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Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto
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Violenza contro gli operatori sanitari: dati e soluzioni a confronto

In un anno è cresciuta del 22%. In Unisi allo studio un'app

SIENA. Crescono in modo significativo le aggressioni nei confronti degli operatori sanitari: secondo i dati dell’Osservatorio Nazionale sulla Sicurezza degli Esercenti le Professioni Sanitarie e Socio-sanitarie (ONEPS), si è passati da circa 18mila episodi segnalati nel 2024 a oltre 22mila nel 2025, numeri che rappresentano solo una parte di un fenomeno ancora in gran parte sommerso.

È partendo da questi elementi che nei giorni scorsi Rugani Hospital ha ospitato il seminario “La violenza non cura. Operatori sicuri, pazienti sicuri”, con l’obiettivo di promuovere una riflessione concreta su un tema sempre più attuale. Ad aprire i lavori è stata Maria Paola Potecchi, amministratore della struttura, seguita da Alberto Brunelli, presidente Fondazione “Violetta Caprotti” e della Fondazione “Noi siamo Paola” che ha coordinato l’evento, durante il quale si sono alternati momenti di riflessione, contributi tecnici e rappresentazioni teatrali a cura dell’Associazione culturale Gli Sparvieri.

Università di Siena in campo: un’app contro la violenza sugli operatori sanitari. Tra i relatori, il professor Giovanni Calvellini, docente dell’Università di Siena, ha presentato il progetto VIOLENT, dedicato allo studio delle violenze e molestie nei confronti degli operatori sanitari. È in fase di sviluppo un’applicazione digitale che consentirà agli operatori di segnalare episodi in modo anonimo, contribuendo alla raccolta di dati su larga scala e in tempo reale. “L’obiettivo – ha spiegato Calvellini – è far emergere il sommerso e comprendere meglio le caratteristiche del fenomeno, integrando aspetti giuridici, sanitari e organizzativi”. L’app permetterà infatti di analizzare non solo la diffusione delle aggressioni, ma anche il loro impatto sulla salute degli operatori e sulla qualità del lavoro. Il progetto, di durata biennale, coinvolge competenze diverse – dal diritto all’ingegneria, dall’economia alla medicina – e punta a individuare strumenti concreti di prevenzione. Tra questi, anche la definizione di buone pratiche e modelli organizzativi in grado di ridurre il rischio e migliorare la sicurezza negli ambienti sanitari.

Violenza sul lavoro: un fenomeno in costante crescita. La violenza nei luoghi di lavoro, definita come ogni aggressione fisica, minaccia o abuso verbale che si verifica durante l’attività professionale, in ambito sanitario è in crescita: tra il 2024 e il 2025 la crescita degli episodi di violenza è stata di 4000 in termini assoluti pari al 22 per cento: la violenza verbale è la forma più diffusa, in oltre il 58 per cento dei casi, seguita da aggressioni fisiche, sopra il 10 per cento, minacce e atti di intimidazione, spesso accompagnati da danneggiamenti a strutture e attrezzature.

Infermieri, medici e OSS i più colpiti. I dati evidenziano come le vittime siano in prevalenza operatori sanitari, infermieri nel 58 per cento dei casi, medici nel 17 per cento e 12 per cento per operatore socio sanitari e come nella maggior parte dei casi gli aggressori siano pazienti o loro familiari. Un fenomeno che incide non solo sulla sicurezza delle persone, ma anche sulla qualità delle cure, generando stress, demotivazione e difficoltà operative. Durante il seminario sono state analizzate anche le cause, che affondano in fattori sociali, culturali e organizzativi: dalla difficoltà di accesso ai servizi sanitari alle tensioni legate ai tempi di attesa, fino a un contesto sociale sempre più caratterizzato da linguaggi aggressivi e da una crescente normalizzazione della violenza verbale.

Reprimere non basta, occorre prevenire. La repressione di questi fenomeni non basta: è fondamentale prevenire, attraverso la formazione del personale, il miglioramento dell’organizzazione dei servizi, la maggiore comunicazione con i pazienti e la segnalazione sistematica degli episodi. Fondamentale anche il ruolo delle direzioni sanitarie nel garantire ambienti di lavoro sicuri e nel promuovere una cultura condivisa del rispetto.

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