SIENA.Da Pierluigi Piccini riceviamo e pubblichiamo.
“La proposta di Per Siena nasceva da una constatazione semplice e pubblica: a Siena cresceva il numero di immobili vuoti o sottoutilizzati, soprattutto nel centro storico, mentre la città perdeva residenti stabili e funzioni urbane essenziali. Non si trattava di un problema marginale né temporaneo, ma di una tendenza strutturale che il mercato, da solo, non era in grado di invertire.
Per Siena propose di affrontare questa situazione non con misure episodiche, ma con uno strumento di politica urbana stabile: la costituzione di una Società di Gestione del Risparmio (SGR) a indirizzo pubblico, finalizzata alla creazione e gestione di fondi immobiliari di scopo. L’obiettivo non era “valorizzare” il patrimonio in senso astratto, ma recuperare immobili vuoti per riportare vita stabile in città, in particolare attraverso residenza, affitti accessibili, servizi di prossimità e funzioni compatibili con il tessuto storico.
L’impianto era chiaro. Il Comune avrebbe esercitato il ruolo di indirizzo politico, definendo finalità, criteri, vincoli d’uso e obiettivi urbani. La SGR avrebbe garantito la gestione tecnica e finanziaria, separando nettamente la responsabilità politica dalla conduzione operativa. I fondi gestiti dalla SGR avrebbero potuto ricevere immobili pubblici in conferimento, evitando alienazioni definitive, e coinvolgere soggetti privati offrendo soluzioni diverse a seconda dei casi: acquisto, conferimento, gestione di lungo periodo. Il rendimento economico era previsto, ma sempre subordinato all’impatto urbano e sociale.
Un elemento centrale della proposta era la contrattazione diretta, considerata indispensabile in un contesto complesso come quello del centro storico. Ma la contrattazione non era pensata come pratica informale o discrezionale: doveva essere incardinata nella SGR, regolata da criteri pubblici, tracciabile, verificabile. In questo modo diventava una funzione pubblica, sottratta a logiche personali o episodiche e ricondotta a un disegno urbano complessivo.
La proposta fu discussa e approvata all’unanimità dal Consiglio Comunale. Questo dato certifica un consenso politico formale ampio sugli obiettivi e sull’impianto generale. Tuttavia, il progetto non è mai entrato nella fase attuativa. La SGR non è stata costituita, i fondi non sono nati e lo strumento si è fermato prima di produrre effetti.
Quella che segue va intesa come una lettura politica dei fatti, non come attribuzione di responsabilità personali. Nella fase successiva al voto, il nodo della SGR è diventato il punto critico. La contrattazione diretta, regolata e istituzionalizzata, sottraeva spazio a margini di gestione non formalizzati. In questa prospettiva, la SGR poteva apparire come uno strumento troppo vincolante, perché trasformava la trattativa immobiliare in una funzione pubblica pienamente governata, rendicontabile e inserita in una strategia urbana dichiarata.
Il progetto non fu mai bocciato apertamente. Piuttosto, fu svuotato del suo perno operativo. Senza la SGR, la contrattazione diretta perdeva la sua cornice pubblica; senza contrattazione regolata, il fondo non aveva più oggetto; senza fondo, la proposta tornava a essere una dichiarazione d’intenti. Il consenso politico espresso in Consiglio non si tradusse in capacità esecutiva.
La domanda oggi è se quella proposta possa ancora funzionare. La risposta è sì, e forse più di allora. Il problema degli immobili vuoti non si è risolto, anzi si è aggravato. Nel frattempo, a livello nazionale ed europeo, si sono affermati modelli di fondi immobiliari a finalità sociale e di rigenerazione urbana, rendendo strumenti come una SGR di scopo meno “innovativi” e più praticabili. Inoltre, il recupero dell’esistente e la riduzione del consumo di suolo sono diventati obiettivi condivisi delle politiche pubbliche.
La lezione del passato, però, è netta. La proposta di Per Siena può funzionare solo se viene ripresa nella sua interezza, senza arretramenti sul punto più delicato: una contrattazione diretta regolata, esercitata da un soggetto terzo, dentro regole pubbliche chiare e non svuotabili. Funziona solo se c’è una volontà politica capace di accompagnare l’attuazione, non solo di approvare indirizzi.
In questo senso, la proposta di Per Siena non è un reperto del passato, ma una ipotesi ancora attuale di governo della città. Non promette scorciatoie, ma offre uno strumento per affrontare il nodo degli immobili vuoti come questione pubblica, non come sommatoria di interessi privati. Sta alla politica decidere se limitarsi al consenso formale o assumersi, finalmente, la responsabilità dell’azione”.






