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Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto
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Un testimone inguaia le guardie carcerarie di Ranza

SIENA.  Nel secondo processo a carico di alcune guardie carcerarie di Ranza, accusate di aver pestato un detenuto, spunta un testimone in cella a La  Spezia. Gli imputati devono rispondere dei reati di lesioni aggravate, falso ideologico e tortura.

L’uomo, nel corso di una lunga deposizione nell’udienza svoltasi questo pomeriggio al tribunale di Siena, ha confermato il presunto pestaggio di un giovane magrebino da parte di cinque agenti della Polizia penitenziaria. Il fatto sarebbe avvenuto nel  carcere di  San Gimignano nell’ottobre del 2018, mentre il detenuto veniva trasferito da una cella ad un’altra.

Nella sua lunga deposizione, non senza momenti di tensione, il carcerato – all’epoca dei fatti in cella a Ranza – ha raccontato che il magrebino  era stato sottoposto “ad un vero e proprio pestaggio. Ho visto  il ragazzo disteso per terra nel corridoio  davanti alla cella dove mi trovavo e trascinato per le mani e per i piedi. Non l’ho visto però andare a terra”. 

Questo processo è il secondo che si svolge a Siena sulla stessa vicenda.  Nel precedente dibattimento erano coinvolti dieci agenti di polizia penitenziaria, che, dopo avere scelto il rito abbreviato, erano stati condannati con pene variabili dai due anni e tre mesi, a due anni  e otto mesi per reati di tortura in concorso e lesioni aggravate in concorso.

L’episodio ebbe allora una forte risonanza tanto che nel mese di settembre del 2019 il segretario della Lega Matteo Salvini arrivo  in visita al carcere per esprimere la propria solidarietà  e sostegno agli agenti. 

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