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Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto
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Omicidio Ginevrini: ulteriori particolari dalla Procura

SIENA. Dopo la pubblicazione della nota del 5 febbraio della Procura della Repubblica di Siena, riportiamo la nta irecvuta in data odierna a firma del procuratore capo Andrea Boni.

Nella mattinata del 5 febbraio è stata eseguita la misura della custodia in carcere emessa dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Siena nei confronti di due cittadine italiane in relazione alla morte di Genovini Franca, avvenuta in data 7 agosto 2024 all’interno dell’appartamento di Castellina in Chianti, ove I’ottuagenaria viveva da sola. La prima indagata, di anni 37, è residente nella provincia di Siena ed è legata da vincoli di parentela con la persona offesa, I’altra di anni 25, è residente nella provincia di Vicenza.

Le investigazioni, che prendevano avvio subito dopo il rinvenimento del cadavere della Genovini, sono state effettuate, sotto il coordinamento della Procura di Siena, dalla Stazione Carabinieri di Castellina in Chianti, dal Nucleo Investigativo del Comando Provinciale Carabinieri di Siena e dalla Sezione di polizia giudiziaria — aliquota Carabinieri – della Procura. Secondo l’ipotesi accusatoria, sono emersi gravi indizi di colpevolezza nei confronti delle due donne, in relazione a plurime ipotesi di reato. In particolare:
– il concorso nell’omicidio della Genovini aggravato dalla premeditazione, dal nesso teleologico e, per una delle due, dal vincolo familiare;
– il concorso in rapina pluriaggravata commessa sempre in danno della Genovini con conseguente impossessamento di numerosi gioielli in oro per un valore di oltre 6.000 euro, di contanti per oltre 3.000 euro, di una carta postamat e di altri beni mobili;
– il concorso nel reato di autoriciclaggio per avere ceduto i beni in oro provenienti dalla rapina ad una societa di compro-oro di Poggibonsi;
– il concorso nell’uso indebito della predetta carta di pagamento, effettuando dei prelievi dal conto corrente della vittima presso vari uffici postali situati nel Veneto;
– la calunnia continuata nei confronti di due cittadini macedoni e la simulazione di reato per la sola indagata residente nella provincia di Siena.

Scoperto il cadavere della Genovini, veniva iscritto un fascicolo per il reato di omicidio doloso. Tale iscrizione derivava dall’emergere di elementi (in particolare presenza di un foro di agopuntura sul  raccio, nonché segni sul volto e su una mano della vittima) che facevano ipotizzare che la morte fosse da ricondursi ad una causa violenta ad opera di terzi.
Le indagini si concretizzavano nell’acquisizione delle immagini prodotte dalle telecamere di videosorveglianza comunali, nell’assunzione di dichiarazioni di persone informate sui fatti, nelle attività tecniche di intercettazione, nell’acquisizione dei tabulati di traffico telefonico, nell’acquisizione di documentazione bancaria, in ulteriori sopralluoghi, anche con personale specializzato del R.I.S. Carabinieri di Roma, in perquisizioni domiciliari e personali, nel sequestro di apparecchi cellulari e
computers, oltre ovviamente agli accertamenti medico-legali diretti ad appurare le cause della morte.

