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Intesa-Mps: chi parte prima arriva prima?

Due assemblee e una sola posta in gioco

di Pierluigi Piccini

SIENA. Conviene partire da un equivoco, per scioglierlo subito. Molti hanno letto la richiesta di chiarimenti della Consob a Intesa come un intoppo, il primo inciampo dell’offerta su Siena. Non è così. La lettera dell’Autorità non ferma nessuno, e la fretta con cui tutti la ridimensionano — Intesa e Monte insieme — è il segnale che la vera battaglia si combatte altrove. Non nelle interlocuzioni con la vigilanza, ma sul calendario. Su chi arriva prima.

Riavvolgiamo il nastro, perché senza l’antefatto il resto non si capisce.

L’8 giugno Intesa Sanpaolo lancia un’offerta su tutto il capitale del Monte: agli azionisti Mps offre azioni Intesa più un po’ di contanti, per un valore complessivo di 30,6 miliardi. Se l’operazione riesce, Siena perde l’autonomia e confluisce nel primo gruppo bancario italiano.

Il Monte, guidato da Luigi Lovaglio, non si limita a difendersi: contrattacca. Ad agosto annuncia a sua volta due offerte, su Banco Bpm e su Banca Generali, per 34 miliardi complessivi, con in più un premio di quattro miliardi ai propri soci. In poche settimane la preda si trasforma in cacciatore. Ed è qui che nasce il groviglio.

C’è infatti una regola: una banca sotto offerta non può mettere in campo mosse capaci di ostacolarla senza il consenso dei suoi azionisti. Per questo il Monte deve convocare un’assemblea che autorizzi il suo contrattacco. La fissa per il 29 ottobre. E proprio quella data diventa il bersaglio dell’esposto che Intesa presenta alla Consob a fine agosto. La tesi di Intesa è semplice: perché aspettare due mesi tra l’annuncio delle offerte e il voto che dovrebbe renderle legittime? In quell’attesa Intesa vede il tentativo di guadagnare tempo, di muoversi in una zona grigia proprio mentre sta per partire l’offerta di Ca’ de Sass.

A questo punto interviene la Consob, che chiede a Intesa come intenda comportarsi di fronte alle contromosse senesi. Intesa risponde con parole rassicuranti — sono normali scambi con l’Autorità, li chiariremo in fretta — e ripete che la sua offerta procederà nei tempi previsti. Da Siena, specularmente, dicono la stessa identica cosa dei propri piani. Due comunicati gemelli, entrambi a garantire che nessuno rallenta. E se entrambi hanno bisogno di dirlo, è perché la vera gara è proprio quella: la velocità.

Ed eccoci al cuore della vicenda, che si riassume in due assemblee.

La prima è quella di Intesa, il 10 settembre. Serve a un passaggio tecnico ma decisivo: creare le nuove azioni da consegnare agli azionisti Mps che accetteranno l’offerta. Senza quelle azioni, Intesa non ha nulla da dare in cambio, e l’offerta non può nemmeno partire. Superata l’assemblea e ottenuti i via libera delle autorità, l’operazione dovrebbe chiudersi entro dicembre.

La seconda è quella del Monte, il 29 ottobre. La differenza è tutta nel calendario. Intesa è partita prima, ha già i documenti pronti, corre verso la fine dell’anno. Siena deve ancora votare, ottenere le autorizzazioni e solo dopo lanciare le sue offerte. Un mese e mezzo di ritardo, in una corsa dove partire prima vale quasi quanto vincere.

Manca un ultimo pezzo, il più importante, di cui i comunicati non parlano: chi deciderà davvero. Non Intesa, non il Monte, ma gli altri. Crédit Agricole, che è il primo azionista di Banco Bpm, e Generali, che controlla Banca Generali. Sono loro a stabilire se il disegno di Lovaglio — costruire un grande gruppo autonomo intorno a Mps — è un progetto solido o una manovra per prendere tempo. Un indizio c’è già: sulle due offerte il Monte fissa condizioni diverse, e su Banca Generali si mostra molto più determinato che su Banco Bpm. È lì che crede davvero.

Alla fine la domanda non è se la Consob frenerà qualcuno. È un’altra, più semplice: chi arriverà per primo davanti ai propri azionisti nelle condizioni migliori per convincerli? Il 10 settembre e il 29 ottobre non sono due date qualsiasi. Sono due idee opposte del futuro della banca più antica del mondo. E a scegliere, entro l’anno, non sarà un’autorità di vigilanza: saranno i soci.

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