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L’opa sul Monte e le mozioni dei “desideri”

Documenti inefficaci che sottintendono rischiose insidie politiche

di Enzo Martinelli

SIENA. Per un comune cittadino scrivere delle vicende della Opa di Intesa San Paolo – MPS, nella città del Palio, dove tutti sono bancari o banchieri (alcuni di questi ultimi, pochi, per professione, altri per tessera di partito), è rischioso. Le vicende sono complesse, gli attori molteplici, gli interessi contrastanti . E’ ovvio quindi che si possono facilmente sbagliare analisi e prospettive. In errori, anche gravi, potrebbero però essere incorsi anche i partiti politici (soggetti collettivi) che hanno scritto le due similari mozioni, votate all’unanimità dal Consiglio Provinciale e da quello Comunale di Siena, dirette a tutelare “i desideri” della comunità a fronte di operazioni di mercato riguardanti il futuro del Monte dei Paschi. Le mozioni (stese fuori delle istituzioni) affidano a due donne (Fabio e Carlesi) che presiedono i due Enti, (oltre alla costituzione dell’ennesimo inconcludente “tavolo”), mandati esorbitanti i loro legittimi poteri e gli strumenti per esercitarli almeno per quanto riguarda gli aspetti commerciali delle operazioni, di fatto in mano esclusivamente ai possessori delle quote azionarie degli istituti di credito coinvolti. Anche sul terreno della legittimità dei comportamenti di Intesa e BPM, le mandatarie nulla potranno obiettare perché le procedure messe in moto dai due Istituti di credito sono identiche a quelle espletate, alcuni mesi addietro, dal MPS per acquisire Mediobanca.

Rimangono dunque da affrontare e valutare solo gli aspetti di merito e opportunità delle manovre in corso nel sistema bancario nazionale. E qui ovviamente entra in ballo la politica, che è l’arte del “possibile”!

Chi è stato eletto (Fabio) o nominato (Carlesi) è chiamato non a denunciare (da solo o in compagnia) i problemi, grandi o piccoli che siano, ma deve tentare di risolverli. Nella fattispecie le mozioni ritengono che l’unica vera proposta-rimedio per “salvare il Monte” sia l’esercizio della golden power da parte del Governo di centrodestra, un atto che di fatto bloccherebbe l’offerta di Intesa. Il resto sono parole! Se dunque il Ministro Giorgetti non attiverà lo strumento richiesto, le negative prospettive del MPS saranno da addebitare al Governo Meloni. A quel punto alla giunta comunale non resterà che diventare un bersaglio (magari con richiesta di dimissioni) e consegnare metà dei propri voti a Vannacci. Con sommo gaudio del Pd che con un solo colpo, se la partita golden non va a segno, riprenderà il Comune e, con UNIPOL la metà delle filiali del Monte. Si perde insieme e si vince da soli. Due opzioni a zero!

L’unità (reale o apparente) nella confusione di distinte posizioni politiche, di ruoli e di funzioni è pericolosa. Comunque per ora la colazione è servita. Per il pranzo… si vedrà!

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