di Pierluigi Piccini
SIENA. Aprile 2019. I Carabinieri del nucleo investigativo di Siena avviano un’indagine dopo che una madre segnala contenuti choc trovati sul telefono del figlio. Emerge una chat denominata “The Shoah Party”, gestita da un sedicente amministratore piemontese, con celle di minorenni distribuite in tutto il paese. Nei telefoni dei ragazzini: immagini che inneggiavano a Hitler e Mussolini, odio razziale, antisemitismo, materiale pedopornografico. Primo caso del genere a emergere pubblicamente nel territorio senese. Indagine coordinata dalla Procura per i minorenni di Firenze, procuratore Antonio Sangermano.
Ottobre 2019. Operazione “Delirio”. Venticinque indagati in tredici province italiane, compresa Siena. Stesso materiale: pedopornografia, propaganda razzista e nazista, immagini di violenza scambiate su chat chiuse. Sangermano dichiara che ciò che più preoccupa non è il contenuto sessuale, ma l’esaltazione sistematica della violenza, di cui la pedopornografia è solo un epifenomeno. Le dichiarazioni istituzionali — sindaco, scuole, associazioni — seguono lo schema già collaudato in primavera. Poi silenzio.
Dicembre 2021. Operazione “Dangerous Market”. La Guardia di Finanza di Siena esegue ventuno perquisizioni, tredici delle quali su mandato della Procura minorile di Firenze. Gli indagati minorenni hanno tra i 15 e i 17 anni; uno ha 14 anni, tecnicamente non imputabile. Avevano costruito su Telegram una piazza di spaccio virtuale con listino prezzi di hashish e marijuana, video promozionali delle sostanze, consegne a domicilio effettuate anche all’interno di istituti superiori senesi. L’attività si era svolta in pieno lockdown, tra febbraio 2020 e agosto 2021. Quattro indagati — un maggiorenne e tre minorenni — rispondono anche di estorsione nei confronti di un coetaneo, costretto a pagare per una protezione fittizia. Coordina la Procura minorile; per i maggiorenni, la Procura ordinaria di Siena. Stesso mese: operazione “Utistici”, dodici minorenni senesi tra i 13 e i 17 anni perquisiti per una chat WhatsApp con materiale pedopornografico e propaganda nazifascista, esplicitamente definita dagli inquirenti costola diretta di “The Shoah Party”. Coordina ancora Sangermano.
Aprile 2022. La Squadra Mobile della Questura di Siena esegue perquisizioni nei confronti di dieci minorenni di sesso femminile, tutte tra i 14 e i 15 anni, residenti in città. Le indagini, avviate a dicembre 2021 dopo la denuncia di una vittima, documentano almeno dieci aggressioni fisiche compiute tra il giugno 2020 e il febbraio 2022. Il modus operandi è costante: le vittime vengono attirate con l’inganno o con minacce in luoghi del centro storico — il sottopassaggio degli autobus di piazza Gramsci, la Galleria Metropolitan di piazza Matteotti, vicoli del centro, un’area sotto la Fortezza Medicea che il gruppo chiama “Ring” — dove vengono aggredite fisicamente, mentre una o più componenti del gruppo filmano la scena. I video vengono poi pubblicati su Instagram e WhatsApp. La chat interna del gruppo si chiama “baby gang”. Alcune delle persecutrici diventano a loro volta vittime nel momento in cui tentano di uscire dal gruppo. Coordina la Procura minorile di Firenze.
Estate 2023–marzo 2024. Una diciassettenne campionessa di scherma di nazionalità uzbeka denuncia violenza sessuale di gruppo durante un ritiro sportivo a Chianciano Terme, nella notte tra il 4 e il 5 agosto 2023. Gli imputati sono tre giovani schermidori italiani, due maggiorenni e uno minorenne. La vicenda genera settimane di copertura mediatica, polemiche sulla Federazione italiana della scherma, accusata di non aver sospeso gli atleti, dichiarazioni politiche. Il processo si conclude nel marzo 2024 con l’assoluzione dei due maggiorenni perché il fatto non sussiste. I legali degli imputati sottolineano che i ragazzi, pur assolti in sede penale, erano già stati radiati in primo grado dalla giustizia federale con preclusione alle competizioni. L’imputato minorenne segue un procedimento separato presso la Procura minorile.
