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Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto
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Santo Spirito: il direttore La Montagna lascia Siena

SIENA. Il direttore del carcere di Santo Spirito Sergio La Montagna lascia Siena per un nuovo incarico a Roma. Di seguito il suo saluto alla città.

“Apprestandomi a lasciare la Direzione della Casa circondariale di Siena per assumere un incarico di livello superiore presso il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria desidero rivolgere un indirizzo di saluto alle autorità civili, militari e religiose e a tutte le altre entità istituzionali della città con le quali sono stati costantemente intrattenuti rapporti di proficua e fattiva collaborazione.

Un saluto e un caloroso ringraziamento va ai tanti privati cittadini e alle associazioni di volontariato che hanno voluto onorarmi della loro disponibilità, dimostrando una sensibile attenzione verso le esigenze della comunità penitenziaria e concorrendo a realizzare notevoli progettualità finalizzate, nello spirito del dettato costituzionale, alla rieducazione dei detenuti.
Grazie a loro determinante contributo è stato possibile porre in essere numerosissime iniziative che hanno fatto della Casa Circondariale di Siena un modello virtuoso di apertura del carcere alla cittadinanza.
Desidero inoltre esprimere un sincero apprezzamento e ringraziamento a tutte le contrade, depositarie dell’incomparabile patrimonio artistico e culturale della città, con le quali si è instaurato un legame molto intenso, sfociato nell’organizzazione di eventi di elevata valenza inclusiva.
Con questi sentimenti e nella consapevolezza di aver avuto il privilegio di lavorare in una città straordinaria, capace di trovare sempre al suo interno le risorse e le energie per garantirsi il benessere che merita, mi congedo dalla comunità senese alla quale formulo i migliori auguri di serenità e prosperità.
Un saluto affettuoso e un sentito ringraziamento, infine, a tutto il personale della Casa Circondariale, esemplare per la disponibilità, l’impegno, il senso di responsabilità e di appartenenza dimostrati, nonostante le difficoltà intrinseche del lavoro, ancor più aggravate dall’emergenza pandemica”.

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