Riflessioni agostane di Enzo Martinelli
di Enzo Martinelli
SIENA. La crisi dei giornali sembra non avere termine nonostante i molteplici aiuti pubblici stanziati nel tempo dai Governi della Repubblica, per sostenere il pluralismo dell’informazione fondamento essenziale della vita democratica del Paese. Siccome le tirature scendono, gli editori tendono da anni a diminuire il personale nelle redazioni, a sostituire con il prepensionamento i dipendenti anziani (che costano di più) con giovani professionisti che oggi affollano la piazza dopo aver conseguito, in modo generalizzato, il diploma di laurea in “comunicazione”. Purtroppo gli aspiranti giornalisti sono tanti mentre i posti nelle redazioni sono sempre di meno anche se, nelle rassegne stampa televisive, il numero delle “testate” non accenna a diminuire. Anzi!
Per occupare i giovani la categoria (una volta privilegiata, ma ora senza contratto di lavoro da oltre un decennio) ha escogitato un rimedio “all’italiana”. Ogni struttura pubblica ha scoperto che non si è al passo con i tempi se non ci si dota di un ufficio “stampa” (o comunicazione). In tal modo le Istituzioni locali e la miriade di enti da loro derivati, assumono con chiamata diretta o con concorso i giovani laureati, nel frattempo iscritti all’albo dei giornalisti. Questi ultimi in passato ambivano ad essere considerati professionisti “mediatori” delle notizie, rivendicando una responsabile autonomia nell’esercizio delle proprie funzioni. Diventati invece dipendenti di un organismo pubblico si devono mettere al servizio di esso e di chi lo dirige con tutti i limiti e le conseguenze del caso. Nel nuovo lavoro devono essenzialmente pubblicizzare le attività degli amministratori (presidenti, sindaci, assessori, direttori generali ecc.), i tagli dei nastri e i positivi risultati conseguiti dall’ente che paga loro lo stipendio. Nell’esercizio delle funzioni utilizzano le tecniche professionali acquisite all’Università o da precedenti esperienze, ma l’autonomia professionale di mediatore sparisce o quasi. Sta di fatto che di ogni medaglia viene mostrata solo una parte, quella buona, il retro viene celato.
Con questo sistema dal lunedì al venerdì ogni giorno le redazioni delle televisioni, dei giornali della carta stampata e di quelli on line, vengono riempite di note (e veline) stese da comunicatori che hanno la scrivania negli uffici della pluralità di Enti che popolano la vita pubblica locale e nazionale. Agli indaffarati redattori professionisti dei giornali non resta che “scegliere” tra tanta abbondanza di notizie. Aggiustano i pezzi e poi con il “copia e incolla”, riempiono le pagine di cronaca dei giornali o preparano i testi da leggere in televisione. Alla parzialità nel riferire notizie da parte dei comunicatori-dipendenti si cumula spesso anche “il privilegio della censura” delle redazioni. Lo spazio talvolta viene accordato o negato in rapporto ad amicizie, convenienze (pubblicità) o a orientamento politico anche se tutti amano definirsi nel lavoro “ indipendenti”. Nei fine settimana, quando i “comunicatori” riposano, le redazioni prive di materiale recuperano notizie giacenti per l‘edizione della domenica (quasi tutta preconfezionata) e per quella del lunedì si rifugiano nello sport.
La qualità dell’informazione purtroppo risulta sempre più omologata e tende a scadere. I vecchi lettori fatalmente diminuiscono. I giovani si accontentano dei titoli riportati nei telefonini. Al quarto potere della democrazia non rimane che scontare una crisi profonda. La grande comunicazione è ormai gestita da poche piattaforme globali dedite a “formare” i cervelli dell’opinione pubblica.
Talvolta mi fa capolino con nostalgia il tempo passato, quando ancora ventenne, a Cetona consegnavo la busta rossa “Fuori sacco” all’autista dell’autobus della Sita che a Chiusi la recapitava al capotreno “dell’accelerato” per Firenze per raggiungere in fretta la redazione del Giornale del Mattino in Via delle Ruote 53. Dentro la busta una notarella scritta a mano sulla carta intestata del giornale, fornita dal Direttore (il prestigioso Ettore Bernabei) ai corrispondenti periferici delle cronache locali. Proprio un altro mondo!




