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“Zona ospedaliera: fare silenzio”: i cartelli da riesumare

di Andrea Pagliantini

SIENA. Chi rammenta il vecchio ospedale Santa Maria della Scala in Piazza del Duomo con vari reparti in Piazza della Selva – a lato dell’ingresso del Museo di Contrada – ricorderà anche quei cartelli, messi in alto agli ingressi di via Franciosa e di via dei Fusari, che avvertivano le persone che si trovavano in una zona ospedaliera, nella quale era opportuno mantenere un certo contegno.
C’è il ricordo di qualche infermiere che era uscito per dire a dei ragazzi di smettere di giocare a pallone, perchè davano noia ai malati.

Bei tempi quando bastava un invito bonario a far smettere una partitella fra ragazzi e far tornare la quiete.

Alle Scotte – in versione moderna – in una giornata normale, c’è la stessa baraonda: incroci e rotonde con le auto accatastate, una sinfonia di suonerie e di accenti fin dall’ingresso, che con cura capillare si protrae fin dentro ai reparti. Qui fra chi urla per informare il mondo quanto aveva mangiato bene la sera prima, qualche mamma logorroica, ma soprattutto di scodinzolate ed evoluzioni di cagnetti, porte di ascensore che sferragliando si aprono e chiudono frenetiche, giovani che guardano e ascoltano video musicali a tutto volume, invio di messaggi vocali enciclopedici: “Ma, ti volevo dire, però, non so, ma, secondo me, ovviamente però…” senza arrivare al dunque… la cacofonia è assoluta.

A volte le attese sono estenuanti, ma invece di narrare i fatti propri a una folta platea di “pazienti” che si fanno sempre più “pazienti”, ci sarebbero giornali da sfogliare, libri da leggere, cruciverba da riempire, o anche parlare con chi sta accanto, che non nuoce alla salute e inganna il tempo.

Quei cari, vecchi, rugginosi cartelli di “Silenzio zona ospedaliera” quanto sarebbe bello che fossero rimessi, ma stavolta dentro ai reparti!

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