Il 16 agosto l’editore senese celebra mezzo secolo di Palio vissuto attraverso l’obbiettivo
SIENA. Prima la fotografia, poi i libri. In mezzo, cinquant’anni di Siena, di Piazza del Campo e di Palio. Un filo che non si è mai spezzato e che ha accompagnato Luca Betti dalla giovinezza fino all’attività editoriale.
Nel 1973, ancora giovanissimo, Luca Betti iniziava a fotografare il Palio. Tre anni dopo, nel 1976, arrivava un passaggio importante: per la prima volta richiedeva il permesso per fotografare direttamente sul tufo di Piazza del Campo. È da quella data che Betti sceglie di far partire il conteggio dei suoi cinquant’anni in Piazza, perché rappresenta l’inizio ufficiale.
Il prossimo 16 agosto, in occasione della carriera dell’Assunta, torna in Piazza per celebrare proprio quell’anniversario: cinquant’anni trascorsi a raccontare il Palio attraverso l’obbiettivo.
Un traguardo personale che diventa anche il racconto di un’epoca e di un modo di vivere la fotografia profondamente diverso da quello di oggi.
Luca Betti, oggi editore e fondatore della Betti Editrice, ha infatti mosso i primi passi seguendo le orme del padre Giancarlo. Alla vigilia degli anni Sessanta, Giancarlo aveva iniziato la sua attività con una semplice macchina fotografica e pellicola 127. Erano altri tempi: il digitale non esisteva, le pellicole erano rigorosamente in bianco e nero e fotografare il Palio significava soprattutto pazienza, esperienza e capacità di scegliere pochi scatti.

«Sono cresciuto in quello studio e in mezzo a quelle fotografie. Ricordo ancora la grande curiosità che suscitavano le immagini del Palio. La mattina dopo la carriera, quando non c’era ancora la televisione a raccontarla, la gente si fermava davanti alle vetrine degli studi fotografici per cercare di capire che cosa fosse successo e rivivere, attraverso le immagini, i momenti della corsa».
Erano fotografie che documentavano la passeggiata storica, la corsa e il dopocorsa, realizzate spesso da postazioni che oggi non esistono più o non sarebbero più praticabili. I fotografi erano pochi, quasi tutti senesi, e il rapporto con la Festa era quello di chi la conosceva profondamente e ne seguiva ogni momento.
Erano fotografie che documentavano la passeggiata storica, la corsa e il dopocorsa, realizzate spesso da postazioni che oggi non esistono più o non sarebbero più praticabili. I fotografi erano pochi, quasi tutti senesi, e il rapporto con la Festa era quello di chi la conosceva profondamente e ne seguiva ogni momento.
«Il fotografo non aveva la possibilità di scattare centinaia di immagini come accade oggi. La pellicola costava, le sensibilità erano basse e bisognava aspettare, osservare e cercare di anticipare quello che sarebbe successo. Forse proprio per questo si imparava a guardare meglio».
Da ragazzo Betti si ritrovò così con una macchina fotografica al collo e, negli anni Settanta, con una pesante Pentax Spotmatic, il 50 millimetri e un dorso da 250 fotogrammi. Poi sarebbero arrivate le reflex motorizzate, le pellicole sempre più sensibili, il colore, il digitale e infine la fotografia alla portata di tutti.
Da ragazzo Betti si ritrovò così con una macchina fotografica al collo e, negli anni Settanta, con una pesante Pentax Spotmatic, il 50 millimetri e un dorso da 250 fotogrammi. Poi sarebbero arrivate le reflex motorizzate, le pellicole sempre più sensibili, il colore, il digitale e infine la fotografia alla portata di tutti.
«Oggi possiamo fotografare tutto e in qualsiasi momento. Allora ogni scatto aveva un peso diverso. Ma la cosa più importante non è mai cambiata: cercare di essere nel posto giusto e riconoscere quell’attimo che vale la pena fermare».
Da quella prima passione è nato, poco più che trentenne, il progetto editoriale che ha portato Betti a pubblicare nel tempo oltre 1.100 volumi, dedicati soprattutto alla storia, all’arte, alla cultura e alle tradizioni di Siena e della Toscana. La fotografia, però, non è mai uscita dalla sua vita e il Palio è rimasto uno dei soggetti privilegiati di questo lungo percorso, attraverso migliaia di immagini.
In mezzo secolo Betti ha visto cambiare non soltanto gli strumenti, ma anche il modo di raccontare la Festa. Oggi ogni momento del Palio – dalla presentazione del Drappellone alle prove, dalle cene di Contrada alla corsa – è seguito e fotografato in maniera capillare. Un tempo l’attenzione si concentrava soprattutto sulla carriera e sul Corteo Storico, mentre molti aspetti della vita contradaiola e del patrimonio delle Contrade rimanevano ancora quasi completamente da documentare.
«È cambiato il modo di fotografare, ma è cambiato anche ciò che sentiamo il bisogno di conservare. Oggi abbiamo una quantità enorme di immagini. Allora erano molte meno e, proprio per questo, quelle poche fotografie diventavano una memoria condivisa».
Cinquant’anni significano anche aver attraversato generazioni di senesi, fantini e protagonisti delle Contrade, osservando da vicino il mutare dei tempi senza perdere il senso più profondo della Festa.
«In cinquant’anni ho visto cambiare tantissime cose, ma non l’emozione del Palio. Ogni volta che si entra in Piazza c’è qualcosa di nuovo da vedere e da raccontare. Non sono soltanto i tre giri sul tufo: sono le persone, i volti, le attese, la gioia e la delusione. È tutto questo che rende la fotografia del Palio così particolare».
Dopo mezzo secolo trascorso a guardare il Palio attraverso un obiettivo, resta difficile spiegare fino in fondo cosa significhi per un senese quella corsa.
«Il Palio è un attimo che dura secoli. Sono pochi minuti di corsa, ma dentro quei minuti c’è la storia di una Contrada, la memoria di chi non c’è più, la speranza di chi aspetta e il sogno di chi vorrebbe vedere la propria bandiera sventolare per prima. Forse è per questo che, ogni volta, quando i cavalli entrano in Piazza, sembra che il tempo si fermi. E io, dopo cinquant’anni, sono ancora lì a cercare di fermarlo con una fotografia».
È proprio nella memoria che fotografia ed editoria trovano il loro punto d’incontro. Una fotografia può fermare un istante; un libro può conservarlo e inserirlo in una storia più grande.
È il principio che ha guidato anche il lavoro di Betti come editore, nel solco dell’insegnamento di Alessandro Falassi, costruendo negli anni un catalogo dedicato alla storia, al patrimonio artistico e alle tradizioni di Siena e della Toscana.
«In fondo, fotografia ed editoria hanno per me lo stesso obiettivo: conservare la memoria. Una fotografia ferma un momento, un libro racconta una storia più ampia. Entrambi possono lasciare qualcosa a chi verrà dopo di noi».
Il 16 agosto 2026, Luca Betti celebrerà dunque un anniversario personale che è anche un piccolo frammento della storia fotografica di Siena: cinquant’anni trascorsi a osservare, raccontare e conservare il Palio attraverso le immagini. Erano altri tempi. Era un altro modo di fotografare. Ed era, in qualche modo, un altro Palio. Ma cinquant’anni dopo l’obbiettivo della sua macchina fotografia sarà ancora rivolto verso il tufo. A cercare, ancora una volta, quell’istante che dura un attimo e che la fotografia può trasformare in memoria.




