"Si evitino il rito, lo scaricabarile e la farsa"
di Enzo Martinelli
SIENA. Quali ipotetici scenari si possono immaginare per la riunione del Consiglio Comunale di mercoledì prossimo dedicata esclusivamente alle vicende del Monte dei Paschi?
Il rischio più probabile è che la seduta diventi una normale formalità nel corso della quale i protagonisti ripetono stancamente il diluvio di notizie e argomentazioni apparse
nella stampa nelle ultime settimane sul risiko bancario italiano e internazionale. Al termine
di uno sconcertante e scontato dibattito, il Consiglio invoca un Dio Ignoto al quale chiedere quello che il popolo desidera, ovvero il mantenimento dei livelli occupazionali e delle funzioni dirigenziali sotto la Torre del Mangia e il radicamento territoriale della banca.
La riunione monotematica sarebbe inoltre inutile e deleteria se il consesso elettivo percorresse la via dello scaricabarile, con i consiglieri di opposizione che addossano ogni
responsabilità dell’attuale stagione dell’Istituto di credito al Governo di Giorgia Meloni e con i rappresentanti della maggioranza che, a loro volta, rinfacciano al PD e soci le vicende fallimentari dello scorso decennio del Monte, salvato con denaro pubblico e ora oggetto di mercato secondo le prescrizioni della BCE.
Il terzo rischio infine è che il consesso di Palazzo Pubblico si tramuti in farsa (ipotesi tutt’altro che remota) recitata almeno da una parte dei rappresentanti comunali dei senesi.
Le 50 pagine che accompagnano l’offerta pubblica di acquisto di Ca’ de Sass evidenziano infatti un lungo, attento e minuzioso lavoro durato mesi a Milano, Bologna ma soprattutto
a Roma. Insomma l’operazione Monte, oltre che ad Intesa ed a Unipol, pare che vada bene anche agli ambienti romani. Nella città del Tevere per ora la Banca d’Italia “osserva” (l’ha detto Paolo Angelini). Il Governo di Palazzo Chigi è “neutro” secondo quanto affermato dal Ministro del Mef, gestore delle residue quote azionarie di MPS. Insomma l’assetto proposto dagli eredi della Cariplo di Milano e della Compagnia San Paolo di Torino, da
sempre esponenti della finanza “bianca”, concordato con Unipol, storica cassaforte delle cooperative “rosse”, sicuramente non trova ostacoli da parte delle attuali forze del
Governo centrale e dei riferimenti romani dei “compagni” emiliani. Questi ultimi potrebbero chiamare davvero il Monte “una banca nostra”, mancata in passato e conquistata ora in forme convenute e a buon prezzo.
Insomma il compromesso finanziario,
fatto con i miliardi di euro di Intesa, riproporrebbe l’analogo compromesso storico di vecchia memoria tra democristiani e comunisti che poggiava allora solo sulla nobile idea
“dell’allargamento dell’area democratica”. Ovviamente se la citata ipotesi fosse davvero verosimile, il dibattito consiliare rappresenterebbe la foglia di fico per nascondere una
realtà già accettata. La ribellione dei consiglieri “civici” sarebbe scontata e forte, ma come sempre, nelle questioni importanti eccedenti una poltrona o la buca stradale, irrilevante.
L’augurio è che tutta la compagine consiliare prenda consapevolmente atto della dura realtà fattuale, dei profili giuridici ed economici che la disciplinano, formulando eventuali
realistiche proposte coerenti e percorribili nel presente contesto normativo e negli equilibri politici esistenti.
Straordinaria, più che il Consiglio, dovrà essere la responsabilità
individuale e collettiva. Chi ha idee forti o adeguate soluzioni da sviluppare, le manifesti.
E’ inutile fare rumore alzando solo la voce. Bettino Craxi ammoniva che “la politica si fa con la testa, non con i polmoni”. Dunque tutti alla stanga (diceva Fanfani) per tirare il carretto nella stessa direzione, abbandonando la strada dell’utopia, e seguendo quella della pragmatica percorribilità per salvare quello che per Siena oggi è salvabile.
Auguri!




