SIENA. Da Per Siena, movimento civico per l’analisi, la trasparenza e il governo reale della città, riceviamo e pubblichiamo.
“Nessuno parla di dati, numeri, analisi. Eppure Per Siena, nei limiti del possibile, pubblica da tempo in modo sistematico dati, che dovrebbero essere oggetto di governo quotidiano della città e che invece vengono ignorati, rimossi, elusi dal dibattito politico e istituzionale. È una scelta precisa: opporre i dati alla retorica, l’analisi alla rappresentazione, la realtà urbana alle narrazioni consolatorie.
Siena continua a essere trattata – e a trattarsi – come una monade: un corpo chiuso, autosufficiente per definizione, che non ha bisogno di misurarsi con dati comparativi, indicatori economici, dinamiche reali. È una città raccontata più che analizzata. E quando mancano analisi, i problemi diventano invisibili, quindi ingovernabili.
Per questo Per Siena richiama alcuni indicatori strutturali, sistematicamente assenti dal dibattito politico ma decisivi per qualsiasi ipotesi di sviluppo:
– Costo della vita: Siena è stabilmente tra i capoluoghi più cari d’Italia in rapporto ai redditi medi locali, con una pressione particolarmente alta su affitti, servizi e consumo quotidiano.
– Inflazione percepita: l’aumento dei prezzi nei settori non comprimibili (casa, alimentari, ristorazione, servizi) supera la media regionale, con effetti regressivi su lavoratori, studenti e famiglie.
– Rendita immobiliare: quota crescente di immobili destinata a locazioni brevi o semi-turistiche; progressiva espulsione di residenti dal centro storico; riduzione dell’offerta abitativa a canone sostenibile.
– Demografia urbana: calo dei residenti stabili, invecchiamento della popolazione, difficoltà di attrazione e permanenza di giovani qualificati e lavoratori della conoscenza.
– Squilibrio funzionale: prevalenza di funzioni a basso valore aggiunto rispetto a funzioni produttive, culturali e formative in grado di generare sviluppo di medio-lungo periodo.
Il primo dato rimosso è il costo della città. Parlare seriamente di questi numeri significherebbe ammettere che il modello urbano attuale produce esclusione. Non è un effetto collaterale: è il cuore del problema.
Al centro di tutto c’è la rendita immobiliare. Una rendita che non crea sviluppo, non innova, non produce lavoro qualificato, ma drena valore. Senza popolazione stabile non esiste città, solo scenografia.
Qui entra in gioco il Piano Strutturale. In teoria dovrebbe essere lo strumento per contrastare questi meccanismi: riequilibrare funzioni, regolare gli usi, orientare l’investimento, limitare la rendita improduttiva. Ma come può farlo davvero se manca una base di economia urbana? Se chi lo redige non dispone di modelli su flussi, rendite, prezzi, impatti redistributivi, effetti sull’occupazione e sulla demografia? Senza un economista specializzato in economia urbana il piano rischia di essere un buon esercizio formale, non uno strumento di trasformazione.
Il punto è che questi fattori bloccano qualsiasi sviluppo prima ancora che inizi. Puoi immaginare il Biotecnopolo, la cultura, l’università, l’innovazione, ma se la città è troppo cara per viverci, troppo orientata alla rendita per rischiare, nulla attecchisce. Le imprese non vengono, i talenti non restano, i progetti restano sospesi.
Ecco perché lo scontro politico appare ridicolo: si litiga sugli effetti mentre le cause restano intoccabili. Per Siena sceglie un’altra strada: dati contro la retorica e soluzioni concrete. Finché Siena non accetta di guardarsi come sistema economico urbano – con numeri, comparazioni e scelte redistributive esplicite – resterà ferma. Non per mancanza di idee, ma perché il terreno su cui dovrebbero crescere è diventato sterile”.





