Impianti, soldi e sport al tempo della crisi
di Augusto Mattioli
SIENA. Imprevidenti. Per niente lungimiranti. Si potrebbero definire così quelli che guidavano le società sportive e i politici locali dell’epoca d’oro dello sport senese, quando Mps elargiva sponsorizzazioni al Siena calcio, alla pallacanestro e ad altri sport e la Fondazione aveva a disposizione – da maggiore azionista di Mps – forti somme di denaro per progetti di sviluppo. Somme che sarebbero state utili anche a migliorare gli impianti sportivi o costruirne di piu moderni e meno costosi nella gestione.
Allora invece si puntava sui risultati prestigiosi e non altro. Nello stile del panem et circenses in voga in quel periodo. Certo nel momento c’era solo da farsi belli con la città dello sport sempre felice e soddisfatta, convinta che tutto sarebbe durato per sempre. Poi il risveglio amaro con la crisi di Mps, che non ha più sganciato soldi. E con le crisi successive delle maggiori società sportive senesi.
Oggi la realtà è meno interessante dal punto di vista strettamente sportivo; le ambizioni si sono ridimensionate, ma ora non mancano problemi per molte realtà sportive nella gestione sia strutturale sia finanziaria, in un contesto di grave crisi nazionale e mondiale.
Vedi ad esempio la situazione del Ricreatorio Costone, che ha proposto al Comune di Siena l’acquisto dell’impianto di Montarioso con annessi e connessi. E con le polemiche che sono derivate.
In generale le societa sportive hanno chi più chi meno (vedi il basket mensanino con i cow boys americani) problemi nel far quadrare i conti e soprattutto avere impianti funzionanti. Ma ognuno per sè non basta. Occorrono idee e soldi per realizzare progetti di sviluppo con solide basi dello sport e una “politica” comune di crescita o, quantomeno, di conservazione dello status quo, senza dimenticare la storia di ogni realtà sportiva senese.
Ovviamente dovrebbe esserci chi coordina. Se il Comune di Siena c’è batta un colpo. E non prenda discutibili iniziative su singoli casi.




