Leaderboards
Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto
Skyscraper 1
Skyscraper 1
Skyscraper 2
Skyscraper 2

La politica e gli affari nelle “partecipate”

L'antifascismo evapora nei bilanci approvati all'unanimità

di Enzo Martinelli

SIENA. Nel 2018 a Siena, dopo tre quarti di secolo, si è insediata una Giunta comunale di centrodestra. In precedenza anche ad Arezzo e Grosseto le amministrazioni municipali dei partiti di sinistra avevano ceduto la maggioranza dei consensi a sindaci e a coalizioni che facevano riferimento a Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega. I tre capoluoghi della Toscana meridionale sono ubicati in un territorio molto vasto (circa la metà di quello della Regione), frazionato in quasi un centinaio di Comuni, gran parte dei quali storicamente governati da maggioranze politiche di sinistra.

Le municipalità ormai da tempo amministrano, in forme “associate”, molte delle competenze loro assegnate dall’ordinamento giuridico attraverso consorzi, fondazioni, società, aziende, istituti, associazioni e comunità che curano i servizi da rendere ai cittadini. Accanto a qualche positiva esperienza, tanti baracconi, molte poltrone, vasta clientela e nuova burocrazia che si è aggiunta a quella vecchia, perché il numero degli assessorati e delle piante organiche dei Comuni non sono diminuiti. Il costo di gestione degli apparati degli enti e quello dei servizi da loro resi viene ripartito tra i Comuni “associati”che, a loro volta, lo caricano con le bollette sui cittadini. Talvolta con i pubblici poteri nei consigli di amministrazione delle partecipate sono presenti “i privati”, che ovviamente stanno lì per fare affari e non beneficenza o solidarietà.

Dopo diversi anni di gestione comune tra rappresentanti di Giunte di sinistra e Giunte di destra quali esiti ha prodotto il cambio di maggioranza politica dei tre capoluoghi del Sud della Toscana?

Sul piano istituzionale, i voti elettorali hanno consentito agli uomini e donne di Fratelli d’Italia di governare gli Enti assieme ai rappresentanti dei partiti antifascisti. E’ stata dunque superata nei fatti la teoria “dell’arco costituzionale” che per decenni ha precluso alla destra di sedere, a tutti i livelli, accanto a politici di sinistra. Si tratta di un fatto storico, almeno in terra di Siena, che consolida la vita democratica della comunità. Il tutto però da taluni viene “minimizzato”, se non addirittura quasi nascosto.

Nella ripartizione delle poltrone degli enti sono state confermate le regole del “pluripartitismo”, un termine che sostituisce quello di “lottizzazione” che gli avversari addebitavano alla Democrazia Cristiana. Nel partito di De Gasperi non si faceva mistero che i dirigenti “uniti per conquistare il potere, erano divisi per spartirselo”. Anzi, a suo tempo col manuale Cencelli si disciplinarono formalmente addirittura i criteri spartitori. Quelle regole oggi sono state riportate in uso dai moralizzatori di ieri.

Verificare sul piano politico se le tre Giunte comunali dei capoluoghi di provincia hanno o meno cambiato o ridimensionato gli indirizzi gestionali e il potere della sinistra nelle assemblee e nei consigli di amministrazione dei vari enti, è difficile. Lo diranno a suo tempo gli elettori. La percezione (superficiale) sembra negativa, perché cresce il numero di soggetti che disdegna la politica, affermando che “tanto i partiti sono tutti uguali”. L’affermazione non sembrerebbe vera perché, almeno in teoria, tutti i partiti rivendicano “il pluralismo politico”, la diversità di valori, prospettive e programmi. Ma nella realtà quali mutamenti di linea politica sono maturati nell’amministrazione dei servizi associati dagli apporti dei rappresentanti del centro destra almeno nelle terre di Siena? Se i bilanci ed i conti consuntivi di quasi tutti gli enti cogestiti da destra e sinistra vengono sempre votati all’unanimità, vuol dire che il “pluralismo” democratico e liberale è, per ora, irriconoscibile, almeno quasi quanto l’antifascismo?

Nella Cgil e dintorni gruppi di elettori sono in permanente agitazione. Sembra che alcuni compagni non si adattino proprio a “fare squadra” con chicchessia. Nei media intanto è già cominciata una dura campagna elettorale per le elezioni nazionali del prossimo anno, con toni accesi tra i sodali dell’on. Meloni e quelli di un Campo che sarà “largo” solo se lo decideranno gli elettori e non i professionisti della politica.

[banner_mobile]