{"id":117,"date":"2014-04-23T10:48:40","date_gmt":"2014-04-23T08:48:40","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ilcittadinoonline.it\/cronache-dal-medioevo\/2014\/04\/23\/la-porta-e-il-monastero-di-busseto\/"},"modified":"2014-04-23T10:48:40","modified_gmt":"2014-04-23T08:48:40","slug":"la-porta-e-il-monastero-di-busseto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ilcittadinoonline.it\/cronache-dal-medioevo\/la-porta-e-il-monastero-di-busseto\/","title":{"rendered":"La Porta e il Monastero di Busseto"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\"><strong>di Augusto Codogno&nbsp;<\/strong><\/span><span style=\"font-size: 8pt\"><strong> <\/strong><\/span><\/div>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;line-height: 100%;text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\">SIENA. (Prima parte) Da Porta Ovile le mura salgono verso la Basilica di San Francesco e poi scendono delimitando quella che da sempre viene chiamata la &ldquo;Valle di Follonica&rdquo; dalle antichissime fonti ancora visibili immerse nel verde. Poi cominciano a risalire verso Porta Pispini (anticamente S. Viene) e qui, prima di giungere ai resti di uno dei &ldquo;Fortini&rdquo; cinquecenteschi progettati da Baldassarre Peruzzi, troviamo i resti di quella che fu l&rsquo;antica Porta di Busseto, da tantissimo tempo tamponata. <br \/><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;line-height: 100%;text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\">Il toponimo &ldquo;Busseto&rdquo; &egrave; antichissimo e ne abbiamo testimonianza da una pergamena del Dicembre <strong>1067<\/strong> della Badia di S. Michele a Passignano, dove compare come &ldquo;Vocabolo&rdquo; in un atto di vendita di terreno stipulato da Pietro notaio in Castelvecchio. Sempre della stessa Badia dell&rsquo;ordine Vallombrosano e sempre nello stesso anno e nello stesso mese, emerge il luogo di &ldquo;Busseto&rdquo; in un altro contratto di vendita stipulato tra un tale Prasma del fu Gezzone e rogato dallo stesso Pietro notaio che indica curiosamente, come luogo di stipula, &ldquo;casamia a Castelvati&rdquo;. E&rsquo; da notare subito una cosa fondamentale per quest&rsquo;area e cio&egrave; la presenza di quest&rsquo;ordine religioso che di l&igrave; a poco dar&agrave; vita ad un importantissimo Monastero maschile, con omonima chiesa denominata Abbazia dei SS. Jacopo e Filippo. Di questo Istituto torneremo a parlare nella prossima puntata dedicata alla Porta di San Viene o dei Pispini. Accenniamo soltanto che da questa dipendeva un piccolo Ospedale, che essendo successiva in ordine di tempo ad un&rsquo;altra abbazia dello stesso ordine (quella di S. Michele nel Poggio S. Donato) venne detta &ldquo;Badia Nuova&rdquo;, che anche le compagnie militari di questa contrada presero il suo nome e che rimase conosciuta fino al secolo scorso come &ldquo;Monastero Femminile di Santa Chiara&rdquo;.<\/span><\/p>\n<div style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\"> <\/span><\/div>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;line-height: 100%;text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\">Se Porta San Viene fu sempre associata alla chiesa dei santi Jacopo e Filippo prima ed a quella di Santa Chiara successivamente, anche Porta Busseto ebbe la sua chiesa ed il suo monastero, ma di questo, nella storia senese, poco si &egrave; parlato. <\/span><\/p>\n<div style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\"> <\/span><\/div>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;line-height: 100%;text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\"><strong>Il Monastero di San Giovanni a Busseto<\/strong><\/span><\/p>\n<div style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\"> <\/span><\/div>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;line-height: 100%;text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\">Nei diversi diari senesi, compreso quello del Gigli si legge che &ldquo;pi&ugrave; non esiste nell&rsquo;orto di questo locale la chiesa di San Giovanni Battista a Busseto, gi&agrave; monastero di suore fabbricato da Pietro Sansedoni nel 1352 e abolito nel 1494&rdquo;. Io credo invece che la data di edificazione vada spostata al 1354 in quanto prima fu costruito un piccolo oratorio, poi un piccolo altare dentro di questo e, solo successivamente, un monastero femminile. Innanzitutto ricordiamoci che, fin dal 1348, Pietro Sansedoni era ascritto all&rsquo;Ordine dei Cavalieri Os pitalieri o Gerosolomitani di San Giovanni di Gerusalemme, il che potrebbe aver influito non poco sulla titolazione scelta per la chiesa che di l&igrave; a poco sarebbe stata eretta. Dunque, per ricostruire le tappe di questo antichissima &ldquo;ecclesia&rdquo;, dobbiamo per forza disturbare l&rsquo;archivio Sansedoni, poich&egrave; a questa famiglia si devono, sia la sua nascita che le sue vicissitudini.