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Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto
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Siena Pirata: “Il Governo pensi a investire e potenziare l’istituzione scolastica”

SIENA. Da Siena Pirata riceviamo e pubblichiamo. 

“Che straordinario colpo di genio: per risolvere i problemi annosi della scuola pubblica, il Governo Meloni decide di mettere i “bollini rossi” alle classi e stabilire tetti numerici agli studenti stranieri. Una soluzione burocratica impeccabile, se non fosse che la realtà dell’insegnamento funziona in modo leggermente diverso rispetto ai decreti calati dall’alto.

La scuola nasce per essere il grande livellatore sociale, garantito dalla Costituzione: un trampolino di lancio fondamentale per dare le stesse opportunità a tutti, senza distinzioni di passaporto. Perché la verità — che evidentemente sfugge a chi governa — è che il degrado e la povertà educativa non hanno nazionalità. Ci sono moltissimi bambini di origine straniera che provengono da contesti familiari socio-culturalmente svantaggiati, ma ci sono altrettante famiglie italiane fragili, prive degli strumenti economici e culturali per sostenere i propri figli. È proprio la scuola che deve colmare questi divari, fornendo ai ragazzi ciò che a casa manca e avviando un naturale processo di assimilazione verso i valori, la lingua e le consuetudini del nostro Paese. Un confronto che arricchisce tutti, senza rinunciare alla nostra identità.

Il rischio di classi con troppi alunni privi di competenze linguistiche iniziali esiste ed è un problema serio per la didattica di tutti. Ma puntare il dito contro lo “straniero” è il modo più squallido, pigro e ideologico per far finta di affrontare una questione reale.

Invece di giocare con le calcolatrici per contare i cognomi sul registro o inventarsi limiti assurdi, il Governo dovrebbe fare l’unica cosa utile che continua pervicacemente a evitare: investire e potenziare l’istituzione scolastica. Servono mediazioni culturali, corsi intensivi di italiano, risorse per gli insegnanti e tempo pieno per tutti i contesti difficili.

Scaricare le colpe sui bambini e fissare tetti ideologici senza mettere un euro in più non è politica educativa: è solo propaganda sulla pelle delle scuole”.

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