Enzo Martinelli sui tre punti nascita sottodimensionati
di Enzo Martinelli
SIENA. In tempi di costante invecchiamento della popolazione e irrefrenabile diminuzione delle natalità, gli amministratori della sanità pubblica, sempre alle prese con limitate risorse finanziarie, sono chiamati a spostare servizi e professionalità da un reparto o da un settore a un altro. Alcune riorganizzazioni sono dovute a esigenze contingenti (per esempio Covid), altre da adeguamenti strutturali (riduzioni delle attività per l’infanzia e allargamento di prestazioni per gli anziani). Al riguardo una legge del 2015 (che recepisce criteri dell’Organizzazione Mondiale della Sanità) prevede almeno 500 nascite all’anno per l’istituzione di un punto nascita negli ospedali di primo livello e 1000 eventi per quelli di secondo livello. In provincia di Siena tutti e tre i punti nascita sono sotto i citati parametri.
Alle “Scotte” nell’anno 2025 sono venuti alla luce meno di 900 bambini, nei due ospedali della Val d’Elsa e della Val di Chiana circa 400 ciascuno. La tendenza va verso l’ulteriore diminuzione.
Rivisitare l’organizzazione sanitaria territoriale su questo comparto, non conforme alla normativa vigente, è dunque non rinviabile.
Sul rispetto della legalità e sullo Stato di diritto i politici di tutto il territorio nazionale quotidianamente fanno grandi discorsi. Tanta teoria, molta retorica e poca pragmatica riflessione. Rispettare la legge talvolta significa però perdere consensi elettorali. Quando si avvertono questi rischi le questioni assumono aspetti divaganti e contraddittori.
A livello comunale, provinciale e regionale si invocano rinvii, eccezioni, si chiedono deroghe al rispetto della legge, con proteste e manifestazioni alle quali prendono parte anche i sindaci e gli amministratori, “i garanti della legalità”, armati di fasce tricolori, blu e bianche. Le distinzioni fra maggioranze e opposizioni, il più delle volte, si annullano nella difesa delle esigenze localistiche e “del bene del popolo”.
I comportamenti riferiti hanno però prezzi e costi (non solo economici) molto alti per la pubblica amministrazione. Oltre a non non alimentare la responsabile partecipazione dei cittadini alla vita comunitaria, non aiutano gli sforzi di quanti nella scuola e fuori si impegnano “nell’educazione alla legalità”.
Gli amministratori dei servizi hanno due vie per fronteggiare i maggiori costi che derivano dall’inosservanza delle regole che disciplinano la spesa pubblica. Aumentare il debito pubblico o imporre nuove tasse per limitare le perdite di bilancio, com’è avvenuto in Toscana con l’innalzamento delle aliquote Irpef sui soggetti (dipendenti e pensionati) che questa tassa la pagano! Nell’uno e nell’altro caso le misure adottate per finanziare servizi fuori norma non aiutano la comunità. Infatti i giovani (in diminuzione), prima o poi, dovranno pagare i debiti e gli interessi per il loro continuo rinnovo, mentre le persone anziane (in aumento) non vedranno mai potenziati i servizi per i loro crescenti bisogni.
Gli andazzi segnalati non producono dunque il “bene del popolo” né in tempi brevi né in tempi lunghi. Il non rispetto della legge mina la credibilità delle istituzioni, indebolisce la vita democratica che ha necessità di coerenza e serietà, non alimenta la responsabilità dei cittadini, debilita la governabilità dei pubblici servizi. Insomma l’illegalità “praticata” puzza quasi sempre di “populismo”.
Nelle loro prediche giornaliere trasmesse dai social, i gestori della “cosa pubblica” affermano che le istituzioni devono accompagnare e governare “i cambiamenti” della società, disciplinare “la spesa pubblica”, innovare le procedure amministrative, sburocratizzare gli apparati. Buoni propositi che dovrebbero trovare riscontro nei fatti caratterizzati, invece, da grandi dosi di “conservatorismo”.
Infine, in riferimento alla gestione della sanità in provincia di Siena, sia consentito manifestare una preoccupazione. Siccome sarà difficile mantenere alla lunga lo stato di fatto con tre punti nascita in deroga, chi per primo pagherà il pegno? Il solito meridione della provincia, la vera periferia del territorio senese da sempre trascurata? La Val d’Elsa è a un tiro di schioppo da Siena e associare le sue esigenze a quelle di Montepulciano e dintorni ha poco senso. Dall’Amiata e dall’Alta Val di Chiana invece i chilometri per raggiungere la Torre del Mangia sono… tanti! Meno male che da laggiù ci sono strade dritte e treni… veloci!




