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Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto
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“Quali sono i criteri per le nomine e le designazioni del Comune?”

Lo chiede in un'interrogazione Giulia Mazzarelli (Pd)

Quali sono i criteri di selezione che orientano le scelte dell’Amministrazione Comunale di Siena per le nomine e le designazioni di propria competenza?
 
È questa la domanda – che attiene alle modalità di selezione della classe dirigente cittadina e provinciale – che Giulia Mazzarelli, consigliera comunale del gruppo Partito Democratico, ha posto al centro della propria interrogazione depositata nei giorni scorsi, al fine di discuterla nel prossimo Consiglio comunale.
 
La consigliera Mazzarelli, nelle premesse, ha inteso evidenziare quella che, a suo avviso, appare come una palese incoerenza nella definizione delle incompatibilità previste per la presentazione delle candidature. Per taluni incarichi sono state introdotte regole stringenti, che escludono da nomine e designazioni coloro che abbiano ricoperto ruoli politici o sindacali e incarichi istituzionali, mentre in altri casi gli stessi criteri non vengono applicati.
 
L’Amministrazione Comunale ritiene, a propria discrezione, che vi siano incarichi per i quali debba essere garantito un maggiore grado di imparzialità rispetto ad altri?
 
L’interrogazione si pone quindi l’obiettivo di portare a conoscenza dei cittadini le motivazioni di alcune scelte già compiute che vedono, ad esempio, l’attuale responsabile dell’ufficio staff della sindaca ricoprire anche il ruolo di guida, a livello comunale, del partito di maggioranza Fratelli d’Italia, e la presidente di Siena Casa, società partecipata del Comune di Siena, ricoprire contemporaneamente l’incarico di commissaria provinciale dello stesso partito.
 
È dunque fondamentale chiarire, più in generale, quali siano i criteri con cui l’Amministrazione comunale orienta le proprie scelte, per evitare sovrapposizioni tra ruoli politici e istituzionali e affinché trasparenza e coerenza siano principi concretamente applicati e verificabili.
 
L’interrogante chiede, infine, se sia stato valutato il rischio di un “corto circuito” istituzionale, nel quale soggetti possano orientare il giudizio sull’operato della stessa Amministrazione per la quale lavorano o che ha contribuito a nominarli, e se, in questo contesto, le reciproche autonomie possano ritenersi effettivamente salvaguardate.
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