Riflessioni e proposte di Alessandro Vigni
SIENA. Finita l’ebbrezza per lo sfoggio di lustrini e paillettes di fine anno, la politica dovrebbe tornare ad occuparsi dei molti problemi irrisolti della città.
Se ve ne fosse la capacità, l’occasione del nuovo piano strutturale andrebbe còlta al volo per un progetto di riuso dei numerosi immobili prevalentemente pubblici, ma anche privati, che sono da anni in condizioni di abbandono nel centro storico e nella immediata periferia, mentre parecchie annose esigenze maturate nel tempo non trovano risposta.
Partiamo dalle istituzioni e dalle situazioni che hanno urgente bisogno di nuove strutture: la Guardia di Finanza, che ha emesso un avviso pubblico per la ricerca di una nuova sede; la Questura, che è ospitata in locali angusti, difficilmente raggiungibili dal pubblico e che essendo priva di aree di sosta occupa permanentemente con le auto piazza Jacopo della Quercia, area di grande pregio in pieno centro storico; l’Azienda per il Diritto allo Studio Universitario, che non ha più da anni una mensa in centro e che ha chiuso tre case dello studente, riducendo l’offerta di servizi agli studenti fuori sede, per i quali oggi c’è a disposizione la metà dei dei posti letto degli inizi degli anni 2000 (800 contro 1500, e per lo più fuori dal centro); il Siena Casa, con la disponibilità di un numero di alloggi di edilizia popolare assolutamente insufficiente a coprire il fabbisogno delle famiglie più deboli e da realizzare non solo in periferia; nuove aziende e start up promosse da giovani che non trovano sedi a basso costo per cominciare ad operare in un tessuto economico drammaticamente indebolito.
Di fronte a queste esigenze una quantità di immobili è abbandonata senza che nessuno si curi di progettare in disegno organico di recupero.
Un elenco sommario? La vecchia sede della Banca d’Italia, tra Pian d’Ovile e Stufa Secca, ristrutturata egregiamente alla fine degli anni ’80 e tutt’ora in vendita, ma senza acquirenti; la vecchia stazione ferroviaria, in Viale Mazzini, chiusa e sprangata dopo aver ospitato decine di famiglie di militari per parecchi decenni; la ex Caserma Santa Chiara, in via dei Pispini, dove non c’è più traccia di militari da parecchi anni; l’ex sede del Demanio a Vico Alto, in disperata ricerca di un acquirente; la vecchia Residenza Universitaria di Via del Porrione, chiusa da una decina di anni, assieme a quella di Via XXIV Maggio; l’ex Istituto Santa Teresa, assieme a gran parte dell’Istituto Tommaso Pendola, a destra e a sinistra dell’omonima via, che sono in stato di abbandono o sottoutilizzati da decenni; la vecchia caserma dei Vigili del Fuoco, a Palazzo Diavoli; parte ancora dell’ex Ospedale Psichiatrico, a Porta Romana, dentro e fuori le mura. E poi presto si libererà l’ex INAM, in Pian d’Ovile; anche la sede INPS in via Beccafumi è in gran parte vuota, così come la ex sede del centro elettrocontabile del Monte dei Paschi in Via Ricasoli, ormai usata solo da qualche decina di dipendenti. Anche Palazzo Franci, in Via Garibaldi, ex sede della Sansedoni, è praticamente chiuso.
Il capitolo Monte dei Paschi va completato con gli immobili svuotati e in vendita, puntualmente indicati nel sito di MPS Immobiliare: Piazza dell’Abbadia, 3.300 mq; Via dell’Abbadia 1300 mq; Via Lippo Memmi (Ravacciano) due immobili per complessivi 2.400 mq; Via Montanini 2.300 mq; Via Rinaldo Franci 3.800 mq; Via Vittorio Emanuele 1500 mq; Piazza Amendola 3700 mq; Villa Isabella, 2.100 mq; Via Fiorentina 550 mq. Siccome il Monte dei Paschi, almeno nel nome, è ancora “di Siena” sarebbe una bella cosa se partecipasse ad un programma di riuso dei suoi immobili concordato con la citta.
Sicuramente comunque l’elenco è incompleto e chiunque potrebbe integrarlo con altri casi che certamente mi sfuggono.
Il quesito che mi piacerebbe porre all’amministrazione comunale, ed agli estensori del Piano Strutturale, è il seguente: è così difficile mettere in piedi un tavolo di concertazione in cui tutti i soggetti pubblici e privati interessati a risolvere i loro problemi o proprietari di importanti immobili si confrontino e raggiungano un accordo per trovare una soluzione al fine di usare razionalmente il patrimonio immobiliare disponibile?
A questo tavolo potrebbero essere chiamati la Questura, la Guardia di Finanza, la Banca d’Italia, l’Agenzia del Demanio, l’Azienda del Diritto allo Studio Universitario, le due Università, l’Azienda Sanitaria Locale, Siena Casa, l’Azienda dei Servizi alla Persona, la Fondazione Monte dei Paschi di Siena, la Banca Monte dei Paschi di Siena, l’INPS, l’Amministrazione Provinciale e anche altri enti e soggetti privati. E come quando si fa il Papa, li terrei chiusi in conclave finché non si trova una soluzione soddisfacente per tutti.
Sarebbe la volta buona, per il Comune, di dimostrare che esiste una capacità di governo in grado di programmare, a partire dal soddisfacimento di primari bisogni pubblici, la riconversione delle destinazioni d’uso ed il recupero ad una funzione utile di una quantità di immobili che Siena non può permettersi di lasciar andare in malora.
Proprio in questi giorni nella città di Forli è stato sottoscritto tra il Comune, l’Agenzia del Demanio, il Ministero dell’Interno, l’Università di Bologna e la Regione Emilia Romagna un accordo per la rigenerazione del patrimonio immobiliare pubblico.
Si potrebbe partire da questa esperienza per fare una cosa analoga?
Altrimenti, se non ci si pone l’obiettivo della riqualificazione e del riuso del patrimonio immobiliare esistente, per lo più in mano al pubblico, di che diavolo di Piano Strutturale stiamo parlando?
Ci saranno le risorse e gli strumenti per fare tutto ciò che è necessario? Domanda lecita, ma intanto parecchie risorse si possono risparmiare trovando un coordinamento tra le varie iniziative e non andando avanti disordinatamente, caso per caso.
Tra i vari soggetti pubblici non dovrebbe essere impossibile trovare accordi economici ragionevoli per scambi reciprocamente convenienti.
E poi, anche mobilitando gli agganci romani che si afferma di avere, si potrebbero riattivare i meccanismi della vecchia Legge Speciale per Siena, anche rifinanziandola con un visione pluriennale.
Ricordiamo che non è stata mai abrogata e purtroppo molti, a partire dalle Contrade che ne beneficiarono abbondantemente, hanno dimenticato l’efficacia che ebbe per affrontare importanti interventi di risanamento abitativo, strutturale ed estetico del centro storico della città.
Alessandro Vigni






