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Chiesti 7 anni di carcere per l’ex soprintendente di Siena

Deve rispondere dei reati di concussione, abuso di ufficio e lesioni dolose per le minacce nei confronti d una architetto

Il tribunale di Siena

di Augusto Mattioli

SIENA. Una condanna a sette anni è stata chiesta questa mattina (20 ottobre) dalla Pm Sara Faina nei confronti di Anna Di Bene, ex soprintendente per i Beni Architettonici e Paesaggistici delle province di Siena e  Grosseto, oggi in pensione, nel processo nel quale deve rispondere dei reati di concussione, abuso di ufficio e lesioni dolose.

Il processo ruota attorno ad una pratica del 2016, riguardante una villa di Ansedonia seguita per dei clienti privati dall’architetto romano, marito di Anna Di Bene, che secondo l’accusa era in conflitto di interesse. Per lui la Pm ha chiesto una condanna ad un anno  e mezzo.

A portare sul banco degli imputati l’ex soprintendente e il marito è stata l’architetto Vanessa Mazzini, responsabile delle varie pratiche per la costa grossetana, che ha denunciato le sollecitazioni molto pressanti di  Anna Di Bene a chiudere la pratica sulla vill,a favorendo il marito. Del resto, l’architetto Mazzini nella sua deposizione al processo aveva in aula sottolineato di continue minacce di demansionamento e violenze psicologiche a cui la soprintendente l’aveva sottoposta per convincerla ad approvare la pratica in questione. Questa mattina nella sua lunga requisitoria  la Pm Faina ha più volte sottolineato i consistenti problemi di salute dell’architetto Mazzini, provocati dagli atteggiamenti nei suoi confronti della responsabile della soprintendenza. 

Il processo riprenderà il 3 novembre alle 9,15 con le repliche degli avvocati dello studio De Martino.

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