Martinelli: "La Pinacoteca Nazionale non trasloca"
di Enzo Martinelli
SIENA. La ventennale concessione in uso ai Musei Nazionali di Palazzo Buonsignori e di Palazzo Brigidi di proprietà della Provincia di Siena consolida le future strategie operative della Pinacoteca Nazionale e pone fine all’ipotesi di trasferimento del suo imponente patrimonio artistico e culturale nei locali del Santa Maria della Scala. Il positivo contratto conclude un lunghissimo contenzioso giudiziario tra due articolazioni dell’apparato statuale (Ministero dei Beni Culturali e Amministrazione Provinciale) con un accordo transattivo, che favorisce il livello istituzionale periferico senese al quale, a titolo risarcitorio, è stato riconosciuto un credito di oltre 2 milioni di euro, comprensivo del risarcimento per le spese legali.
I buoni rapporti che la presidente della Provincia Agnese Carletti ha costruito con la burocrazia ministeriale romana – a seguito dei contatti innescati dal ritrovamento di importanti reperti nelle ricerche archeologiche in corso a San Casciano Bagni (Comune di cui è sindaca) – hanno avuto un sicuro peso nella definizione della controversia di Siena, andata ora a buon fine.
L’aspetto politico della questione che più sorprende nei protocolli d’intesa è la definizione puntuale dei criteri che governeranno (nei locali concessi in affitto con un canone annuo di €.250.000) la futura gestione del Museo statale, che ovviamente godrà di autonomia nell’ambito delle competenze che fanno capo al Ministero dei Beni Culturali. I protocolli prevedono infatti che la grande e rinomata collezione delle opere d’arte custodita nei palazzi Buonsignori e Brigidi “è pertinenza inscindibile degli immobili dati in affitto” e che e le opere potranno essere allontanate dalla sede “soltanto temporaneamente”.
Insomma “gli intellettuali” che per tre decenni hanno coltivato il desiderio del trasferimento totale o parziale del patrimonio della Pinacoteca Nazionale nei locali del Santa Maria della Scala, devono riporre ogni speranza di assistere al trasloco delle opere nei prossimi venti anni (durata dell’affitto rinnovabile alla scadenza) nelle stanze del dismesso ospedale. I capolavori di Duccio, Sassetta, Simone Martini, Ambrogio Lorenzetti ecc. potranno eventualmente “abitare” nell’edificio che fronteggia il Duomo “temporaneamente” soltanto per qualche mostra.
L’operazione dell’Amministrazione Provinciale mette un punto fermo nella gestione politica culturale del PD, rispetto al complesso museale Santa Maria della Scala, nel quale i sindaci “rossi”del Comune di Siena hanno “speso” 150 milioni di euro, secondo quanto riferito dall’ex vice sindaco Marzucchi. Altri milioni sono stati destinati all’Ente anche da parte della Giunta di centrodestra, da 8 anni insediata a Palazzo Pubblico.
Rispetto alle risorse investite i complessivi risultati ad oggi sono ritenuti quasi unanimemente “deludenti” sotto più punti di vista. Non è dato sapere a quanto ammonti la somma ancora necessaria per rendere usufruibili circa la metà degli spazi dell’ex nosocomio tuttora inagibili. E poi le enormi aree del complesso museale da ristrutturare, una volta sistemate, a quale scopi verranno destinate?
Si potrebbe richiedere un parere alla presidente Carletti, ma lei, giustamente, dirà che la Provincia non ha competenze al riguardo. Il Santa Maria è infatti ora governato (si fa per dire) da un’autonoma Fondazione, una delle tante proliferate a Siena in questi ultimi decenni. I suoi amministratori avranno (?) forse anche buone idee. Purtroppo non hanno… soldi. Una volta le fondazioni distribuivano alla comunità denaro, ora invece quasi tutte lo richiedono.




