SIENA. Il recente fatto di cronaca del ragazzo di Bergamo, che ha accoltellato la sua insegnante di francese, ci interroga profondamente, al di là dell’evento in sé. Lo sostiene Claudia Martorano, psicoterapeuta, componente del Direttivo comunale di Azione Siena, aggiungendo che non si tratta solo di un gesto estremo, ma di un segnale che rimanda a una fragilità sempre più diffusa: la difficoltà a regolare le proprie emozioni di fronte alla frustrazione, al limite, al giudizio.
“Se nell’adulto esistono strutture interne più consolidate che permettono di contenere e trasformare l’impulso, nell’adolescente queste funzioni sono ancora in costruzione. E quando manca la possibilità di dare un significato congruo all’esperienza emotiva, l’agìto diventa una via possibile, a volte l’unica percepita.
Siamo di fronte a casi di fragilità narcisistica marcata, che, sempre più frequentemente, si incontrano in ambito sanitario e che ci confermano il fatto che l’errore non è vissuto come incidente di percorso, ma come definizione identitaria. Non “ho sbagliato” ma “sono sbagliato”. Una critica, un voto, un rifiuto diventano attacchi alla propria dignità, ferite difficilmente tollerabili, soprattutto quando esposte allo sguardo del gruppo.
Uno scenario non più relegabile nell’ambito di singole città, ma che appartiene ormai all’intera società, dove la rabbia può trasformarsi in bisogno di riparazione vendicativa, va distrutto chi mi ha distrutto. E qui è chiaro, che la questione diventa sociale.
Le famiglie moderne, continua la dottoressa Martorano, faticano a trasmettere una cultura del limite come esperienza normale e necessaria. Non di rado, la sofferenza del figlio viene vissuta come il proprio fallimento genitoriale anziché come parte inevitabile del percorso di crescita, rendendo più difficile per i ragazzi riconoscere e condividere le proprie vulnerabilità, che finiscono per essere vissute come qualcosa da nascondere o negare. Un circolo vizioso.
Quando il mondo esterno presenta inevitabilmente frustrazioni, un rifiuto affettivo, una difficoltà scolastica, un corpo con umani difetti, l’impatto può essere devastante.
Non siamo di fronte a casi isolati, è un clima culturale generale che fatica a dare valore al limite, all’errore, alla caduta, come parti essenziali dell’esperienza umana. E senza questa possibilità di significazione, il rischio è che la fragilità si trasformi in rottura. È da qui che, come adulti e come comunità, siamo chiamati a ripartire.
Non possiamo più tollerare di intervenire sull’urgenza. Se ci accorgiamo di un profondo malessere quando c’è già stato un suicidio o un accoltellamento, il problema non è personale ma dell’assenza sistemica di attenzione e intervento, precoci e che prevengano.
In questa ottica, è quanto mai urgente conoscere quali iniziative a livello locale siano state attuate proprio in ottica preventiva di certi fenomeni. Come Azione, conclude Claudia Martorano, nel monitorare il fenomeno, stiamo lavorando a progetti di supporto e promozione del benessere psicologico, tra cui certamente, quelli destinati agli adolescenti”.




