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Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto
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Il Palio rinnova i fasti di Siena capitale ora cenerentola dei capoluoghi toscani

di Enzo Martinelli

  Popolazione capoluogo Popolazione provincia
  1951 2001 2024 2001 2024
           
Firenze 374625 355313 379202 993860 980460
           
Prato 77631 173011 193325 228563 261094
           
Livorno 142333 156308 160520 326444 325431
           
Arezzo 66511 91432 99523 323288 333646
           
Pistoia 77863 84185 90497 271226 290036
           
Pisa 77722 89710 89659 384555 418561
           
Lucca 88302 81907 88860 372244 380693
           
Grosseto 38190 71142 81765 211086 215328
           
Massa 50441 66669 65992 196580 188643
           
Siena 52586 53962 52991 252262 259757

SIENA. Dopo tre quarti di secolo il numero delle persone residenti a Siena è sempre lo stesso: circa 53mila unità. Eppure migliaia di nuovi appartamenti costruiti dopo il 1950 cingono la città murata, sparsi qua e là sul territorio secondo la bella intuizione dell’architetto Luigi Piccinato. Il grande urbanista, in tempi lontani, ipotizzò la costruzione di insediamenti “stellari” non contigui alle vecchie mura, che da secoli difendono palazzi e chiese della città “perla” medievale. Così i terreni dove erano insediati vecchi poderi sono diventati quartieri satelliti.

Il centro storico, una volta gremito e intasato, nel frattempo si è svuotato di umanità. Ora le piazze, le vie e i vicoli sono più a disposizione dei turisti che di quanti (circa 9.000) hanno ancora la casa “in centro”. I vani abbandonati hanno costituito fervido terreno per allargare di molto gli spazi vitali delle Contrade e per alimentare le rendite dei proprietari degli immobili con gli affitti agli studenti. Ovviamente anche il tessuto umano di chi risiede dentro e fuori l’antico contesto urbano, è notevolmente cambiato. Da decenni ormai il numero di decessi registrati nel capoluogo è molto superiore a quello delle nascite. Il saldo a pareggio della popolazione è assicurato dai positivi numeri dei flussi migratori. Pochi senesi ogni anno abbandonano il territorio comunale che fa perno su Piazza del Campo. Molte invece le persone che immigrano dal vicino contado o dal lontano mondo a ricercare lavoro, benessere e coesione con quanti sono nati nelle “lastre” o nei pressi. Insomma la senesità autentica, quella che, a pieno titolo, dà a accesso al sacerdozio del Tempio del Palio, deputato a conservare e tutelare storia, tradizione, identità, passioni, valori e, se del caso, a modificare regole, comportamenti dei protagonisti della Festa sacra e profana, è merce sempre più rara. I nuovi “arrivati” e le loro progenie costituiscono ormai la maggioranza dei residenti. Sono ben integrati nella comunità e partecipano alla quotidiana attività delle 17 Contrade, vero perno della vita civile della città. I loro popoli, artefici della Festa dedicata alla Madonna, due volte l’anno, dopo un lungo e inimitabile corteo, in pochi secondi, con i cavalli assegnati dalla sorte, si contendono il Cencio in un tripudio di colori che mette fine ad un acceso agonismo e celebra l’unità dei contendenti: competere con l’ avversario per batterlo e rinnovare in futuro la sfida. Nessuno spazio al cieco antagonismo che intende annientare per sempre il competitore che perde. Un modello di democrazia, una lezione e uno stile di vita che viene da esperienze e tempi lontani che Siena ha il privilegio di riproporre al mondo nelle sue annuali Feste intrise di valori laici e religiosi. Un messaggio colto appieno dall’Arcivescovo nell’omelia della Messa del Fantino: “ Una identità chiara e forte – ha detto il cardinale Lojudice – che viene dal passato per metterlo in gioco nella vita quotidiana”.

Siena è diventata nel dopo guerra, per numero di abitanti, cenerentola dei capoluoghi della Toscana, ma rimane – per prestigio e insegnamento – Capitale di un modello di vita per tutti i popoli del mondo.

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