Per la prima volta il corso nella Casa Circondariale di Santo Spirito
SIENA. Hanno affrontato le stesse, rigorose prove scritte e orali previste per tutti i corsisti d’Italia, ma lo hanno fatto all’interno della Casa Circondariale Santo Spirito di Siena. Nella mattina di martedì 23 giugno, cinque detenuti hanno ufficialmente sostenuto l’esame per conseguire il diploma di sommelier AIS, segnando la felice conclusione del progetto “Vite Libera”: si tratta del primo corso per sommelier mai realizzato all’interno del sistema penitenziario italiano da AIS Italia e AIS Toscana.
A certificare questo traguardo inedito, insieme al Direttore della struttura Graziano Pujia, erano presenti i vertici nazionali e regionali dell’Associazione Italiana Sommelier: il Presidente di AIS Italia Sandro Camilli, il Vicepresidente di AIS Toscana (e delegato di Siena) Marcello Vagini, e il commissario d’esame Gianluca Grimani.
CINI, AIS TOSCANA: PROGETTO CON REALE POSSIBILITÀ DI RISCATTO. «”Vite Libera” è un progetto che coniuga cultura, dignità e reale possibilità di riscatto, ha commentato a margine delle prove Cristiano Cini, Presidente di AIS Toscana. Sono orgoglioso di aver accolto l’intuizione del nostro vicepresidente, Marcello Vagini, e di averla trasformata in realtà grazie alla stretta collaborazione con la dirigenza della Casa Circondariale. Offrire a un detenuto la possibilità di studiare da sommelier non è solo un percorso didattico: è un atto di fiducia nel potere educativo del sapere e una scommessa sulla rinascita delle persone. Siamo fieri di essere la prima regione italiana a lanciare un’iniziativa che offre competenze concrete e direttamente spendibili nel mondo del lavoro».
CAMILLI, AIS ITALIA: GIORNATA STORICA. Un entusiasmo condiviso dai vertici nazionali, che hanno supportato l’idea fin dal primo momento. «È una giornata storica per la sommellerie italiana, sottolinea Sandro Camilli, Presidente di AIS Italia. Nel DNA della nostra Associazione c’è da sempre la divulgazione della cultura del vino, intesa come percorso educativo che insegna non solo la degustazione, ma il rispetto delle regole e il lavoro di squadra. Questo progetto rappresenta uno strumento formidabile di crescita personale e di reinserimento sociale. L’esito positivo di questa iniziativa ci spinge a lavorare affinché il format possa essere replicato in futuro».
VAGINI, AIS SIENA: UNA DELLE ESPERIENZE PIÙ INTENSE DELLA MIA VITA. Promotore del progetto sul territorio è stato Marcello Vagini, Vicepresidente di AIS Toscana e delegato di Siena, che ha seguito le lezioni in ogni singolo aspetto. «Tutto è nato quasi per caso, da un confronto con il Direttore del Santo Spirito, Graziano Pujia, e il Comandante della Guardia di Finanza, Colonnello Pietro Sorbello, racconta. Oggi, al traguardo di questo percorso educativo inedito, posso affermare che è stata una delle esperienze umane più intense della mia vita. I partecipanti si sono applicati con un’attenzione e un interesse sorprendenti, comprendendo fin da subito il valore di questa opportunità: acquisire una qualifica ufficiale che, una volta usciti, fornirà loro uno strumento reale per reinserirsi nel tessuto sociale e lavorativo».
PUJIA, CASA CIRCONDARIALE DI SIENA: INTERESSE ANCHE DAL GIAPPONE. Chiude il cerchio Graziano Pujia, Direttore della Casa Circondariale Santo Spirito, che sottolinea la portata eccezionale del percorso: «un progetto talmente innovativo che ha attirato l’attenzione persino di una rivista giapponese. Portare il corso sommelier AIS all’interno della nostra struttura comportava non pochi ostacoli organizzativi, ma la forte motivazione legata al territorio, unita alla tenacia di Marcello Vagini e di tutta l’AIS, ci ha spinto ad andare fino in fondo: era un’iniziativa troppo importante per rinunciarvi. L’attenzione e la dedizione che i detenuti hanno dimostrato ci hanno ampiamente ripagato delle responsabilità assunte. E il percorso non si ferma qui: stiamo già lavorando per sviluppare ulteriormente il progetto attivando una collaborazione con l’Università di Firenze».
UNA RISPOSTA AL “LABOR SHORTAGE” DELLA RISTORAZIONE. Il progetto “Vite Libera” non si limita all’aspetto rieducativo, ma risponde a una precisa esigenza macroeconomica: la carenza strutturale di personale qualificato che affligge il settore dell’accoglienza. Secondo i dati Unioncamere, in Italia la ricerca di personale specializzato per la sala fallisce in oltre il 50% dei casi. Formare nuovi sommelier in carcere significa fornire non solo un diploma, ma uno dei mestieri più richiesti dal mercato, garantendo prospettive di assunzione quasi certe a fine pena. Per mantenere alto il prestigio della qualifica, il programma non ha subìto sconti: la didattica ha concentrato in 30 lezioni intensive tutto il programma dei tre livelli ufficiali AIS, alternando aula e simulazioni pratiche “on the job” per garantire la totale spendibilità delle competenze acquisite.
LE PROSPETTIVE FUTURE. L’esame di oggi non è un punto di arrivo, ma la traduzione in pratica della missione di AIS nella sua veste di Ente del Terzo Settore. L’Associazione e la Casa Circondariale stanno infatti lavorando per creare un vero e proprio “ponte” con l’esterno, stringendo accordi con enoteche regionali, Consorzi e istituzioni. L’obiettivo è duplice: facilitare il placement dei neo-diplomati e trasformare “Vite Libera” in un format esportabile in altre strutture penitenziarie italiane, a dimostrazione di come la cultura del vino possa generare un reale impatto sociale e inclusivo.