L’attivita investigativa prendeva una specifica direzione allorché veniva appurato che una delle due donne si era recata, il giorno stesso della morte della Genovini, a vendere oggetti in oro di proprietà della vittima a Poggibonsi, dando nel contempo disposizioni al negoziante di bonificare metà circa del valore ricavato alla coindagata.
La visione delle immagini delle telecamere di videosorveglianza e gli accertamenti sul traffico telefonico dei cellulari sequestrati, permettevano altresì di collocare le due indagate all’interno dell’abitazione della Genovini la mattina del giorno 7 agosto 2024, per un arco temporale di alcune ore seppur non tutte in contemporanea.
L’indagata della provincia di Vicenza aveva raggiunto la casa della Genovini partendo nelle prime ore del mattino, con l’autovettura del convivente, al quale aveva detto, mentendo, di doversi recare ad un colloquio di lavoro.
Sempre tramite le stesse immagini, emergevano inoltre movimenti dell’autovettura di proprietà della vittima da ricondurre ad una delle indagate in epoca nella quale la Genovini non rispondeva da ore al telefono.
L’esame del contenuto dei telefoni cellulari in uso alle persone sottoposte alle indagini, oltre che l’ascolto delle loro conversazioni intercettate, facevano emergere, sempre a parere della pubblica accusa, ulteriori gravi indizi di reità nei confronti delle due donne. In particolare, venivano recuperate, in quanto in parte in precedenza cancellate, chat e navigazioni web, significative dell’avvenuta pianificazione in concorso tra loro dell’omicidio e della loro preoccupazione di essere scoperte una volta appreso dell’avvio delle indagini ed in particolare della decisione di sottoporre ad esame autoptico la salma della Genovini. Tra l’altro, emergevano ricerche su come uccidere una persona attraverso varie modalità (utilizzo di veleni, di iniezioni d’aria, di candeggina, di benzodiazepine, di cuscini per soffocare), nonché ricerche sulle
quotazioni dell’oro.
In tale contesto di assoluta utilità investigativa risultavano altresì le dichiarazioni testimoniali rese da un commerciante di Castellina in Chianti e da un amico della vittima, che, il giorno del fatto, si era recato alla sua abitazione.

L’ipotesi di calunnia derivava dal comportamento di una delle due indagate, che, sempre secondo la ricostruzione della pubblica accusa, simulava tracce (in particolare predisponendo e facendo rinvenire nella rimessa delle moto una missiva anonima con minaccia di morte diretta alla famiglia) e faceva dichiarazioni con le quali voleva far ricadere il sospetto dell’omicidio su due cittadini macedoni ex affittuari della Genovini, i quali peraltro, da successivi accertamenti, in data 7 agosto 2024, risultavano trovarsi all’estero.
Sempre la stessa indagata denunciava inoltre un accesso abusivo al proprio telefono cellulare, evento che, alla luce degli accertamenti di cui sopra, appariva non essersi mai verificato.

Nonostante la gravità dei fatti e gli innumerevoli e gravi indizi sopra sommariamente indicati emersi già nella prima fase delle indagini, la Procura della Repubblica, prima di presentare istanza cautelare, attendeva sia il deposito della perizia collegiale (un medico legale, un tossicologo e un biologo) disposta dal G.LP. in sede di incidente probatorio al fine di accertare la causa della morte della Genovini, sia il contro esame dei consulenti di una delle indagate. Tale perizia, a parere della pubblica accusa, confermava in maniera significativa il quadro probatorio. Ed invero i periti del Giudice, tenuto conto di una serie di elementi, peraltro contestati dai consulenti della difesa che richiedevano ulteriori accertamenti tutt’ora in corso, collocavano la morte in un lasso temporale compatibile con la presenza delle prevenute in casa della Genovini seppur non tutte in presenza contemporanea tra loro; affermavano che nessuna causa di morte dipendente da patologia “naturale” si era palesata nel corso
delle indagini svolte; concludevano che il decesso della Genovini doveva “essere calato nel contesto di una azione delittuosa, nel corso della quale risulta che la anziana donna abbia assunto (o che le siano state somministrate) benzodiazepine, per via orale” e che, in definitiva, “pur muovendosi in un contesto diagnostico di sicura complessità, è lecito ipotizzare che la donna sia [era, ndr] stata soffocata”.

Conformemente alla richiesta, l’ordinanza di misura cautelare è stata applicata per tutte le ipotesi di reato sopra indicate. Solo per la simulazione non è stata presentata istanza cautelare difettando i limiti di pena.
Il G.i.p. ha ritenuto sussistente il pericolo di reiterazione del reato, nonché, in relazione ad una delle indagate, anche quello di inquinamento delle prove da lui ravvisato in via autonoma.
All’esito del quadro complessivo degli elementi raccolti, i fatti appaiono essere maturati nell’ambito di problemi di natura economica delle due indagate, conosciutesi per caso a seguito di contatti in rete.

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