Aprile 2025. Nel giro di cinque giorni tre episodi di violenza sconvolgono il centro storico di Siena. L’8 aprile, in via Pianigiani, un gruppo di sette persone — due italiani, un senegalese, quattro tunisini — aggredisce due cittadini pakistani con pugni, calci, tirapugni, coltelli e spray urticante: trenta giorni di prognosi. Il 12 aprile nuovi scontri tra gruppi contrapposti di origine pakistana e nordafricana si estendono fino al supermercato Conad di viale Curtatone. Bastoni, macheti, bottiglie, lanci di oggetti. La gente si rifugia nelle chiese e nei negozi. La Procura di Siena apre un’indagine, si tiene un vertice in prefettura con procuratore capo, questore e comandante dei carabinieri. Le indagini si chiudono nel febbraio 2026 con sette indagati. La Gazzetta di Siena nota che si tratta per lo più di giovani nati in Italia, da Siena e dal suo circondario.
Gennaio 2026. Nei bagni dell’istituto tecnico Tito Sarrocchi di Siena compare un elenco di nomi di studentesse accompagnato dalla scritta “lista stupri”. La dirigente scolastica fa interdire il bagno e avvia la ricerca dei responsabili. Il caso si inserisce in una sequenza nazionale che nei mesi precedenti aveva coinvolto il liceo Giulio Cesare di Roma, istituti di Lucca e Modena. Dichiarazioni del sindaco, dell’assessora regionale alla cultura, del PD senese, della FLC CGIL, del Circolo delle donne Mara Meoni. I responsabili, per quanto risulta pubblicamente, non vengono identificati. Poi silenzio.
Aprile 2026. Nell’ambito di una maxi operazione coordinata dalla Procura di Milano e dalla Procura per i minorenni, viene perquisito anche un giovane della provincia di Siena coinvolto nella chat “Terza Posizione”, rete neonazista nazionale gestita da un diciannovenne pavese arrestato agli arresti domiciliari. Nella chat circolavano materiali neofascisti e antisemiti, esaltazione degli autori delle stragi di Christchurch e di Halle, propaganda della cosiddetta “white jihad” e inviti a formare “Squadroni d’Azione Rivoluzionaria” sul territorio. Quindici perquisizioni in tutta Italia, nove a carico di minorenni. L’episodio non viene pubblicamente collegato a quanto accade un mese dopo.
Maggio 2026. Operazione “Format 18”. La Digos della Questura di Siena denuncia tredici minorenni — dodici maschi e una femmina, tutti residenti nel senese, quasi tutti nati nel 2008 e nel 2009, quasi tutti frequentanti lo stesso istituto superiore, tutti provenienti da famiglie della media borghesia, tutti incensurati. Le accuse: detenzione illegale di armi, detenzione e diffusione di materiale pedopornografico, propaganda di idee fondate sull’odio razziale ed etnico, apologia del movimento fascista e nazista. L’indagine era partita nel luglio 2025 dalla segnalazione dei genitori di un ragazzo estraneo ai fatti, avvicinato da coetanei che gli avevano proposto di procurarsi un’arma. Le perquisizioni portano al sequestro di un fucile a doppia canna perfettamente funzionante e munizioni calibro 9. L’analisi dei dispositivi rivela quattro chat chiuse — una attiva dal 2024, una denominata “Partito Repubblicano Fascista” — con contenuti suprematisti, nazionalsocialisti, negazionisti, materiale pedopornografico con neonati, video di aggressioni a stranieri condivisi ma non attribuiti agli indagati, discussioni sul reperimento di armi e sulla possibilità di organizzare ronde punitive contro extracomunitari in risposta alle risse di piazza Gramsci del 2025. Coordina la Procura per i minorenni di Firenze. È la quinta operazione su minori senesi in sette anni che passa per lo stesso ufficio giudiziario.
Sette anni. Dieci episodi. Cinque operazioni coordinate dallo stesso procuratore minorile. Nessuna verifica pubblica sui percorsi seguiti dai ragazzi delle operazioni precedenti. Nessun giornalista che abbia collegato sistematicamente la sequenza. Ogni volta, le stesse dichiarazioni. Ogni volta, come se fosse la prima volta.