<\/span><\/p>\n<div style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\"> <\/span><\/div>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;line-height: 100%;text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\">L&rsquo;inizio della storia &egrave; senz&rsquo;altro l&rsquo;anno del signore <strong>1344<\/strong> (Marzo&ndash;Regesti Pergamene Sansedoni), quando, i fratelli Gonterio e Cecco, figli del fu Goro Sansedoni e gli altri fratelli Ciampolo e Gonterio, nipoti di Goro, (in quanto figli del fu Palmerio di Goro), donano a <strong>Pietro di Pepo di Goro Sansedoni<\/strong> un pezzo di terra ortiva, con una casa, una carbonaia ed alberi, in &ldquo;contrada e popolo di S. jacopo dell&rsquo;Abbadia Nuova di Siena&rdquo; affinch&egrave; vi possa costruire un romitorio. <\/span><\/p>\n<div style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\"> <\/span><\/div>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;line-height: 100%;text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\">Nel<strong> 1352 <\/strong>(Giugno 23)<strong>,<\/strong> il Vescovo di Siena, con sua licenza, concede a Pietro di Pepo di Goro Sansedoni di erigere un altare per celebrarvi la messa nell&rsquo;oratorio di San Jacopo della Badia Nuova di Siena. Dunque, riassumendo, nel 1352 c&rsquo;era gi&agrave; un modesto &ldquo;romitorio&rdquo; o &ldquo;oratorio&rdquo; e viene autorizzata la costruzione di un altare al suo interno.<\/span><\/p>\n<div style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\"> <\/span><\/div>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;line-height: 100%;text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\">Solo nel <strong>1354<\/strong> (atto del 22 Aprile), frate Pietro di Pepo di Goro Sansedoni, chiede al Vescovo di poter edificare  un vero e proprio Monastero di monache: monache &ldquo;sub vucabolo et honore beati <strong>Johan..Battiste<\/strong>&rdquo; con tanto di &ldquo;ecclesia, cimiterio, campanili, campana, dormentorio, refettorio&hellip;&rdquo; ed altro che necessiter&agrave; in futuro a quelle vergini ed alla loro Abbadessa ed il Vescovo concede quanto supplicato.<\/span><\/p>\n<div style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\"> <\/span><\/div>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;line-height: 100%;text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\">Nel <strong>1368<\/strong> (atto del 5 Luglio) e cio&egrave; 12 anni dopo la richiesta, il Monastero femminile di San Giovanni a Busseto esisteva gi&agrave; ed era vicino a quello maschile dei SS. Giacomo e Filippo a Porta San Viene. Infatti Pietro di Pepo Sansedoni chiede di poter costruire una chiesa in detto monastero e di poter nominare un cappellano che ci dicesse la messa. E la richiesta, Pepo, che agisce a nome delle sue monache, la inoltra proprio a tale Marco, abate della Badia di &ldquo;S. Jacopo in Borgo Badia Nuova&rdquo; che, riuniti i suoi frati in Capitolo, concede il permesso.<\/span><\/p>\n<div style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\"> <\/span><\/div>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;line-height: 100%;text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\">Nel <strong>1381<\/strong> (ASS, Registro &ldquo;Ospedale 20&rdquo; Settembre 23  c.147r) veniamo a conoscenza di un lascito fatto dalla donna di tale Andrea Naddino al &ldquo;Monistero di San Giovanni Batista presso alla Badia Nuova&rdquo; che consiste in una possessione nella valle di Follonica.