"Il discrime assurdo tra chi può parlare di Siena perchè vi è nato e chi no"
Per difendere il progetto di acquisto del palazzetto da parte del Comune, il presidente del Costone ha tirato in mezzo, a sproposito, la genetica del “lastraiolo”: “Un senese vero, nato sulle lastre, non può non approvare un’iniziativa come questa che è pensata per il bene della città”. Così si stabilisce un discrimine assurdo su chi abbia titolo a parlare di ciò che accade a Siena, e si toglie la parola a chi non vi è nato, ma ci vive, ci lavora e se ne occupa.
Il tema della “vera senesità” è stato ripreso anche da Alessandro Orlandini, che qualche giorno fa in un suo intervento su “Oltre il ponte” ha ricordato come bollare una parte della cittadinanza come non “vera” sia un’operazione propagandistica già vista, spesso a destra, e come il dubbio sull’operazione da un milione di euro sia semplicemente un sacrosanto diritto di critica. Condivido: nessuno vuole negare aiuto al Costone, la sua storia e il suo ruolo sociale e sportivo meritano rispetto. Si tratta di trovare la via più corretta e trasparente per darlo.
Perché la questione, così, viene distorta e allontanata dal suo terreno naturale. Il Comune di Siena, che non naviga nell’oro come un tempo e ha molte cose di cui farsi carico, deve decidere se sia giusto venire in soccorso di un ente privato, di cui non sono noti i termini delle difficoltà finanziarie, acquistandone l’immobile. Questa è la domanda, e merita risposte fondate su numeri, documenti e interesse pubblico, non sul certificato di nascita.
La senesità è un concetto molto più profondo e accalorato della fredda lastra evocata da Montomoli. È unione nella differenza, come ci insegnano le rivalità tra contrade. È condividere a cuore aperto la fortuna di nascere, crescere o vivere in questa realtà, con rispetto e amore. E l’articolo 3 della Costituzione ci ricorda che tutti i cittadini hanno pari dignità, senza distinzioni.
Togliamo dunque dal campo ciò che non c’entra e analizziamo la situazione e le sue possibili soluzioni in un’ottica di bene comune e di reale convenienza economica e sociale, valutando prima ogni alternativa, anche privata o consortile. E se un privato volesse farsi avanti, magari proprio lui, che male ci sarebbe? Chi più ha, più dovrebbe dare, per il bene di tutti. O no?”.




