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Vinci: “Quello di Rossi non fu un suicidio ma un omicidio”

Il presidente della Commissione parlamentare lo conferma dopo le simulazioni al Foro Italico

ROMA. Gianluca Vinci, presidente della Commissione d’inchiesta sulla morte di David Rossi, intervistato da Storie Italiane su Rai1, ha ribadito che “non fu un suicidio, ma un omicidio. Abbiamo individuato in parte le motivazioni. Si tratta di una persona proiettata fuori dalla finestra, tenuta appesa, e non di un killer che l’ha defenestrato direttamente”.

Vinci ha illustrato le ipotesi emerse durante le attività di ricostruzione al Foro Italico: “Oggi siamo qui per capire quante possano essere le persone coinvolte e, per farlo, dobbiamo mettere in pratica quelle stesse manovre che possono aver portato a un’uscita dalla finestra faccia al muro e braccia in alto. Rossi esce con una posizione molto particolare e possono essere diverse le manovre che possono averlo portato in quella posizione in stato più o meno vigile”.

“Abbiamo trovato le prove, grazie al Tenente Colonello Gregori, del cinturino in volo, della sua ombra. Qualcuno lo stava minacciando in modo molto molto pesante, perché lui non accettava queste minacce ed è finita veramente male. Questa ulteriore prova, può farci capire chi può aver messo in atto e con quale forza questo tipo di operazione. La nostra idea non è un killer, ma persone andate lì con un motivo ben preciso, probabilmente legato al flusso enorme che passava dall’ufficio di Rossi, 50 mila euro l’anno di sponsorizzazione da parte di MPS e qualcuno che ricattasse e cercasse di estorcere a Rossi il denaro”. 

Vinci ha poi riferito che 12 ottobre sarà presentata alla Commissione l’ultima perizia sulle immagini delle telecamere che ripresero un uomo che entrava nel vicolo Monte Pio.

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