SIENA. “Una cosa è certa: siamo in un momento della storia dell’umanità segnata da caos, guerre, violenze e tanta, troppo sofferenza che colpisce soprattutto i più fragili. Percepisco in tante persone che incontro un profondo senso di smarrimento e di irrequietezza per un futuro, che si prospetta incerto e sicuramente non roseo. In questi giorni siamo letteralmente sommersi da continui bollettini di guerra con statistiche di missili lanciati, navi affondate, esplosioni, territori conquistati. Non possiamo non domandarci quanta umanità che soffre c’è dietro a queste puntuali precisazioni giornalistiche”.
Inizia così il messaggio del cardinale Augusto Paolo Lojudice, arcivescovo di Siena-Colle Val D’Elsa-Montalcino e vescovo di Montepulciano-Chiusi-Pienza in occasione della Santa Pasqua 2026.
Il video
https://youtu.be/npAI9JStAN0
“Il rischio – aggiunge il cardinale – è quello di abituarsi alle brutte notizie, alla guerra, alla violenza diffusa. Ma la dinamica non può essere questa. Occorre rimettere al centro di ogni azione la persona umana, l’intera umanità. Se cediamo alla logica della guerra il mondo non potrà avere speranza. È più facile lanciare una bomba che affrontare un confronto, un dialogo anche se difficile. Ma questo è assurdo. Alla luce di quanto sta accadendo in Iran credo quanto mai urgente chiamare a raccolta chi crede ancora nella non violenza e nel dialogo tra i popoli. La guerra non è la soluzione dei problemi, non lo è mai stata. Indubbiamente in Iran, come in tante altre parti del mondo, i diritti fondamentali dell’uomo non vengono rispettati ed anzi vengono calpestati con violenza e in maniera spietata. Ma ciò non può giustificare per nessun motivo l’uso della forza e della violenza per curare un’altra violenza”.
“In questo anno speciale dedicato a San Francesco di Assisi – continua il cardinale – credo quanto mai necessario rimettere al centro con più forza e determinazione i sogni, le aspirazioni e i desideri dei ragazzi e delle ragazze delle nostre comunità. Dobbiamo ripensare tutto con loro e per loro e in questo il santo di Assisi può aiutarci. Lui è il santo della generazione Alfa, in una società sempre più laicizzata e con tanti, a volte troppi giovani lontani dalla Chiesa. Sembra incredibile, ma è così. Un fratello, per i ragazzi e le ragazze dei nostri giorni”.
“La sua radicalità e autenticità colpiscono. Francesco ha vissuto una vita eccezionalmente diversa da quella che ci si aspettava da un giovane ricco del suo tempo. Ha rinunciato a tutto per seguire Dio e vivere una vita semplice e povera. Questa scelta fuori moda, la sua autenticità, la sua attualità possono attirare i giovani che cercano un senso di vita autentico e alternativo alla cultura materialista del tutto e subito. Lui ci ha messo la faccia e questo i nostri ragazzi lo apprezzano”.
“In questi anni in cui stiamo assistendo alla “Terza Guerra Mondiale a pezzi” – continua il cardinale – uno dei temi sui quali più volte i giovani mi hanno chiesto di ragionare e di confrontarci è il tema della pace e della fraternità tra i popoli. Ed anche in questo contesto torna forte e rivoluzionaria la figura di S. Francesco che ha predicato la pace in un tempo di guerre e divisioni, e ha invitato tutti a vivere come fratelli e sorelle. Sembra una cosa scontata, ma il “nostro santo” di Assisi lo ha fatto in un‘epoca storica dove un atteggiamento del genere sembrava fuori dal mondo, originale e anticonformista come tanti ragazzi che oggi vogliono credere nella pace, nonostante tutto. Una pace non solo tra i popoli, ma anche nelle famiglie, nelle scuole, nella vita quotidiana”.
“Non posso e non voglio rassegnarmi alla guerra e alla violenza – prosegue – e pensando ai nostri giovani, alla loro forza di vivere, credo che non possiamo non continuare, nello spirito francescano, a lavorare per la pace ad ogni costo. Lo dobbiamo a loro, lo dobbiamo al loro futuro. Un cristiano non può e non deve essere triste nonostante le difficoltà. Ce lo ha insegnato lo stesso Francesco, che era un uomo gioioso e semplice. Ha vissuto una vita povera e austera, ma era sempre pieno di speranza e di fiducia”.
“In questi anni in cui stiamo assistendo alla “Terza Guerra Mondiale a pezzi” – continua il cardinale – uno dei temi sui quali più volte i giovani mi hanno chiesto di ragionare e di confrontarci è il tema della pace e della fraternità tra i popoli. Ed anche in questo contesto torna forte e rivoluzionaria la figura di S. Francesco che ha predicato la pace in un tempo di guerre e divisioni, e ha invitato tutti a vivere come fratelli e sorelle. Sembra una cosa scontata, ma il “nostro santo” di Assisi lo ha fatto in un‘epoca storica dove un atteggiamento del genere sembrava fuori dal mondo, originale e anticonformista come tanti ragazzi che oggi vogliono credere nella pace, nonostante tutto. Una pace non solo tra i popoli, ma anche nelle famiglie, nelle scuole, nella vita quotidiana”.
“Non posso e non voglio rassegnarmi alla guerra e alla violenza – prosegue – e pensando ai nostri giovani, alla loro forza di vivere, credo che non possiamo non continuare, nello spirito francescano, a lavorare per la pace ad ogni costo. Lo dobbiamo a loro, lo dobbiamo al loro futuro. Un cristiano non può e non deve essere triste nonostante le difficoltà. Ce lo ha insegnato lo stesso Francesco, che era un uomo gioioso e semplice. Ha vissuto una vita povera e austera, ma era sempre pieno di speranza e di fiducia”.




