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Augusti pensieri

Figure, figurine e figuracce in quel di Siena

di Augusto Mattioli

SIENA. Una città che litiga di brutto, Ultimo episodio il divorzio tra Opera e il Comune  di Siena con tanto di lite sugli arredi del Santa Maria della  Scala, con l’arrivo dei Carabinieri.  Una osservazione. Il Comune sapeva ovviamente che Opera se sarebbe andata, portando via le sue cose. Non sarebbe stato il caso che l’amministrazione, che ha tutto il diritto di fare come meglio crede sulle  cose di sua competenza, si fosse organizzata, evitando il deserto di materiali all’entrata del museo? Diciamo che si è fatta una figuraccia.

Un litigio eclatante anche se non l’ultimo. Hanno sostanzialmente litigato il sindaco De Mossi e il rettore dell’Università per Stranieri  Tomaso Montanari, con il primo che ha lasciato la sedia vuota nella cerimonia di insediamento del secondo nella carica di rettore per le sue posizioni sulle foibe. A proposito di foibe, il rettore Montanari e  il centrodestra hanno avuto a che dire proprio sul tema. Lega e Fdi  hanno accusato di negazionismo Montanari, che, rimandando al mittente l’accusa,  ha  annunciato una querela.  L’università ha poi organizzato un convegno dal titolo “Uso politico della memoria e revanscismo fascista: la genesi del Giorno del Ricordo”, svoltosi mercoledì scorso: nessuno degli studiosi intervenuti ha negato le foibe, intanto, in piazzale  Rosselli erano presenti forze dell’ordine in caso di contestazioni forti che non ci sono state. Hanno manifestato sia il Blocco studentesco, area Casapound e Azione Universitaria (area Fdi) in due giornate differenti e con  una presenza abbastanza contenuta.

Infine  tra le litigate senesi  c’è quella per il momento in fase silente tra Comune  e il Franci, ufficialmente per la sede ma sostanzialmente per questione di persone alla direzione. Nell’elenco delle litigate non troviamo le tradizionali e vere scazzottate tra Contrade  rivali su cui la magistratura ha avuto a che dire. Le uniche che non farebbero venire crisi di nervi alla città, anzi, pensiamo che sarebbero ben accette come segno di una ritrovata normalità.

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