<\/span><\/p>\n<div style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\"> <\/span><\/div>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;line-height: 100%;text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\">Nel <strong>1390<\/strong> (atto del 30 Settembre), un tale Giuntino di Binduccio Giuntini, del popolo dell&rsquo;Abbadia Nuova di S. Jacopo, fa testamento e lascia erede del podere di Montechiari il Monastero di San Giovanni Battista di Siena &ldquo;presso la porta a Busseto&rdquo;, nel quale chiede anche di esser seppellito, alla condizione che le monache vivano in comune, sotto pena, qualora non ottemperassero a quanto richiesto, che l&rsquo;eredit&agrave; passi allo &ldquo;Spedale grande di Santa Maria&rdquo;. <\/span><\/p>\n<div style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\"> <\/span><\/div>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;line-height: 100%;text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\">Il Monastero &egrave; ancora sotto protettorato della famiglia Sansedoni, come si rileva dalla scelta dell&rsquo;esecutore testamentario che &egrave;, dagli atti, Binduccio di Francesco Sansedoni.<\/span><\/p>\n<div style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\"> <\/span><\/div>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;line-height: 100%;text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\">Secondo quanto riportato da un esimie studioso ( A. Liberati) nel Bollettino Senese di Storia Patria (vol. anno 1949-1950), le monache di San Giovanni presero possesso, intorno al <strong>1430<\/strong>, del vicino monastero di S. Giacomo e Filippo, abbandonato dai Vallombrosani, ma non ne abbiamo prova certa se non che nel Febbraio <strong>1432<\/strong> lo Spedale S. M. della Scala pag&ograve; alle monache di &ldquo;Sancto Giovanni Battista de l&rsquo;Abbatia Nova&rdquo; lire LXVIIII, per 2 moggia di grano che &ldquo;comperorno da noi per soldi XX lo staio, del quale lo facciamo pulitia (ASS Spedale Conti Correnti Vol. 563, c.99 e citazione del Tizio). Doveva per&ograve; essere in cattivo stato la vecchia chiesa del Monastero di Busseto, tanto da dover essere riedificata, come testimonia un atto del <strong>1447<\/strong>, nel quale le suore di San Giovanni avanzarono richiesta di sussidio al Concistoro dichiarando che &ldquo;havendo di novo facta edificare una bellissima chiesa nel decto monastero ad honore di Dio et di Sancto Giovanni Baptista, et havendo per laudabile consuetudine ciascuno anno al d&igrave; de la festivit&agrave; del decto santo, del mese di Giugno, fatto celebrare in essa chiesa et  Monasterio una bellissima e solenne festa et maxime havendo intentione di farla molto pi&ugrave; bella per l&rsquo;advenire per cagione della nuova chiesa la quale secondo la loro possibilit&agrave; anno quanto l&rsquo;&egrave; possibile ornata ad honore di Dio et di Sancto Giovanni&hellip;&hellip;&rdquo; ecc&hellip; Alla fine chiedono espressamente di ricevere elemosine dal Comune di Siena.<\/span><\/p>\n<div style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\"> <\/span><\/div>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;line-height: 100%;text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\">Un&rsquo;altra carta ci dice che Il 7 Gennaio <strong>1455<\/strong>, suor Clemente, badessa del Monastero di San Giovanni Battista di Siena, nomina alcuni procuratori e giusperiti per una causa in corso. Nel <strong>1494<\/strong> il Monastero viene abolito, ma la chiesa rimane e sempre sotto protezione della famiglia Sansedoni. <\/span><\/p>\n<div style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\"> <\/span><\/div>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;line-height: 100%;text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\">Poche notizie abbiamo di questa chiesa nel secolo successivo, ma &egrave; certa una sua progressiva decadenza, sia strutturale che economica ed agli inizi del XVI secolo la struttura sembra anche aver subito depredazioni.  