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Potere sbriciolato: sindaci e assessori “di rincorsa”

Molte liste, troppi gruppi ma poche, davvero poche, idee

di Enzo Martinelli

SIENA. La Pubblica Amministrazione nelle periferie della Repubblica, nel tentativo di accompagnare le trasformazioni economiche, sociali e tecnologiche, negli ultimi decenni ha prodotto processi organizzativi che hanno ampliato i già pesanti e costosi apparati burocratici.

In particolare i Comuni, svuotati di effettiva operatività hanno conferito a getto continuo deleghe a distretti, consorzi, ambiti, zone, unioni, aziende, aree, società, fondazioni, partecipate, comitati, associazioni, enti e servizi di ogni genere. Di conseguenza gli Enti Locali devono finanziare, in maniera diretta o indiretta, i poco efficienti e ipertrofici uffici decentrati, ai cui vertici collocano spesso personale politico di terzo ordine (ma non quello francescano… anzi!). Nella quotidiana ordinaria amministrazione ai Sindaci e agli assessori, è rimasto il compito di rincorrere le problematiche loro affidate, creando in continuazione tavoli, consulte, intese e coordinamenti con le strutture pubbliche e para pubbliche che hanno istituito. A tal fine promuovono convegni, stati generali, firmano intese, protocolli, patti, memorandum, documenti formali che il più delle volte restano sulla carta. Si ha l’idea che gli amministratori girino a vuoto intorno a questioni piccole e grandi senza ricevere apprezzabili consensi dal corpo sociale sempre più distaccato “dai partiti, dalla politica e dal voto”. Brutto segnale nonostante che uffici di “comunicazione” (o propaganda) investano molte energie per pubblicizzare in continuazione la “ginnastica politica” degli amministratori.

A Siena come si presenta la situazione? L’andazzo non è dissimile da quello generale che si registra in analoghi contesti cittadini. L’aggravante senese è l’ulteriore, lacerante frammentazione del tessuto politico. Molte liste, troppi gruppi ma poche, davvero poche, idee. Tanti proclami e denunce ma troppo spesso assenza di precise percorribili proposte. Il recente voto in Consiglio Comunale su una mozione, finito 7 a 5, appare come risultato di una partita di tennis piuttosto che una decisione politica.

Alle ultime consultazioni per eleggere il Sindaco erano in lizza oltre trenta liste. Alcune di esse sono scomparse; evidentemente chi ne faceva parte era poco convinto dei propri propositi. Altri raggruppamenti hanno eletto consiglieri che poi hanno cambiato gruppo, altri ancora si sono divisi al loro interno. Un dinamismo movimentista che intercetta l’interesse dei soli addetti ai lavori. L’elettorato ignora il trambusto e le motivazioni che lo ispirano. Ovviamente i contrasti ostacolano e ritardano l’azione amministrativa. La Giunta ha un numero di assessori inferiore al numero dei gruppi politici che la sostengono, alcuni dei quali sono a loro volta articolati in correnti. Improbo per la Sindaca il compito di sopire i contrasti e dividere la torta in parti proporzionali all’entità e al peso dei sostenitori. Faticoso e immobilizzante il coordinamento amministrativo ad eccezione delle questioni paliesche.

Non diversa è la configurazione dell’opposizione nella quale è molto difficile cogliere le differenze e le affinità tra le posizioni di un gruppo politico e uno civico e anche all’interno del gruppo più consistente.

Sarebbe utile per qualche ricercatore universitario della Facoltà di scienze politiche individuare e analizzare le venti differenti posizioni rappresentate dalla trentina di consiglieri nella sala del Capitano. Forse si potrebbe capire che la sostanziale inadeguatezza delle istituzioni a governare le problematiche comunitarie è condizionata dalle crescenti posizioni individualistiche maturate a tutti i livelli rispetto al necessario solidarismo ispirato dalla Costituzione repubblicana per governare la coesione dei cittadini, tutelare e accrescere il bene pubblico.

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