Mps: quando Siena sentiva sua la banca
di Augusto Mattioli
SIENA. Quando Mps non era società per azioni ma istituto di credito di diritto pubblico, le nomine dei vertici della banca nella deputazione amministratrice, allora molto senese, erano una questione riguardante Comune, Provincia, il Comitato interministeriale per il credito e il risparmio. Ricordiamo la grande attenzione della città che sentiva sua la banca. E anche il dibattito politico che c’era allora in attesa delle nomine, dove non mancava qualche diciamo “leggera coltellata” tra e dentro i partiti, che ne discutevano animatamente.
Oggi per il nuovo cda di Mps spa il dibattito pare (o è?) una guerra vera e propria in nome del proprio interesse personale o di gruppo magari mettendo sotto scacco l’avversario. In questo caso Luigi Lovaglio, direttore generale esautorato e sospeso dal suo incarico, nonostante il suo lavoro per riportare in positivo la Banca. Lovaglio non ha gradito e si è candidato con un altra lista. Insomma anche lui fa parte questo gioco finanziario di gente, che – certo – ha un gran pelo sullo stomaco, quando c’è da imporre la propria strategia, legata ovviamente al portafoglio.
Intanto una osservazione sulla città: il tema “vertici di Mps” non sembra più appassionare la gente nel suo complesso. Forse qualche nostalgico ex montepaschino sente qualche brivido di interesse per questa banca che ha contribuito a far crescere. Qualcun altro invece si fa il sangue cattivo, pensando a come del dividendo che andrà ai soci Mps a Siena (leggi Fondazione) toccherà solo qualche irrilevante briciola




