4 novembre in piazza Matteotti alle ore 17:30
SIENA. Il 4 novembre aderiamo alla manifestazione indetta dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle Università, che a Siena si svolgerà in piazza Matteotti alle ore 17:30.
Negli ultimi anni la data del 4 novembre, nata come celebrazione della “vittoria” nella Prima guerra mondiale, un conflitto che costò all’Italia circa 650.000 morti e un milione di feriti, e successivamente trasformata nella “Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate”, sta tornando al centro dell’attenzione pubblica.
La retorica e le iniziative istituzionali e militari, che accompagnano questa data, rientrano in una più ampia strategia volta a normalizzare la guerra e l’industria bellica. Dalle scuole alle università, fino ai luoghi di lavoro e ai territori in cui viviamo. Un modo anche per rendere più accettabile, agli occhi dell’opinione pubblica, l’aumento delle spese militari a scapito di quelle sociali.
Mentre negli ultimi dieci anni la spesa militare è aumentata del 63%, l’università pubblica è volutamente sottofinanziata. Un sistema che condanna giovani ricercatori alla precarietà e, a volte, a diventare forza lavoro per il complesso militare industriale.
A livello accademico ci siamo mobilitati per interrompere i rapporti delle università con l’apparato bellico. All’Università per Stranieri di Siena siamo riusciti a interrompere una convenzione con la Marina militare, mentre Unisi ha respinto la nostra mozione per interrompere gli accordi con Leonardo S.p.A. Isr4ele ed esercito americano.
Da una parte il complesso militare industriale non può fare a meno delle conoscenze della ricerca accademica. Dall’altra, in un contesto di tagli alla spesa sociale e di struttura del finanziamento che in larga parte penalizza gli atenei più piccoli o periferici, le università diventano sempre più dipendenti, per scarsità di fondi o alternative, dall’apparato bellico.
Intanto il governo sta discutendo una riforma sulla gestione delle università per prolungare il mandato del rettore (da 6 a 8 anni) e introdurre un membro di nomina governativa nei consigli di amministrazione. Ciò porterebbe gli atenei ancora di più sotto il controllo del governo.
In un contesto in cui la libertà accademica è già minacciata da precarietà, tagli, valutazione della performance e dipendenza dai fondi privati e militari, questa riforma rischia di sancire la fine dell’autonomia universitaria.
L’università-azienda costruita negli ultimi decenni da governi di centrodestra e centrosinistra si sta oggi trasformando in un’università allineata agli “interessi strategici della nazione”, cioè agli interessi militari ed economici di pochi.
Cravos Siena