Nel <strong>1513<\/strong> infatti (29 Luglio in Roma), Il Reverendo Ieronimo Cinucci, vescovo di Ascoli, auditore generale della camera apostolica, commissario e giudice ad hoc, ad istanza del Reverendo Francesco Sansedoni, rettore della chiesa di S. Giovanni Battista all&rsquo;Abbadia Nuova di Siena, ammonisce qualunque persona, di qualsiasi grado e condizione, di restituire nel termine di quindici giorni al predetto Reverendo Francesco, sotto pena di scomunica, tutti i beni stabili, consistenti in terreni boschivi e prativi, oltre che i frutti degli stessi; nonch&eacute; masserizie di casa e oggetti della chiesa: oro, argento e denari; o di rivelare i nomi di chi li possedeva ai notari dell&rsquo;arcivescovado di Siena. Nel <strong>1518<\/strong> (29 Maggio), la chiesa &egrave; ancora sotto i Sansedoni e i beni vengono restituiti: Pietro di Conterio di Pietro Sansedoni, rettore ed abate della chiesa abbaziale di San Giovanni Battista di Siena, avendo ottenuta con autorit&agrave; apostolica la detta chiesa di patronato laico ed essendosi, un certo Francesco di Giovanni Badini ed altri, appropriati dei frutti di detto beneficio senza aver alcun diritto, ricorre al sommo Pontefice il quale commette con un suo breve al proposto della cattedrale di Siena e al Vicario Generale, di giudicare di detta causa, e di farne osservare il giudicato.<\/span><\/p>\n<div style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\"> <\/span><\/div>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;line-height: 100%;text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\">A Repubblica di Siena ormai caduta, un atto del <strong>1577<\/strong>, ci conferma che S. Giovanni Battista a Busseto era ancora retta da un Sansedoni e precisamente dal reverendo sacerdote Giulio Sansedoni che in quest&rsquo;anno stipula una rescissione di un contratto fatta dai suoi predecessori ad un tal Maurizio Moretti, macellaio di Siena e relativa alla vendita di un pezzo di terra. Quando tutti i beni passarono alle Monache di Santa Chiara che, nel frattempo avevano preso abitazione nel contiguo Monastero dei SS. Giacomo e Filippo, anche questa Chiesa pass&ograve; sotto la loro disponibilit&agrave;, ma la famiglia Sansedoni ne mantenne il Patronato. Nel 1635, esisteva ancora come &ldquo;semplice benefizio&rdquo; ed entrava a far parte delle disponibilit&agrave; del &ldquo;Tesorierato del Capitolo della Metroplitana di Siena&rdquo;, dignit&agrave; istituita e ricoperta dalla famiglia Sansedoni che ne avr&agrave; la guida fino al 1798 quando l&rsquo;ultimo suo discendente (Ambrogio Sansedoni), rinuncer&agrave; e passer&agrave; il testimone al sacerdote Stefano Bernardo Tolomei.<\/span><\/p>\n<div style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\"> <\/span><\/div>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;line-height: 100%;text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\">Secondo alcune cronache, l&rsquo;antica chiesa di S. Giovanni Battista a Busseto fu demolita dopo il 1656 ad opera delle stesse monache di Santa Chiara, ma alcune carte ci inducono a pensare che fosse solo aggiustata e che sia rimasta, nel solito luogo, fino al 1944 quando fu distrutta dai Tedeschi in ritirata. In alcune vecchie foto del periodo infatti, la si vede ancora in piedi all&rsquo; interno dei giardini di quello che a Siena viene chiamato &ldquo;Distretto Militare&rdquo;. In una foto in particolare, risalente ai primi anni del 900, questo edificio, viene sottotitolato come Chiesa delle Monache di Vitaeterna, ma trattasi di un errore in quanto il Monastero di queste religiose &egrave; stato accreditato con certezza, sempre nei Pispini, ma sulla destra della via scendendo verso Porta S. Viene.<\/span><\/p>\n<div style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\"> <\/span><\/div>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;line-height: 100%;text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\">Dunque una storia complicata quella di San Giovanni Battista a Busseto, poco studiata dagli storici, ma che meriterebbe maggiore attenzione perch&eacute; ci sono evidenti collegamenti diretti con il vicino Ospedale di San Giacomo, l&rsquo; Ordine dei Cavalieri Ospedalieri prima e Teutonici poi, la Compagnia Laicale che qui nacque e poi and&ograve; a finire, prima nella chiesa di San Giovannino in Piazza della Staffa e poi nella pi&ugrave; vicina chiesa di Santo Stefano (ex ospedaletto) e, per non farsi mancare nulla, un altare nel quale anche l&rsquo;arte dei Vasai officiava.<\/span><\/p>\n<div style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\"> <\/span><\/div>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;line-height: 100%;text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\"><strong>(segue)<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: times new roman,times\"> <\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Augusto Codogno&nbsp; SIENA. 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