del Consiglio della Campana con cui si fanno degli stanziamenti straordinari per concludere le cortine gi&agrave; cominciate da molti anni. (vedi ad esempio la delibera del 25 Luglio 1412).<\/span><span style=\"font-size: 8pt\"> Ancora nel 1413 (Marzo) venivano stanziate altre 1400 lire, distolte dai fondi che dovevano servire ai lavori della Fonte e degli acquedotti del Campo e poi, a distanza di pochi giorni, altri 2000 fiorini.<\/span><\/span><span style=\"font-size: 12pt\"><strong><span style=\"font-size: 8pt\"><span style=\"font-size: 8pt\"> <\/span><\/span><\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 12pt\"><strong><span style=\"font-size: 8pt\">Porta Pispini e le sue pitture<\/span><\/strong><\/span><span style=\"font-size: 12pt\"><strong><span style=\"font-size: 8pt\"> <\/span><\/strong><\/span><br \/><span style=\"font-size: 12pt\"><strong><span style=\"font-size: 8pt\">1526 <\/span><\/strong><span style=\"font-size: 8pt\">Secondo alcune cronache (ad esempio quella del Gigli), in quest&rsquo;anno (1526) si provvide a dipingere la Porta<em>: &ldquo;nel quale color&igrave;  il celebre Razzi <\/em>(Sodoma )<em>il Bellissimo Presepe e l&rsquo;ammirabile Angelo espresso di sottoins&ugrave; nell&rsquo;arco&rdquo;.<\/em> Anche Padre Guglielmo della Valle, noto letterato e prezioso documentarista di monumenti artistici (Lettere Sanesi sopra le belle arti-Venezia 1786) ci racconta che <em>&ldquo;Sopra di essa in una gran facciata chiusa da una tettoja, e dal muro che sporgendo in fuora la recinge, e la diffende, il nostro Razzi<\/em> (Sodoma) <em>dipinse il presepio dove i pastori presentarono al nato Redentore i loro omaggi, e adorazione. Sebbene questa pittura si voglia fatta dal pittore nella sua vecchiaja, pure &egrave; piena di energia, e il coro degli Angeli, che stanno sopra &egrave; veramente divino n&eacute; si pu&ograve; abbastanza lodare quell&rsquo;Angioletto, che di sotto in su volando pare sfondi il muro, o per un traforo venga dal Cielo ad intonare la gloria del Cielo e la pace degli uomini&rdquo;<\/em>. Poi ci dice che una delle figura dipinte era in realt&agrave; un autoritratto dello stesso autore ed ai suoi piedi, lo stesso Sodoma, aveva posto una firma interpretata da alcuni come &ldquo;Fecit&rdquo;, ma in realt&agrave; era &ldquo;fac tu&rdquo;. Anche lo storico Pecci rileva questa curiosit&agrave; che, secondo alcune interpretazioni, ma forse con un fondo di verit&agrave;, sarebbe una risposta dell&rsquo;autore ad alcune critiche che gli erano state mosse sull&rsquo;opera stessa. In particolare avrebbe significato <em>&ldquo;fanne tu una migliore&rdquo;<\/em>. Tralasciando queste curiosit&agrave; e tornando a parlare di &ldquo;scritte&rdquo;, non possiamo esimerci dal descrivere   quelle che furono impresse a Porta S. Viene nel 1531: <em><strong>&ldquo; Deipara Virgini pro victoria, libertate &amp; salute bujus Urbis Populus Senensis ejus nomini devotus A.D. MDXXXI&rdquo;.<\/strong><\/em> Sopra questa immagine la scritta grande <strong>&ldquo;Libertas&rdquo;<\/strong>.<\/span><\/span><span style=\"font-size: 8pt\"> Il Vasari sostenne che quest&rsquo; opera, Giovanni Antonio, la dipinse con poco amore, ma il Della Valle la riteneva, al contrario, straordinaria. <em>&ldquo;La maniera di cui egli si serv&igrave; in quest&rsquo;opera non &egrave; certamente quella pi&ugrave; energica, con cui espresse il Redentore, i Guerrieri, i Penitenti, e simili, ma quell&rsquo;altra pi&ugrave; morbida e delicata che pi&ugrave; conviene alla Vergine, che qui fa la principale figura&rdquo;<\/em><span style=\"font-size: 8pt\">.<\/span><\/span><span style=\"font-size: 8pt\"> <\/span><br \/><span style=\"font-size: 8pt\">Questa opera venne anche titolata e conosciuta nel panorama artistico con il nome di &ldquo;Adorazione dei Pastori&rdquo;. I lavori di queste pitture, furono oggetto di numerosissime delibere e pressioni perch&eacute; l&rsquo;autore sembrava andare un po&rsquo; a rilento, ma bisogna tener conto che in Siena, in quegli anni, il Razzi conduceva contemporaneamente quattro opere commissionategli dalla Repubblica, tra cui il Sant&rsquo;Ansano nella sala dei Balestrieri. Anche il costo fu notevole e poich&eacute; le tasse &ldquo;girate&rdquo; per quella maestosa opera, sembravano non bastare, vi si aggiunsero altri proventi. A vigilare sui lavori la Balia mise in campo alcuni dei suoi personaggi pi&ugrave; carismatici come Giovanni Palmieri,  Filippo Buoninsegni e Girolamo Paccinelli e il 17 Aprile 1531 deliber&ograve;, considerando che le pitture pubbliche rendono la citt&agrave; pi&ugrave; ornata e le persone pi&ugrave; devote, di assegnare <em>&ldquo;20 scudi oltre alli 60&rdquo;<\/em> gi&agrave; ordinati,  all&rsquo;esecuzione della pittura di Porta San Viene (ASS Bal&igrave;a, 104. Fo 7). <\/span><\/div>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;line-height: 100%;text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\"><strong>Fine <\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 8pt\"> <\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Augusto Codogno SIENA. Siamo ancora nel territorio della Contrada del Nicchio e dopo aver ampiamente parlato, nella puntata precedente, dell&rsquo;antica Abbazia dei Santi Giacomo e Filippo (Jacobi e Philippi) ad essa adiacente, veniamo ora alla storia della Porta pi&ugrave; importante del Borgo, quella che da pochi secoli a questa parte viene nominata &ldquo;Pispini&rdquo;. 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